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VALORI NECESSARI... MA REALIZZABILI?

Oggi 26 maggio 2009, 1 ora fa

SOLIDARIETA’, VALORE NECESSARIO PER LA POLITICA

Oggi 26 maggio 2009,

Piero Pelizzaro


“Un terzo dell’umanità muore per mangiare troppo, mentre i due terzi muore per mangiare troppo poco…”. È da questo appello di Raoul Follereau che parte la mia riflessione sull’immigrazione. Nel 2008 tra Lampedusa, le coste siciliane e la Sardegna sono sbarcate 37 mila persone. Il 70 per cento di quelli che sono arrivati hanno fatto richiesta d’asilo, un terzo ne ha ottenuto il riconoscimento dallo Stato italiano. Non sono gli unici dati di cui disponiamo sull’immigrazione. Sappiamo anche che, ad oggi, sono circa 9 milioni gli immigrati regolari in Italia, più del 70 per cento ha un lavoro regolare ed influiscono per poco più del 9 per cento sul nostro Pil. Tocca a tutti, quindi, riconoscere l’importanza della manodopera straniera nelle imprese edili del Nord-Est, quanto in quelle agricole del Sud, ed è palese anche quanto il sistema sociale si avvalga di persone provenienti dall’est europeo o più in generale extracomunitarie per l’assistenza agli anziani, ai disabili ed a tutti quelli che sfortunatamente non godono dell’autosufficienza.

Tuttavia, le preoccupazioni dei popoli privilegiati dell’Occidente industrializzato e consumista sono la sicurezza e la salvaguardia di posti di lavoro, che in realtà nemmeno vorrebbero più occupare. La sicurezza dei cittadini, delle loro famiglie e dello Stato è, infatti, un bene prezioso che va perseguito con responsabilità e gestito con misura. Ma non servono muri da scavalcare, solo una legge giusta potrà davvero rendere più sicuri i cittadini, che sappia coniugare la tutela degli interessi dello Stato con il rispetto della dignità umana. La convivenza civile è un diritto di tutti e tocca allo Stato garantirla, senza costringere gruppi sparuti di cittadini a improvvisarsi ronde urbane. La nostra società, è indubbio, avverte la necessità di avviare un processo di integrazione, ricostruzione e rafforzamento, ma richiede che questo avvenga attraverso un confronto sereno, aperto e paziente, senza sacrificare i diritti fondamentali delle persone. Riguarda il futuro di tutti.

Il fatto che tanti extracomunitari, soprattutto africani, paghino organizzazioni criminali per venire in Europa è la conseguenza di una politica non solo italiana ma dell’Unione europea, anche attraverso il sistema di Schengen che fa sì che nessun cittadino di un paese terzo, in particolare africano, riesca ad entrare sul territorio italiano o comunitario in modo regolare, perché nessuno gli dà il visto. Dobbiamo trovare l’equilibrio fra le due posizioni estreme di cui si caratterizza la demagogia politica. Se i Governi cedessero alle pressioni populiste di chi vuole tenere fuori gli immigrati, si metterebbero su una strada molto brutta. Chi lotta contro la multiculturalità, combatte una battaglia persa. Il primo passo per una maggiore sicurezza, almeno in Italia, è innanzitutto contrastare le mafie perché solo nel nostro Paese sono così radicate ed incidono sulla politica e l’economia. Poi, bisogna garantire la certezza della pena e favorire l’integrazione ed il recupero di condizioni di vita serene. Dobbiamo immaginarci la vita che vorremmo per noi e per i nostri figli, per compiere le scelte giuste ed indirizzare il legislatore.

La solidarietà è un valore che deve tornare al centro dell’attenzione della politica, delle istituzioni, dei privati cittadini, soprattutto in un momento così difficile in cui c’è chi alimenta fenomeni di odio razziale. È superfluo ricordare i fatti di cronaca ancora davanti agli occhi di tutti, dagli incendi dei campi Rom a Napoli alla strage di Castelvolturno, fino ai respingimenti delle ultime settimane. Non lo è ribadire che queste persone vengono in Italia per lavorare e vivere tranquillamente perché, spesso, nei loro paesi sono perseguitati o semplicemente non esistono condizioni di vita accettabili. Persone che di frequente affrontano viaggi terribili, durante i quali molti di loro perdono la vita o un fratello, un figlio, un caro. Il Mediterraneo è, forse, il più grande cimitero esistente dove, senza una lapide, senza un segno, sono dimenticati centinaia, migliaia di uomini, donne e bambini che speravano in una vita migliore. La fame, la guerra, le atrocità – di cui lo stesso Occidente è responsabile - porteranno in Italia sempre più immigrati ed a noi tocca accoglierli come nostri amici. Dobbiamo essere dalla loro parte. Dalla parte di chi vive pacificamente nei nostri territori e dobbiamo sconfiggere quella cultura dell’odio, della divisione, dell’intolleranza che rischia di creare danni insopportabili.

Dino Di Palma
Presidente Provincia di Napoli
Sinistra e Libertà

da sinistraelibertà.it


Pubblicato : 26/05/2009 da PIERO PELLIZZARO | 0 commenti
Categoria : POLITICA

SUSANNA AGNELLI: LE CENERI IN MARE IN UN GIORNO DI TEMPESTA

2009-05-18 19:55

SUSANNA AGNELLI: LE CENERI IN MARE IN UN GIORNO DI TEMPESTA

 dell'inviata Nicoletta Tamberlich

 

MONTE ARGENTARIO (GROSSETO)  - Saranno sparse in mare, in una giornata di tempesta, per suo espresso desiderio, le ceneri di Susanna Agnelli, morta venerdi' scorso a Roma e i cui funerali, in forma strettamente privata, si sono svolti oggi a Monte Argentario (Grosseto) nella piccola chiesa dei Frati Passionisti. Il convento, nel verde dei boschi sulla strada che collega Orbetello a Porto Santo Stefano, era un luogo particolarmente amato dalla sorella dell'Avvocato, 87 anni, scrittrice, ministro degli Esteri del governo Dini e presidente di Telethon. Sobrieta', silenzio, compostezza. Ma, alla fine, anche le lacrime, a lungo trattenute. Per le esequie a Monte Argentario, di cui la stessa Susanna Agnelli e' stata sindaco dal 1974 al 1984, la famiglia Agnelli al completo: in prima luogo i figli, Ilaria, Lupo, Samaritana, Delfina, Cristiano, Priscilla, avuti dal matrimonio con Urbano Rattazzi e le piccole nipoti. E Margherita Agnelli, figlia dell'Avvocato, che abbraccia le sorelle di Suni, Maria Sole, Cristiana e Clara. Indifferenza, invece, della madre verso i suoi figli, John e Lapo.

Presente anche Allegra Caracciolo, vedova di Umberto Agnelli e Jacaranda Caracciolo Falck, figlia del principe editore Carlo, recentemente scomparso. La piu' abbracciata Ginevra Elkann, fresca sposa di Giovanni Gaetani dell'Aquila Aragona, in attesa di un figlio. E proprio il suo matrimonio, meno di un mese fa a Marrakech, e' stata l'occasione in cui si e' riunita tutta la famiglia. Assente, invece, alla funzione in chiesa Luca Cordero di Montezemolo, che raggiunge pero' i familiari nella Villa di Lupo Rattazzi, in localita' Santa Liberata (accanto a quella della madre) per un piccolo rinfresco, sotto grandi ombrelloni bianchi, a base di pizza, fritti e prosciutto e tanta frutta fresca. ''Perche' cosi' Susanna avrebbe voluto - racconta uno degli amici - vederci tutti insieme mentre la festeggiamo''. Fra i presenti l'ex presidente del Senato Carlo Scognamiglio, i giornalisti Marcello Sorgi, Jas Gawronski e Alessio Vinci, Mauro D'Urso, Marisela Federici, Giovanni Malago', l'ambasciatore a Madrid Pasquale Terracciano, Milly Carlucci e il sindaco di Monte Argentario Arturo Cerulli. Tante le corone di fiori: fra queste, quelle del presidente della Repubblica, della Fiat, della citta' di Torino.

Non sono ancora le 10, quando, con anticipo sull'inizio della funzione, la Lancia Phedra nera, allestita per l'ultimo viaggio di Susanna Agnelli, giunge proveniente da Roma, sul belvedere a fianco della piazzetta antistante alla chiesa. Al seguito della vettura funebre i sei figli di Susanna Agnelli e il nipote, l'attore Pietro Sermonti. Ai lati del piazzale della chiesetta tanta gente comune venuta a testimoniare l'affetto della comunita' di Monte Argentario per una donna che, durante i due mandati da sindaco, si e' battuta contro l'abuso edilizio. C'era anche Marco Eller, l' uomo che nel 1972 venne salvato da Susanna Agnelli mentre faceva il bagno in mare: ''grazie Suni, da ragazzo annegavo e mi salvasti la vita'', ha scritto l'uomo in un cartello. Alle 11.45, con dieci minuti di anticipo rispetto al previsto, inizia il rito funebre nella minuscola chiesa del convento, la cui capienza e' limitata ad una settantina di persone: in molti non riescono ad entrare, rimanendo, per tutta la durata della funzione - una quarantina di minuti - sul sagrato. Un funerale sobrio non solo nelle parole, nel dolore silenzioso dei presenti, ma anche nella scenografia: nessun grande addobbo floreale.
Il momento piu' commovente quando le nipotine piu' piccole hanno letto alcune poesie di Attilio Bertolucci e hanno ricordato con tenerezza la nonna. 

da ansa.it


Pubblicato : 19/05/2009 da Nicoletta Tamberlich | 0 commenti
Categoria : PERSONAGGI

I complici di silvio e il paese reale...

Il direttore di Chi Signorini, il Cavaliere e Noemi

«Il Capo mi ha regalato uno scoop»

«Lui è unico, dopo un vertice ad Arcore va a Sharm e in discoteca. Berlusconi sta con il Paese reale»
 

Bum! La macchina (mediatica) del capo ha un buco nella gomma. E chi ci mette il chewing-gum? Il portavoce del premier? L’addetto stampa della presidenza del Consiglio?
No. Ci pensa un laureato in filologia medioevale con tesi su Lorenzo Valla, diplomato al Conservatorio, autore di libri colti come quello dedicato alla Callas e il recentissimo Chanel (Mondadori).

Un signore che sulla scrivania ha un volumone: «La pittura pompeiana» e alle spalle la copertina di Chi: «Silvio e Veronica, la favola spezzata».

Alfonso Signorini è un giovanotto di 45 anni conosciuto come «il re del gossip». Direttore, appunto, di Chi, direttore di Tv Sorrisi e Canzoni, primadonna sparpagliata su tutte le tv a «disquisire» con intelligente e provocatoria malizia. Nega, fingendo, di avere alcun ruolo nella definizione attuale dell’immagine berlusconiana, stretta tra dimensione pubblica e divagazioni private. «Mi piace raccontare le storie private degli uomini pubblici, piacciono a me e piacciono al pubblico. Dar loro voce non significa raccontare bugie. Per fortuna (per altri è una sfortuna) abbiamo un presidente del Consiglio anomalo. Che ama stare in mezzo alla gente. Che dopo una riunione ad Arcore va a Sharm e fa pure un salto in discoteca, in mezzo agli italiani». Demagogia politica? «Ma no. Voglia di stare con il Paese reale, non quello delle istituzioni lontane dalla gente». L’involontario uomo-immagine di Berlusconi non si lascia nemmeno sfuggire Pericle e Aspasia per una coraggiosa similitudine: lui Pericle-Silvio è il più affascinante, il più potente, padrone di (quasi) tutta Atene. Le donne gli cadono ai piedi, gli uomini lo amano per la sua indubbia capacità di leader.

Ma quando vede Aspasia-Veronica abbandona la moglie per andare a vivere con lei e alla fine la sposa. Pazienza se poi le cose cambiano. È comunque una bella favola.
Miriam-Cenerentola entra da principessa nella reggia di Macherio e Silvio l’accoglie vestito da principe azzurro. E le favole sono una fissa di Signorini: ai suoi lettori suggerisce che quella tra Silvio e Veronica è una «favola» spezzata, che se cerchi un posto da «favola» devi sfogliare la sua rivista (ci sono anche le «favole» della Seredova quella di Buffon e della Ilary quella di Totti), che se vuoi leggere una vita da «favola» devi comprare il suo libro su Chanel. Ammette che la sua è una captatio benevolentiae. Ah ho capito... «No, non ha capito, non nei confronti del Capo, nei confronti dei Lettori. Poi al capo sono riconoscente: mi ha dato la possibilità di fare uno scoop, un gran colpo giornalistico con le foto in esclusiva e il racconto della famosa festa a Casoria»: papà e papi, mami e fratelli, cugini e amici, camerieri e cuochi. «Foto e storia, tutto vero». La verità di Berlusconi... «Che in questo caso coincide con quella oggettiva». Magari qualche foto un po’ taroccata ci può anche scappare... «Scommettiamo? Le metto a disposizione gli originali, vada da un perito e torni con la sentenza. Poi vediamo chi ha vinto». Sono due menti geniali: Berlusconi e Signorini: per combattere i pettegolezzi sul premier scende in campo il re del gossip: «Fermo! Gossip e pettegolezzo sono due cose diverse: il pettegolezzo distrugge, il gossip costruisce».

E Signorini segue la sua «forma mentis»: «Vedo le foto di Noemi e ho un corto circuito: è come una madonna luminosa, una vergine delle rocce, un sublime erotico proustiano mischiato a un realistico choc pasoliniano». Ciò detto, sempre negando che lei sia l’uomo-immagine di Berlusconi, che consiglio gli darebbe in questo momento? Non sarebbe meglio lanciare lo slogan «Dimenticare Noemi» anziché continuare, come state facendo, il tormentone? Non era preoccupato, il Capo, per una possibile discesa del suo indice di popolarità? «Intanto l’indice è fermo lassù, al 74,8 per cento. E il mio consiglio è di non cambiare: continui ad andare in mezzo alla gente e nelle famiglie. Soltanto così si ha il senso del Paese reale. Sapete che cosa interessa adesso alla gente? Sapere se Berlusconi e Veronica si separeranno davvero o no. Interessa il feuilleton a prescindere dalle implicazioni morali dei personaggi e degli interpreti. Per fortuna siamo italiani e c’è sempre un Vesuvio a fare da sfondo alle nostre favole». E adesso speriamo: ricordate il costume da berbero sotto il quale si nascose Berlusconi per fare la sorpresona a Veronica (colpo di scena e regalo di compleanno) in un momento che sembrava un po’ difficile? Quelle foto noi comuni mortali non le abbiamo mai viste.

Signorini sì. Magari lo convince a sdoganare anche quelle. Tanto sono divertenti e innocue. E noi siamo italiani. Ci interesseranno sicuramente.

Francesco Cevasco
13 maggio 2009

da corriere.it


Pubblicato : 13/05/2009 da Cevasco (da cooriere.it) | 0 commenti
Categoria : POLITICA

IL SILENZIO DEL MARE.

Il silenzio del mare
  
 
Copre il pianto e il dolore gridato da chi pensava andare verso la libertà, verso un popolo amico,verso una terra benedetta dal sole, verso un domani lontano da guerre e guerriglie, da carestie e dove il respiro è difficile. Non si cercano a monte alternative, ma a valle soluzioni drastiche e ferme a dispetto di un rispetto mancato per chi sta male e cerca il bene, anche la parvenza del bene. L’importante è l’amicizia col colonnello, il non contraddirlo e magari dire sempre di sì perché il colonnello apparentemente ci aiuta, ci dà l’energia col gas: ma fa lui il prezzo facendo cartello con l’amica Russia, ove Putin bene o male comanda sempre, dove domina una oligarchia di potenti, con una economia basata su materie prime importanti e per ora inesauribili.

Traversare il mare non è una gita di piacere, ma un rischioso traghettamento, pagato a caro prezzo e senza garanzie. La Padania, nuova regione d’Italia o vecchio insieme presuntuoso di gente che si crede razza superiore, esulta per un viaggio fallito di chi fugge sperando in nuovi orizzonti, vuole posti riservati per i suoi adepti. Per distruggere un Italia che nel 1870 a Porta Pia gridò la sua libertà e indipendenza, per sfruttare un inno, il coro del Nabucco che Verdi aveva scritto per vedere l’Italia unita e non divisa. Il gesto del governo, del ritorno di chi fuggiva, avrà senz’altro nutrito positivamente i sondaggi di gradimento, ma ha anche dimenticato l’uomo e la sua libertà.

Guido Pacetti Bustini

(10 maggio 2009) 
da ilmessaggero.it


Pubblicato : 11/05/2009 da G. Pacetti Bustini (da ilmessaggero.it) | 0 commenti
Categoria : POLITICA

CARO PRIMO MAGGIO (Vasco).

Caro 1° maggio.

Sono felice di partecipare anch’io quest’anno alla festa.
Per me è un “ritorno”.
Sono passati 10 anni da quando mi accogliesti tra le tue braccia rock.
Ne è passata di acqua sotto i ponti.
Per me è andata sempre bene e torno con riconoscenza.
Peccato che per il nostro paese non si possa dire altrettanto.
Non vedo un bel clima in giro.
La crisi economica e, soprattutto, la difficoltà per molti di arrivare a fine mese.
Ma anche le conquiste di libertà e convivenza civili, faticosamente raggiunte negli ultimi decenni,
rimesse in discussione, addirittura a rischio di annullamento.
Non tira una bella aria e non è certo il mondo che vorrei.
Non mi occupo di politica e “governare” tra l’altro è un termine che non ho mai gradito.
Tu sai quanta importanza hanno per me le parole.
Si dovrebbe dire “amministrare”. Sarebbe più corretto.
Dalle mie parti “governare” s’intende accudire gli animali.

Ma “noi” siamo qui per portarti un po’ di gioia.
Questo, per me, è il momento della solidarietà.
Vorrei restituire un po’ di quello che ho ricevuto.

Sarà una splendida giornata.

Vasco Rossi

da sinistraelibertà.


Pubblicato : 03/05/2009 da Vasco | 0 commenti
Categoria : PENSIERI & PENSIERINI


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