Giustizia e potere
di Luigi De Magistris
Lo «scudo» degli scudi. Immunità per la casta
Lo scudo degli scudi per l’immunità integrale dalla giustizia. Il Governo continua a lavorare al lodo Alfano costituzionale, cucito dall’avvocato Ghedini su misura del corpo giudiziario del premier, ma realizzato attraverso il braccio formale del ministro della Giustizia. Si cerca di rimediare alla solenne bocciatura d’ottobre da parte della Consulta. Il lodo Alfano attualmente in cantiere è dunque al secondo tentativo di legittimazione, ma già al primo debutto portava su di sé il peso di antiche sentenze, come quella che la Consulta aveva rivolto nel 2004 verso un altro scudo di immunità giudiziaria: quello confezionato da Schifani. Mutatis mutandis (di poco in verità), il provvedimento di Alfano si muoveva nel solco tracciato dal senatore forzista. Non a caso sono stati entrambi stroncati. La legge 124/2008 stabiliva che i processi penali verso il presidente della Repubblica, del Consiglio, della Camera e del Senato fossero sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione era applicata a tutti i procedimenti penali, compresi quelli in corso, anche in relazione a fatti antecedenti all’assunzione della carica o della funzione. Processo penale sospeso e sospensione dei termini di prescrizione. Questo scudo valeva per la durata della carica o funzione, senza essere reiterabile (ad eccezione di una nuova nomina durante la stessa legislatura). Per la Corte Costituzionale la norma violava comunque l’art.3 (principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge) e l’art.138 (obbligo di iter costituzionale). Purtroppo c’era fretta, come del resto oggi, di arrivare ad una impunità giudiziaria del premier prima che maturassero i frutti aspri del suo coinvolgimento giudiziario. Il parere della Corte era stato sollecitato dai pm impegnati nel processo sui diritti tv Mediaset e in quello relativo al caso Mills, che vedono imputato il premier con l’accusa di reati societari e corruzione in atti giudiziari. La questione della costituzionalità della legge, di cui si era avvalsa la difesa di Berlusconi, è così approdata alla Consulta. A niente è valsa la cena dei giudici costituzionali Mazzella e Napolitano i quali, pochi mesi prima della difficile sentenza, hanno pensato bene di incontrare Berlusconi e Alfano. Dopo la bocciatura i procedimenti sono ripresi e continuano quindi a preoccupare la maggioranza in febbrile attività per arrivare ad un’altra legge scudo a prova di Consulta. Impresa non semplice ma necessaria, soprattutto dopo l’approvazione della norma sul legittimo impedimento, concepita come “ponte” di 18 mesi per congelare la giustizia in attesa dell’immunità definitiva. Resta da capire come se la caveranno Ghedini&co, in questa sfida che rappresenta un unicum nel panorama legislativo europeo, dove non si ha notizia di simili scudi giudiziari per i membri dell’esecutivo. Ma nessun Paese europeo ha un premier con lo stesso curriculum giudiziario del nostro, che lo porta a giocarsi il tutto per tutto per diventare legibus solutus. Come i monarchi. A danno della democrazia.
18 febbraio 2010
da unita.it