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Esiste un paese senza dolore?

Diario di una famiglia

L'Aquila, la casa svaligiata "Hanno rubato le nostre anime"


L'AQUILA - Maria Rita, la mamma di Cristina e Fabiana, ha una sola domanda. "Esiste un paese senza dolore? Ecco, io vorrei andarci". Ci sono episodi che in altre città possono fare male ma che qui all'Aquila possono distruggere. "Hanno svaligiato la nostra casa", dice Maria Rita. "Mio marito Claudio l'altro giorno è andato a guardarla, come fa sempre, da quando siamo scappati via dopo la scossa di dieci mesi fa. Ha visto che c'erano vetri rotti e porte spaccate. Ha chiamato la polizia". E' in un condominio, l'appartamento della famiglia Milani. "I ladri sono entrati in tutte le abitazioni, hanno portato via i nostri ricordi. Nella nostra casa hanno rubato gli abiti miei e delle mie figlie e anche il prezioso corredo di nozze di mia mamma, con le lenzuola e le tovaglie ricamate con il tombolo. Ogni tanto, quando ero a casa, aprivo quei cassettoni e sentivo il profumo di quella biancheria antica. Mi sembrava di sentire il profumo di mia madre".

C'è rabbia, nelle parole di Maria Rita, e anche tanta disperazione. "Del mio passato ho perso anche l'odore. Sono arrabbiata perché nella nostra casa noi possiamo entrare solo dopo avere fatto domanda ai vigili del fuoco che poi ci debbono accompagnare. E invece i ladri hanno potuto fare tutto indisturbati, entrando in tutti gli otto appartamenti del condominio". Era la casa di tutti i Milani, quella di Maria Rita e Claudio. Ogni domenica pranzo tutti assieme. Qui si preparavano le torte per i compleanni delle nipotine Asia, Crystal e Maila. "Lo so che io e Claudio forse non torneremo più nella nostra casa. Il nostro terrore è che non riusciremo nemmeno a tornare in una casa. Non ce la facciamo più a vivere in un limbo, in attesa di un futuro che non si vede. Siamo ancora in albergo, non sappiamo se il nostro appartamento potrà essere salvato o se dovrà essere abbattuto. Si deve combattere ogni giorno contro la depressione e l'angoscia. Io non posso continuare così. Prendo il pullman prima dell'alba, per andare a lavorare a Roma. Torno la sera. A cena con mio marito all'hotel Canadian poi ci troviamo nella camera. Non potevo portare qui il corredo di mia mamma e gli altri oggetti che mi erano cari. Mi hanno rubato tutto. E allora io lancio un grido di dolore, disperato, acuto e lancinante. Quelli che hanno saccheggiato la mia casa già sgangherata, strappando il mio passato, mi hanno lasciato completamente senza storia, senza profumi e senza anima".

"Ho scritto alcune parole, rivolte a chi ancora cerca di capire cosa stia succedendo nella nostra città e non crede a chi racconta che qui tutto va bene e che il terremoto è solo un ricordo. Dobbiamo darci da fare, per impedire che le nostre case già distrutte dal sisma siano spogliate di ogni cosa. Questa comincia a diventare la guerra tra poveri. Anche se tutti i giorni assistiamo a queste ignobili scene, io non voglio rimanere impassibile a guardare. Unitevi al mio dolore concretamente, aiutatemi ad impedire ciò che resta possibile impedire, piccole ma grandi cose per chi ha avuto la "fortuna" di sopravvivere alla furia della natura ed ora rischia di soccombere dal dispiacere, per mano dell'uomo. Creiamo una catena di solidarietà, difendiamo il difendibile, riprendiamoci la nostra città, impediamo questi atti di viltà. Con il cuore, sosteniamoci l'uno con l'altro".

LETTERE DALL'AQUILA

"Voglio tornare ai Quattro Cantoni"
"Sono perfettamente d'accordo con Jusi Pitari che non conosco, ma che, come aquilano, sento di aver sempre conosciuto. E' tutto tremendamente vero quello che scrive. Anch'io, aquilano di origine, ma residente a Roma, provo le stesse sensazioni quando vado al centro dell'Aquila e cerco disperatamente di potermi riappropriare di quelle strade e di quelle piazze che la rendono unica. Ma niente. Anch'io, ieri, speravo di poter percorrere a piedi il tratto che va dalla Fontana Luminosa ai "Quattro cantoni"e poi dirigermi verso Piazza Palazzo, ma corpulenti soldati mi hanno gentilmente, ma decisamente, bloccato nei pressi del Boss. Cos'è l'Aquila senza il centro? Nulla, assolutamente nulla. D'accordo sulla necessità primaria di dare un tetto agli sfollati, ma adesso si impongono scelte coraggiose e, soprattutto, non si può assolutamente pensare che l'Aquila non si potrà più visitare finché tutto il centro non sarà stato ricostruito. Ma siamo pazzi? Gli aquilani hanno il diritto di poter almeno passeggiare per i vicoli e le piazze che conoscono a memoria, dove da piccoli erano accompagnati a passeggio dai loro genitori, dove da adolescenti facevano le loro prime esperienze di giochi e d'amore, che da grandi percorrevano per lavoro o per shopping. Al centro dell'Aquila sono legati i ricordi di tante generazioni di aquilani ed è assolutamente ingiusto privare loro di quella linfa vitale che è l'amore per la propria città e, quindi, per i propri concittadini. Non ci si tolga anche questa speranza. Grazie".
Gianni Marchetti

"Lasciateci entrare nella nostra città"
"Quella sera avevo appena lasciato i miei bimbi a l'Aquila. Io e mio marito siamo ripartiti. La nostra vita a Roma ci aspettava come sempre, ma come sempre non potrà più essere.... Siamo stati travolti durante il sonno da una forza più grande di noi. Di corsa sulla macchina, di corsa verso i nostri bimbi. Arrivare in quell'inferno, ancor prima dei giornalisti, delle forze dell'ordine ... arrivare per noi è stato un incubo, un incubo terminato con il lungo pianto, quando ho visto i miei bimbi abbracciati a mia madre, in una macchina che presentava ferite in ogni angolo. Da quel giorno ho amato ancora di più la mia città natale. Anche oggi, a distanza di mesi, continuo ad andare quasi ogni week end ed ogni scusa è buona per andare a sbirciare quei luoghi tanto cari alla mia memoria. Eppure a volte mi sono sentita una ladra: vedere tutto così immobile dà una sensazione di morte. Popolo aquilano, non restiamo a guardare. Il mio sogno è poter tornare in centro, guardare la piazza ed i suoi colori, camminare tra la storia e il futuro. Vorrei poter prendere per mano i miei figli e gironzolare per l'Aquila, come facevo da bambina. Quei portici sembravano dei giganti buoni. Oggi siamo noi che dobbiamo riparare loro: troveremo le forze?".

Maria Rita Daniele
(12 febbraio 2010)
da repubblica.it


Pubblicato : 14/02/2010 da Maria Rita Daniele | 0 commenti
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