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La via crucis di Eluana

Il diritto e l'emozione

di Luigi Manconi


La via crucis di Eluana è destinata a lasciare un segno indelebile nella coscienza del nostro Paese. Raramente è accaduto che un viluppo di emozioni e ragioni, di sensibilità e diritto, di dolore e legge diventasse materia tanto incandescente e tanto popolare. Eluana, come si dice, “ha fatto giurisprudenza”: ha prodotto conflitti giuridici e sentenze, proposte di legge e controversie costituzionali. Quel corpo assente è stato fattore destabilizzante in un quadro ideologico e politico istituzionale tendente all’immobilità come quello italiano: e ciò non in ragione di quella che alcuni volevano vita, nonostante il simulacro al quale era ridotta, bensì proprio in virtù della sua non esistenza come vita vitale.

Ovvero, non a causa di quel prolungamento artificiale al quale l’ostinazione terapeutica e l’accanimento del legislatore la volevano condannare, bensì in virtù della capacità della sua famiglia di rendere la sua non-vita qualcosa di simbolicamente pregnante e di moralmente ineludibile. In questi casi, si sente spesso dire (da destra come da sinistra, ahimè): non si può decidere “sull’onda dell’emozione”. Si tratta di una truffa bell’e buona. Cos'è la politica, nella sua fondazione più nobile, se non la capacità di cogliere il “fattore umano2 e i bisogni più intensi e di dar loro una trascrizione nella sfera pubblica? Come potrebbe, la politica, non decidere in base all’emozione quando quest’ultima richiama questioni cruciali come quelle “di vita e di morte”, dalla fecondazione assistita al Testamento biologico? Ignorare quell’emozione sarebbe come ignorare l’essenza stessa della soggettività umana e accettare che l’azione pubblica si riduca a mera amministrazione e tecnica di governo.

La giurisprudenza italiana e quella sovranazionale si pronunciano sempre più spesso sui temi sciaguratamente definiti “eticamente sensibili” e lo fanno assumendo, pressoché unanimemente, il punto di vista dell’autonomia individuale come base giuridica fondamentale. Così è successo nella vicenda di Eluana Englaro, dove le sentenze della magistratura hanno posto l’accento sulla soggettività di Eluana, pur attraverso la mediazione rappresentata dalla parola dei genitori. E qui la figura del padre è risultata straordinariamente importante. Bepino mai ha ceduto alla commozione, mai ha versato una lacrima in pubblico, mai ha consentito che i sentimenti rompessero le sue parole. Il suo volto è davvero roccioso, nel significato originario di quel termine ormai banalizzato. La riservatezza fino all’ombrosità poteva essere superata solo dal dolore più atroce: così è stato.

È l’emozione più intima quella che fa superare inibizioni e reticenze. Ed è quella stessa emozione che diventa forza per affrontare la politica e il diritto, interloquire con essi, penetrare dentro le stanze della prima e del secondo, determinare le sentenze dei tribunali e l’intervento (tardivo e, temo, disastroso) del Parlamento. È molto probabile, già lo vediamo, che con l’epilogo della vicenda la famiglia Englaro si adopererà per farsi dimenticare. E tuttavia, quei nomi, Eluana e Bepino, sono destinati a rimanere a lungo nella nostra memoria civile.


13 febbraio 2009
da unita.it


Pubblicato : 14/02/2009 da LUIGI MANCONI | 0 commenti
Categoria : STORIE: BELLE & BRUTTE

PELLE «Reggeremo l’urto, la qualità paga» (MA IN VENETO??)

Pelle


«Reggeremo l’urto, la qualità paga»


150 milioni di euro è il giro d’affari fatto registrare dal consorzio nel 2008

Un calendario provocatorio, una mostra fotografica che farà il giro del mondo, un nuovo marchio, un cartellino di garanzia a prova di falsari e un rinnovato sito web.
È questo il biglietto da visita internazionale presentato a New York dal Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale(26 aziende conciarie del distretto toscano) in collaborazione con Oliviero Toscani e «La Sterpaia».

D'altronde, la posta in gioco è grossa: proteggere i prodotti italiani lavorati con materie prime di alta qualità e presentati sul mercato globale da alcune delle più prestigiose griffe della moda: da Calvin Klein a Dolce e Gabbana, Gucci e Prada. Ma cosa spinge i clienti del lusso ad acquistare una borsa, un portafogli, una cintura nata da pelli depurate e biodegradabili? «Il segreto - confessa dagli Stati Uniti Andrea Ghizzani, presidente del Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale - è nella nostra acqua toscana, benedetta dalla natura.

Sì, perché è un elemento indispensabile per la depurazione delle materie prime. Ci aiuta a rendere le pelli lucenti, dai colori caldi. Inoltre, punta a salvaguardare l'ambiente. Certo, altri distretti italiani delle pelli hanno provato a riprodurre gli stessi risultati, ma poi hanno desistito: l'acqua ci ha aiutato nella concorrenza e ha fatto la differenza».

Il pericolo delle imitazioni, però, è sempre dietro l'angolo. E arriva spesso dall'estero. «Beh, i paesi poveri del mondo che sfruttano manodopera minorile e non si preoccupano troppo dell'etica ambientale, sono una realtà. - continua Ghizzani - Proprio per questo abbiamo appena realizzato un cartellino di garanzia che ha le sofisticate caratteristiche tecniche di una banconota. Così, grazie a una filigrana speciale nascosta e a un numero progressivo, si può verificare subito l'originalità della pelle usata per quel prodotto e da quale conceria nasce.

La verità è che per proteggere il made in Italy bisogna investire e noi non ci siamo sottratti». Intanto la complicata congiuntura economica incombe e resta da capire quale evoluzione prenderà il mercato delle pelli di lusso. «È difficile fare previsioni globali - conclude il presidente Ghizzani- ma il nostro è un mercato di nicchia, reggerà. Chi compra oggi una borsa in vera pelle biodegradabile a 1300 euro non si preoccuperà di acquistarla domani a 1350. L'importante è non deludere mai il cliente sul fronte della qualità. E continuare a regalargli grandi emozioni. È difficile rinunciare a una cartella in vera pelle se lei nel tempo racconta la tua storia, i tuoi viaggi della vita».


MICHELE AVITABILE

da corriere.it


Pubblicato : 03/02/2009 da Avitabile (da corriere.it) | 0 commenti
Categoria : In VENETO


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