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Hanno già dato. Al lavoro, al marito, ai figli.

50 volte donna

di Sabina Minardi


Hanno già dato. Al lavoro, al marito, ai figli. E a cinquant'anni si riprendono la vita. Ripartendo dal sesso: finalmente giocoso, senza complicazioni emotive. Perché le catastrofi sentimentali sono alle spalle. E la nuova parola d'ordine è: vogliamo tutto  A 30 anni si prendono le misure e il futuro è un bungee-jumping: tra storie al capolinea o amori ai nastri di partenza, lavori da conquistare,maternità da assolvere. A 40 anni si corre sempre: dietro un progetto, dietro i figli, dietro un genitore, dietro un rimpianto. Il sesso? Una sosta refrigerante durante il viaggio. E il piacere dell'eros? Di allegre acrobazie non trattenute dai doveri, senza il pathos di fedeltà tradite e gelosie in agguato?

La vita (sessuale) ricomincia a 50 anni: l'età perfetta per la passione femminile. Donne che tornano alla carica, come mogli o amanti desiderate non solo dai coetanei ma anche da uomini più giovani di loro. Femmine indipendenti, che ripartono da fantasie in stand-by. Seducenti come Sharon Stone; spavalde e ironiche come Samantha-Kim Cattrall; modelli di energia anche per le più giovani, come Madonna; pronte a sovvertire forma ed esistenza, in nome dell'amore: come Cecilia, ex signora Sarkozy.

Avanguardie di un fenomeno limitato alla cerchia delle ricche e famose? Nient'affatto. La novità è proprio qui: dietro l'exploit erotico non c'è solo un'élite di fortunate. La rivoluzione dell'età di mezzo ha i volti e i corpi delle donne moderne: mamme con figli sufficientemente grandi da non destare più troppe preoccupazioni, professioniste affermate o comunque libere dal rampantismo di inizio carriera, casalinghe con hobby forti o impegni nel sociale, ex mogli che hanno avuto la capacità di rialzarsi dopo un abbandono, e di ricostruirsi una vita. A raccontare queste donne nuove, provocatorie nel loro stile di vita, e senza punti di riferimento nel passato, è la ricerca 'Donne a 50 anni e Sentimenti', condotta dal Gfk Eurisko per l'Osservatorio Differently del brand della bellezza Lancaster. L'indagine è stata svolta su un campione di 700 donne italiane tra i 46 e i 59 anni. "Dopo il femminismo è il momento di una nuova femminilità", esordisce la psicologa Irene Bozzi, che ha seguito i lavori della ricerca: "Le protagoniste sono le stesse: le donne che hanno condotto le battaglie degli ultimi trent'anni, e che ora stanno recuperando un'identità nuova. Facendo così da apripista a un modo inedito di intendere la menopausa: non più come la fine della sessualità e l'inizio dell'uscita di scena, anche estetica, ma il tempo di una nuova libertà: reso ancora più piacevole dall'assenza di timori di gravidanze. E dalla consapevolezza di essere ancora molto attraenti".

Le rughe non fanno più paura. Per le cinquantenni intervistate sono le malattie la fonte d'ansia (per il 70 per cento), ma non quelle connesse con l'ingresso in menopausa (3 per cento). La paura di invecchiare porta brividi solo al 6 per cento, e neppure lo spauracchio della solitudine turba una percentuale troppo alta (il 17 per cento). Il resto lo fanno palestre, spa, chirurgia estetica, trucchi del vestiario, ma soprattutto una sana alimentazione, uno stile di vita più attento e consapevole che in passato. La conseguenza è che una donna su due dice di sentirsi seducente, e lo è davvero. Pronta a rimettersi in gioco. "Il glamour non è un vezzo, ma una conquista", nota Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia dell'Ospedale San Raffaele Resnati di Milano: "Queste donne non abdicano al fascino e alla seduzione. L'alfabeto della loro autonomia deriva dalle loro madri, l'incoraggiamento del talento dai padri: le cinquantenni di oggi si distinguono per una migliore qualità dell'invecchiamento".

E dal momento che serenità e sicurezza aggiungono fascino, ad accompagnarle, in casi neppure rari, sono uomini molto più giovani: "Succede molto spesso", conferma Bozzi: "Come i maschi cinquantenni volgono lo sguardo verso le più giovani, a conferma della loro virilità, e non resistono alla tentazione di esibirla, le nuove cinquantenni svelano un'inclinazione verso gli uomini più giovani. Anche senza sbandierarla".

Non che stiano sempre a far sesso: la fotografia che emerge dalla ricerca mostra una generazione che al primo posto mette l'amore (per il 94 per cento). "Amarsi, alla mia età, significa rimanere con il mio compagno, appagata dal cammino che abbiamo fatto insieme", risponde una larga maggioranza. Ma è la stessa vita di coppia a cambiare, vissuta con la stessa intensità e passione dei 20 anni (per il 58 per cento); con una consapevolezza maggiore di quando ne avevano 30 (per l'80 per cento). E in forme decisamente più libere (l'82 per cento). Più esplicitamente, alla domanda se le donne cinquantenni tradiscono il loro partner, tre donne su 10 dicono di sì. Un dato persino prudente, se confrontato con un'altra ricerca condotta dall'Istituto di studi psicologici transdisciplinari di Roma, e riferito dall'Osservatorio Differently: una cinquantenne su due sarebbe 'fedifraga'. Di certo, la confessione della scappatella è assai più tipica in questa fascia di età che tra le trentenni.

"I 50 anni sono lo spartiacque tra la menopausa e la parte fertile della vita. Psicologicamente, non è un caso che una fase così rivoluzionaria si apra proprio in quel momento", dice il sessuologo Emmanuele A. Jannini, coordinatore del primo corso di laurea in Sessuologia all'Università dell'Aquila: "Dal punto di vista sociale, una cinquantenne di oggi non ha niente a che vedere col passato: è obiettivamente la trentenne di qualche generazione fa. Lo specchio le rimanda l'immagine di una donna giovane, capace di entusiasmi e sex appeal. Questa donna in passaggio, che deve fare i conti con il dato biologico della menopausa, ha una reazione di libertà: gli ormoni la privano di una certa parte di femminilità, e lei reagisce risottolineando la femminilità. Ecco perché credo che le cinquantenni siano un potente polo d'attrazione per maschi più giovani, con motivazioni diverse: c'è chi ricerca una sessualità meno aggressiva, chi è attratto dalle dolcezze di una donna che è passata dalla maternità, chi si sente più svincolato dagli impegni e dalle aspettative di una coetanea. Per questo sono convinto che queste donne tradiscano davvero più delle trentenni o delle quarantenni: quando si è giovani la fedeltà pesa molto nella costituzione della coppia. A 50 anni, invece, si può ripartire. Esattamente come molti maschi".

La parità arriva a 50 anni? Ad allargare la fotografia sulla versione contemporanea della mezza età, e a confermarla, è anche un'inchiesta sulla sessualità dei francesi, da poco realizzata dall'Institut national de la santé et de la recherche médicale e dall'Institut national d'études démographiques. Una mappatura dei comportamenti sessuali ricavata dalle risposte di 12 mila persone, dove tra età della prima volta scesa a 17 anni e numero di partner in aumento per tutti, le nuove abitudini delle cinquantenni si fanno ben notare: comprano sex toys, fanno incetta di lingerie sexy, usano Internet come teatrino degli incontri, o per raccontarsi e condividere questa seconda vita, come Sophie Bramly, 48 anni, ex responsabile Internet di Universal Music, oggi attiva sulla Rete con SecondSexe.com, evidente omaggio a Simone de Beauvoir. "Le mie pazienti di 50-60 anni rivendicano con forza una sessualità gratificante", osserva Gérard Salama, che ha pubblicato 'Confidences d'un gynécologue' (Plon): "Se quella di coppia non funziona più, la cercano fuori".

Che fine fa allora l'istinto sentimentale, destinato in faccende di sesso a marcare l'ultima differenza tra uomo e donna? Resta: ma in forma di scenario dal quale la sessualità femminile non sa prescindere. Romanticismo concordato, parole e gesti rassicuranti ed illusori, come quinte per il tempo di un rapporto o poco più. Il resto è la libertà di sperimentare. Senza timori: per la prima volta, l'Osservatorio Differently sottolinea, senza soggezioni verso le più giovani. "L'intraprendenza delle donne dai 45 anni in più, estremamente libere nei confronti del sesso, è uno dei dati che mi hanno colpito di più", racconta Alberto D'Onofrio, regista di Erotika italiana, una produzione di 12 documentari in onda su Cult (e presentati all'interno del Roma Fiction Fest) dedicati all'erotismo degli italiani: "Ho raccontato l'esperienza di due coppie di 45-50 anni, di Roma e di Torino, che si incontrano per passare un weekend insieme: sono le donne a guidare il gioco.

E le cinquantenni sono le più coinvolte da situazioni estreme: spesso per riaccendere la passione con il marito. Come si vede in una puntata dedicata alle gang bang, sesso tra una donna e almeno cinque uomini, con il marito, non partecipe, presente. Il sesso è un indicatore di fenomeni culturali: in questa fascia di età io riscontro anche il più alto numero di donne che hanno rapporti con gigolò: una delle mie intervistate, una 45enne di Torino con un importante incarico nell'editoria, ne ha chiamato uno dopo una lite con i colleghi. Costa sui 500 euro uscire con un uomo, ma è un fenomeno sempre più vistoso: perché si vuole eros senza destabilizzazioni emotive; perché si vuole far ingelosire qualcuno. Oppure per farsi vedere in compagnia di un uomo".

E mentre la cronaca segnala la presenza di un sospetto numero di 'jardineiros', sudamericani col fisico e l'abbronzatura giusta, assunti come domestici ma ad altro servizio di ricche signore in Canton Ticino, la sociologa Régine Lemoine-Dhartois, autrice del libro 'Un age nommé désir. Féminité et maturité' (Albin Michel), avverte: "Vigiliamo, o saremo vittime di un altro diktat: quello del piacere obbligatorio". Età della parità, d'accordo. Purché a ognuno il suo spensierato nirvana.

(21 agosto 2008)

da espresso.repubblica.it


Pubblicato : 25/08/2008 da da espresso.repubblica.it | 0 commenti
Categoria : CULTURA

SE NON STIAMO ATTENTI CI FANNO FESSI...

ESTERI

Robin Goldstein, scrittrice e sommelier, s'inventa l'Osteria Intrepido, a Milano, e tra i vini mette proprio quelli bocciati dalla rivista Usa

Super premio da Wine Spectator ma il ristorante non è mai esistito

Il grande bluff svelato a Portland, ma solo dopo la pubblicazione dell'Award of Excellence sulle pagine della "bibbia" dell'enogastronomia


di BENEDETTA PERILLI

 

 FORCHETTE, stelle e bicchieri d'oro. Oggi ad inumidire le papille gustative dei clienti non è più quell'odorino d'arrosto che esce dalla cucina del ristorante ma la quantità di riconoscimenti e premi che le guide specialistiche assegnano al locale. Attenzione però. Non è tutto oro quel che luccica, proprio come insegna la storia di Robin Goldstein.

Scrittrice ed esperta di vini, la signora Goldstein si è finta proprietaria di un locale di Milano, l'Osteria l'Intrepido, ha messo su un finto sito, inventato un menu e una carta dei vini ed è riuscita così ad aggiudicarsi il prestigioso Award of Excellence assegnato dalla bibbia delle riviste di vini, Wine Spectator, ai ristoranti con le migliori cantine al mondo.

"Dopo avere scritto il mio primo libro dedicato ai vini, ho deciso di scoprire come il magazine Wine Spectator assegnava i suoi premi di eccellenza ai migliori ristoranti", spiega la scrittrice. "Così, come integrazione di una più ampia ricerca accademica sugli standard dei premi enologici alla quale sto lavorando, ho deciso di compilare una domanda per l'assegnazione dell'Award da parte del Wine Spectator".

Ha così inizio il grande bluff della signora Goldstein che si dichiara proprietaria dell'Osteria l'Intrepido, un ristorante di Milano inventato giocando sul nome di una serie di guide culinarie. Oltre alla compilazione della domanda la signora invia la ricevuta di pagamento della tassa di partecipazione, pari a 250 dollari, una lettera di presentazione, una copia del menu del ristorante e una lista dei vini.

Per il menu l'Intrepido propone una selezione dei migliori piatti della tradizione italiana, riletti in chiave contemporanea e con l'aggiunta di dettagli alla moda. Si va dal culatello di Zibello al fois gras con brioche e miele di castagna, dall'uovo in raviolo al risotto con pancetta croccante, per concludere con il raffinato soufflé di parmigiano reggiano. E, nel rispetto delle consuetudini dei ristoranti più glamour, i prezzi sono naturalmente alti.

Ma è soprattutto nella carta dei vini che la signora Goldstein dà il suo meglio, inventando una selezione ad hoc di rossi italiani scelti tra i peggiori vini segnalati proprio da Wine Spectator. Così a suon di bottiglie di Amarone del 1998, definito "not clean", di un "aggresive" Barolo, di un "wrong" Cabernet Sauvignon, e di tanti altri vini giudicati mediocri, una finta osteria, con un finto menu, si aggiudica l'Award of Excellence del Wine Spectator.

L'assegnazione del premio viene formalizzata con la pubblicazione sul numero di agosto della rivista cartacea e subito dopo l'Intrepido viene inserito nel database del sito. Ma da qui scompare il 15 agosto, data nella quale Robin Goldstein presenta l'eccezionale risultato della suo "grande bluff" al consueto meeting dell'America Association of Wine Economists tenutosi a Portland.

"Naturalmente è preoccupante che un ristorante inesistente possa vincere un premio di eccellenza - ha commentato Goldstein - ma è ancora più preoccupante che il premio non sembri affatto legato alla qualità delle liste vini dei presunti ristoranti". Ancor più grave poi che, nonostante i vini inseriti nella carta de l'Intrepido fossero stati giudicati totalmente mediocri dallo stesso Wine Spectator, il premio sia stato ugualmente assegnato.

Insomma sembra proprio che il business del vino sia molto più interessante della qualità del nettare, soprattutto per un colosso del settore come Wine Spectator che da questo giro di assegnazione premi sembra incassare qualcosa come 700 mila dollari annui.

(21 agosto 2008)

da repubblica.it


Pubblicato : 21/08/2008 da da repubblica.it | 0 commenti
Categoria : SOCIETA' E FAMIGLIA

Cambiano (e costano meno) i metodi di costruzione

La capitale In Trentino la nuova frontiera dell'edilizia sostenibile.

Le case che risparmiano

Certificato internazionale per le abitazioni verdi

Cambiano (e costano meno) i metodi di costruzione

DAL NOSTRO INVIATO


TRENTO — A vederla dal basso, sembra una casa come tante; un giardino curato all'ingresso, il vialetto che si inerpica sul fianco della montagna, in un tranquillo quartiere di periferia. Bisognerebbe avere le ali di un falco, per scoprire il segreto di CasAstuta. Al posto del tetto, una distesa scintillante di pannelli fotovoltaici; nascoste tra l'erba, le sonde della pompa di calore.

Benvenuti a Trento, laboratorio dell'edilizia sostenibile, patria elettiva della casa «ad impatto zero». Il futuro dell'edilizia verde passa da qui: non più (solo) risparmio energetico, ma un sofisticato processo di valutazione della sostenibilità ecologica di un edificio, sin dalla posa del primo mattone. Standard americani, per un fenomeno tutto italiano. Che dal Trentino si sta diffondendo, un passo dopo l'altro, nel resto del Paese.

La scommessa trentina
C'era una volta il sogno della casa ecologica: eticamente corretta, drammaticamente costosa. Oggi, nell'era del petrolio a 120 dollari al barile, il piatto della bilancia pende tutto a favore dell'edilizia sostenibile, complice un mercato sempre più competitivo, che ha contribuito ad abbassare i prezzi e moltiplicare le offerte. E il 49,8% degli italiani, secondo un'indagine Cnr-Ivalsa di Trento — l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree, «papà» dell'avveniristica CasaSofie ( www.progettosofie. it): ignifuga, antisismica e ad alto potere isolante, realizzata con un sistema di pannelli in legno «montati» con giunti metallici —, ritiene che il risparmio energetico giustifichi una maggiore spesa.

Gli esempi spuntano un po' in tutta la Penisola, grazie anche ai contributi forniti da Stato e Regioni, soprattutto per l'installazione di pannelli solari e fotovoltaici (con incentivi di lungo periodo che garantiscono un ammortamento decennale). La Toscana, per dire, ha elaborato sin dal 2005 le sue «linee-guida per la bioarchitettura»; in Veneto la sede della Savno (Servizi ambientali Veneto Nord-orientale) è costruita con rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. In Trentino, invece, hanno deciso di alzare l'asticella: non solo efficienza energetica — quella certificata dai «pionieri» bolzanini di CasaClima ( www.agenziacasaclima.it) — bensì uno standard internazionale di eccellenza a tutto tondo, talmente flessibile da poter essere applicato agli chalet alpini come alle candide casette eoliane. In una parola: Leed, Leadership in Energy and Environmental Design.

Nuovi standard
Il sistema Leed, sviluppato dall'associazione americana Green Building Council, è una griglia di valutazione in 69 crediti, a loro volta suddivisi in 6 categorie: Siti sostenibili, Gestione delle acque, Energia ed atmosfera, Materiali e risorse, Qualità ambientale interna, Progettazione ed innovazione. L'obiettivo è fornire un «bollino di qualità» — in 4 livelli: Certified, Silver, Gold, Platinum — a quegli edifici che garantiscano, con un aumento dei costi contenuto (in media +3% rispetto a un cantiere «convenzionale »), un «ciclo vitale» in grado di limitare al massimo l'impatto con l'ambiente e il consumo di energia. La differenza, poi, la fa il mercato: un edificio certificato Leed vede crescere il proprio valore fino al 7,5%. Il sistema è ormai diffuso in 41 Paesi.

«Il vantaggio di Leed è che fornisce sostenibilità dalla progettazione alla cantierizzazione, dai materiali impiegati alle performance energetiche », spiega Alberto Ballardini di Gbc Italia ( www.gbcitalia.org), nata a fine gennaio come spin-off del Distretto Tecnologico trentino. L'Italia è l'unico Paese con India e Canada cui la casa madre americana ha concesso il marchio in licenza; in soli 7 mesi, i soci sono raddoppiati, e gli atenei di tutta la Penisola — da Padova a Pescara, passando per Milano, Torino, Bologna, Roma — hanno già stretto una rete di contatti con l'associazione.

Non solo case
«L'edilizia sostenibile non è più un fenomeno di nicchia, ma di massa — spiega l'assessore alla Programmazione della Provincia di Trento, Gianluca Salvatori —; in un momento di flessibilità del mercato edilizio, la gente cerca un valore che si mantenga nel tempo. E Leed è una garanzia: d'ora in poi tutti gli edifici che costruiremo, tra cui una ventina di scuole, rispetteranno questi standard ». I vantaggi, va detto, sono indubbi. CasAstuta, ad esempio, non è (ancora) certificata Leed; ma la villetta della famiglia Pegoretti, proprietaria della Elettropiemme — azienda leader nel fotovoltaico —, è già un eccellente «testimonial» del nuovo corso. «Grazie a un pozzo di 125 metri per la pompa di calore, 50 metri quadrati di fotovoltaico e 2 pannelli solari termici per l'acqua sanitaria, ci scaldiamo come prima, consumando un quinto del gas», fa il punto Massimo Pegoretti.

Anche il «modello Sofie», perfezionato nei laboratori trentini del Cnr-Ivalsa, sta conquistando sempre più fan; e a Londra, la Waugh Thistleton sta realizzando un palazzo di 9 piani interamente in pannelli di legno, con un «taglio» di 125 tonnellate nelle emissioni di Co2. Ma il progetto più ambizioso, ancora una volta, nasce sulle sponde dell'Adige: è la sede del Muse, il Museo delle Scienze di Trento, progettato da Renzo Piano. Aprirà nel 2012, e sarà «un laboratorio di sostenibilità — spiega il direttore Michele Lanzinger —. Una cabina di regia indicherà in tempo reale quanta energia viene dai 2mila metri quadrati di pannelli solari, quanta dalle 16 sonde geotermiche... Ci saranno una parete di ghiaccio e una foresta pluviale; l'obiettivo è che tutto sia autoalimentato». La certificazione? Leed, ovviamente. Livello Gold.

Gabriela Jacomella
05 agosto 2008

da corriere.it


Pubblicato : 05/08/2008 da Gabriela Jacomella  | 0 commenti
Categoria : AMBIENTE & NATURA

Gli stupri in carcere... affrontiamo il problema.

Un paese civile deve affrontare il problema del sesso nei reclusi.

Lontano dalla società è giusto ma senza sesso perchè?

ciaoooooooooo

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Detenuto scrive poesie, lo stuprano perchè gay


Scrive poesie, quindi è «finocchio». E allora va violentato. Triste vicenda nel carcere di Catania, dove un detenuto, in carcere per mafia, è stato stuprato da alcuni affiliati del suo stesso clan che lo consideravano omosessuale perché passava le giornate scrivendo versi.

A raccontare questa storia di pregiudizi e discriminazioni è l’avvocato della vittima, Antonio Fiumefreddo. Il fatto è avvenuto due anni fa nel carcere di piazza Lanza, a Catania. Nessuno però da allora ha indagato su questo stupro feroce. «Il ragazzo - racconta Fiumefreddo - scriveva poesie e aveva modi che potremmo definire effeminati. Non so nemmeno se fosse omosessuale, ma per il suo modo di essere, per la sensibilità artistica, e le sue poesie d'amore, venne ritenuto dagli altri detenuti omosessuale e venne trattato in carcere come tale.

Fu violentato da un gruppo di otto detenuti, tutti in carcere per gli stessi reati, e fu costretto al ricovero in infermeria con nove punti di sutura all'ano. Questo giovane ritenuto diverso per la sua scelta sessuale, fu discriminato e violentato senza pietà.

Oggi – conclude l'avvocato – il ragazzo è ancora in carcere, ma per quell'episodio non ci fu alcuna conseguenza o punizione per i suoi aggressori».

La notizia è «stupefacente» per l’Arcigay, colpita soprattutto dal fatto che in due anni nessuno abbia aperto bocca: «Chiediamo immediati ragguagli alle autorità competenti – dicono ora dall’associazione – chiediamo di conoscere le attuali condizioni di vita della vittima all'interno dell'istituto di pena, chiediamo, al di là dei crimini commessi dal giovane, se e quali siano le misure messe in atto per la sua protezione».

Pubblicato il: 03.08.08
Modificato il: 03.08.08 alle ore 19.57  
© l'Unità.


Pubblicato : 04/08/2008 da da unita.it (più redazione). | 0 commenti
Categoria : STORIE: BELLE & BRUTTE


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