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Sinistra in pelliccia, duello tra donne

La Serafini si schiera con la senatrice del Pdci: se sta bene perché no?

Sinistra in pelliccia, duello tra donne

De Petris (Verdi): la Palermi se la tolga. E lei: non sei democratica


MILANO — Niente pelliccia. Per Loredana De Petris, senatrice del gruppo Verdi- Pdci, essere donna, e di sinistra, significa anche questo. E così per ben due volte si è trovata a dover «riprendere » la sua collega di gruppo, la senatrice Manuela Palermi. «Colpevole» di aver indossato l'oggetto del contendere. «Ma non erano cappotti interi — spiega De Petris, confermando l'indiscrezione che da qualche giorno circolava a Palazzo Madama —. In realtà una volta aveva un collo un po' vistoso di pelliccia, e un'altra un giubbotto con un'imbottitura. Nessuna lite tra noi. Solo che a un certo punto non ho resistito e glielo ho detto: "Manuela, ma che ti sei messa addosso?" E lei: "Ma sai, ce l'avevo da un po'...". E che significa?

Essere di sinistra vuol dire non contraddire mai certi valori». Depetris non ne fa «una questione di perbenismo», bensì «di stile. Certe cadute, da noi donne di sinistra, non sono ammesse. La pelliccia è simbolo del cattivo gusto. Purtroppo molte di noi le stanno indossando. Nomi? Tanti. Mi ricordo la fodera di un impermeabile della Finocchiaro... ».

Palermi, però, minimizza: «Discussione con De Petris? Non ricordo. E poi io non possiedo pellicce, solo un paio di colli... Ma comunque non sono una che dice: guai a chi ne indossa una. Sono per la democrazia, io».

La senatrice del Pd Anna Serafini, però, vorrebbe evitare drammatizzazioni: «L'importante è rispettare sempre la propria personalità. E se una cosa ti sta bene... perché no? Per quanto mi riguarda non ho pellicce, ma perché non le amo. Mi rappresenta di più un tubino nero. Solo una volta, per il matrimonio di un amico in Canada, comprai un montone. Poi mi fu rubato e stop. Ma non criticherei mai nessuno per indossarne una: si può essere di sinistra anche con la pelliccia». La giornalista Ritanna Armeni, invece, non ha dubbi: «Non la metterei mai. Per un fatto simbolico. Venti anni fa in Norvegia, causa gelo, ne comprai una ma non l'ho più indossata.

Se volete, c'è anche un'immagine generale della sinistra da difendere. Non sono moralista, ma il mio essere femminista e di sinistra mi fa escludere alcune cose. Come gli abiti firmati, che ho ottenuto di non indossare anche in tv, a Otto e mezzo. Insomma, mi piace una sinistra che spontaneamente si adegua a certi valori.

Meglio una pizza che un ristorante gourmet, per intenderci...». E la senatrice prc Rina Gagliardi prova a mediare: «Da animalista convinta sono contraria alle pellicce, ma non criminalizzerei. Niente dogmi, per favore. Nella nostra storia ce ne sono stati già troppi. Però... alle donne democratiche dico: evitiamo di sprecare i soldi per le pellicce. Perché alcuni valori, forti e condivisi, per noi, esistono sempre».

Angela Frenda
da corriere.it


Pubblicato : 14/11/2007 da Angela Frenda (da corriere.it) | 0 commenti
Categoria : POLITICA

Colloquio con Meryl Streep

Strepitosa Streep

Idealista in 'Leoni per agnelli'. Cinica in 'Rendition'. Combattiva nella vita.

Incontro con una diva che è da trent'anni sulla cresta dell'onda. E debutta nel musical.

Colloquio con Meryl Streep 
 

Meryl Streep è una leggenda vivente, venerata anche dai giovani cinefili, quelli nati dopo 'La scelta di Sophie' (1982), il ruolo che l'ha definita e lanciata. Due Oscar e 12 candidature alla statuetta (record per un'attrice), un talento fuori della norma, ma anche una donna impegnata in cause politiche e ambientali. Un caso a sé anche nella vita privata: un solo marito, lo scultore Donald Gummer, con cui è sposata dal 1978, e quattro figli di età compresa tra i 19 e i 28 anni. L'anno scorso, dopo trent'anni di carriera, si è persino presa il gusto di dimostrarsi ottima cantante, in 'Radio America': e lo conferma adesso con il musical 'Mamma Mia', sul gruppo pop degli 'Abba', appena finito di girare a Londra.

Instancabile animale di scena, la Streep, 58 anni, è protagonista di quattro film del 2007 e altrettanti in uscita nel 2008. Da pellicole impegnate come 'Rendition' di Gavin Hood, in cui interpreta uno dei capi della Cia che dà l'ordine di torturare un innocente sospettato di terrorismo, al dramma 'Leoni per agnelli' di Robert Redford, nel ruolo di una giornalista che un rampante senatore repubblicano (Tom Cruise) cerca di manipolare. Nel mezzo di questo turbillon la Streep appare serafica, calma, bellissima, e si presenta a questa intervista a New York senza trucco, con i lunghi capelli biondi legati in una semplice coda di cavallo.

In 'Leoni per agnelli' lei interpreta una reporter: com'è stato, dopo tanti anni di interviste, essere dall'altro lato della barricata?
"Non creda che ci sia una grande differenza tra lei e un attore. Parte integrante del lavoro di un giornalista, soprattutto in politica, è saper affrontare un'intervista con la consapevolezza che l'intervistato ti dice un sacco di bugie, quindi devi scavare per trovare la verità. In un certo senso è quello che fa un attore: rivangare la superfice e cercare la verità nascosta sotto le apparenze, quello che lo anima e che fa muovere quella particolare storia".

Lei è stata descritta come un'artista e donna brillante, divertente, ambiziosa, intuitiva. Secondo lei, qual è la sua più spiccata virtù, quella che davvero la definisce?
"L'impazienza, che è anche il tratto peggiore del mio carattere: senza l'impazienza non avrei fatto nulla nella vita. Credo di avere un'altra virtù, una virtù che manca del tutto a George Bush: sono capace di ammettere gli sbagli fatti. E ho molta energia vitale: sono adrenalinica per natura".

Anche il suo film 'Rendition' è al centro dell'attenzione in questi giorni. Un commento?
"È stato incredibile negli ultimi giorni aprire il giornale e vedere che la tortura è ancora un argomento di dibattito: è incredibile che i legislatori si permettano di porsi la domanda se sia o meno contro la nostra Costituzione".

Vede speranze di cambiamento fra i giovani?
"Ho quattro giovani americani intorno, i miei figli, e guardandoli crescere sono convinta che le cose possano cambiare molto rapidamente. Credo che il pendolo stia cominciando la sua fase di oscillazione in una direzione diversa, più attenta all'ambiente".

Nel lavoro, i suoi figli seguono i suoi passi?
"Mio figlio fa il musicista a Los Angeles e per mantenersi lavora in una galleria d'arte, Mamie (che ha interpretato il ruolo della Streep da giovane nel recente 'Evening' con Vanessa Redgrave, ndr.) sta recitando in teatro a Williamstown, Gracie è all'università e il più piccolo sta finendo il liceo. Sono tutti molto presi dalle loro vite, e ovviamente riceveranno tutti i necessari incoraggiamenti da noi genitori, qualunque decisione prendano".

Ultimamente lei sta lavorando tantissimo, non abbiamo mai visto tanti suoi film in produzione. Lei sfata il concetto che non ci sono ruoli per donne oltre i 50 a Hollywood.
"Credo che sia anche un effetto del periodo in cui viviamo. Ci sono più film su argomenti importanti e complessi, adatti ad attrici della mia età. Questo è anche dovuto al fatto che ci sono più donne in posizioni decisionali, e in questo senso la situazione sta migliorando rispetto a quando ho cominciato: alle donne al potere non interessano solo belle ragazze di 20 anni".

Quindi lei non si sente una vittima delle esigenze della moda, della bellezza, dell'eterna giovinezza?
"No, ma ho vissuto tutto questo attraverso le crisi delle mie figlie, soprattutto quando erano più giovani: per me basta che si mettano una T shirt e sono bellissime, mentre loro si sentono sempre orribili, un concetto rinforzato dall'industria della moda e della pubblicità. Lo vedevo già io da ragazzina, quanto le pagine delle riviste di moda mi facessero sentire inadeguata. Ho passato anni a cercare di convincerle che è quello che fanno nella vita che conta, non il loro look, ma è difficile convincerle. Per fortuna io non ho di questi problemi: la mia faccia mi va bene com'è, i capelli pure".

Quali sono i vestiti preferiti nel suo armadio?
"Cerco di minimizzare, di avere il meno possibile. Ci sono tre cose di cui non mi stanco mai: un certo paio di jeans, una camicia e una giacca che mi piace particolarmente. Ho ancora cose dai tempi dell'università: è tragico, ma poi sono le cose che le mie figlie mi portano via, perché tutto quello che è vintage è adorabile. Tanto io in quei vestiti non ci entro più. Il problema è quando mi devo vestire per qualche occasione elegante: allora meno male che c'è Valentino, che adoro e che è sempre molto generoso con me. È un genio: è imbarazzante pensare da quanti decenni è sempre al top del mondo della moda".

Nel film che ha appena finito di girare, 'Mamma mia', lei canta dall'inizio alla fine...
"È stato bellissimo. Chiunque abbia lavorato con un gruppo di musicisti sa che la musica dà una grande gioia. C'è un grosso valore nel fare film come 'Rendition' o 'Leoni per agnelli', ma poi li devi equilibrare con un'infusione di gioia nel mondo".

Conosceva gli Abba?
"Sì, ma erano vent'anni che non sentivo la loro musica, non avevo più pensato a loro. Ma quando ho preso in mano il copione di 'Mamma mia' e abbiamo cominciato le prove, mi sono resa conto che mi ricordavo tutte le parole delle loro canzoni. Hanno proprio segnato un periodo della nostra vita, quei ragazzi".

da espresso.repubblica.it


Pubblicato : 14/11/2007 da Silvia Bizio (da espresso.repubblica.it) | 0 commenti
Categoria : PERSONAGGI

L'aggressione al paesaggio è «la minaccia più grave per il patrimonio culturale italiano»

L'aggressione al paesaggio E' «la minaccia più grave per il patrimonio culturale italiano»

Rutelli attacca l'«Italia dei geometri»: crescita senza stile, architetti sconfitti

Il vicepremier al convegno del Fai: presto il reato di frode paesaggistica


ASSISI - «Gli architetti e gli urbanisti del dopoguerra hanno perso una battaglia storica, magari anche per colpa della politica. Non sono riusciti a imporre una leadership culturale e quindi una cifra stilistica alla trasformazione del territorio nell'Italia contemporanea. Di fatto hanno vinto i geometri che hanno accondisceso in modo incompetente, sbrigativo e dozzinale a ogni bisogno del committente. Coi risultati che vediamo».

Francesco Rutelli, ministro per i Beni e le attività culturali, approfitta di una platea tra le più sensibili al tema del paesaggio per dichiarare «conclusa la stagione dell'espansione edilizia indefinita ». Il ministro parla al convegno del Fai, il Fondo per l'ambiente italiano presieduto da Giulia Maria Crespi, che ha organizzato un seminario interno («Sos paesaggio, aggiornarsi per intervenire ») ad uso dei volontari per dotarli di nuovi strumenti legislativi e normativi nelle loro attività. Il Fai è apprezzatissimo da Rutelli («siete un modello di dedizione, partecipazione, qualità, intelligenza »). Rutelli definisce l'attacco all'integrità del paesaggio «in assoluto la minaccia più grave per il patrimonio culturale italiano». Colpa, dice il ministro, «della crescita dei valori immobiliari, della fragilità della pianificazione, dei continui conflitti sulla tutela tra Stato, regioni e comuni». Ma è tempo di dire basta perché «siamo un Paese denso, stretto, fitto». E invia un messaggio molto chiaro alle regioni che ormai da tempo rivendicano piena autonomia in materia di gestione del territorio (guarda il caso Toscana): «La Corte Costituzionale, con la sentenza 367 del 7 novembre scorso, ha respinto tutti i ricorsi delle regioni contro lo Stato affermando che proprio allo Stato tocca il compito della tutela del paesaggio visto come "valore primario e assoluto". Quando arrivano i vincoli, questi vanno rispettati. Presto arriverà anche il reato di frode paesaggistica». Una dichiarazione di guerra, anche se molto soft, a «villettopoli».

Per di più il ministro conclude con una conferma: «Sia ben chiaro. Mai più condoni edilizi, così ha deciso questo governo ». Inevitabile l'applauso della platea (c'è anche, come delegato Fai, il neo-presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta).

Ma il convegno del Fai (il direttore generale Marco Magnifico ha illustrato le mille iniziative dell'associazione) serve a scoprire anche una fetta inedita d'Italia. E così, mentre le giunte toscane di centrosinistra sono contestate «da sinistra» per «villettopoli », da Assisi arriva la voce del suo sindaco di Forza Italia Claudio Ricci (giunta di centrodestra con tre liste civiche) che annuncia un programma avanguardistico e sperimentale in tema di tutela del paesaggio: «La nostra città è patrimonio Unesco dell'umanità. Entro gennaio inseriremo in quel piano di gestione, ma nel contesto del piano regolatore perché abbia piena efficacia, le linee- guida sperimentali di restauro del paesaggio. Saremo i primi a farlo. Dobbiamo spiegare che non è impossibile intervenire sul nostro territorio. Perché si può. Ma a patto di rispettare regole ben precise in materia di volumetrie, materiali, tecniche architettoniche, alberature, siepi. Indicheremo anche come realizzare un marciapiedi o gli infissi. Lo sviluppo è insomma possibile ma nel contesto di un restauro complessivo del paesaggio. Con questo spirito siamo riusciti a convincere molti autori di abusi ad abbatterli».

Applauditissimo l'intervento dell'assessore regionale all'urbanistica della Sardegna, Gian Valerio Sanna, (ex Margherita ora Pd) che lancia un allarme: «Lo Stato non può lasciarci soli nella lotta per la difesa del nostro territorio. Siamo sottoposti all'attacco dei Tribunali amministrativi regionali e delle multinazionali immobiliari. Ma col paesaggio è in gioco la dimensione stessa dell'uomo, la sua qualità di vita, quella delle future generazioni. Noi abbiamo subito adottato un piano paesaggistico, come chiedeva il Codice Urbani. E perché lo Stato non commissaria le regioni inadempienti? Vuole o non vuole far rispettare il dettato costituzionale sulla difesa del patrimonio paesaggistico?». Sulla polemica architetti- geometri di Rutelli, da Roma risponde Giorgio Muratore, docente di Storia dell'Arte e dell'architettura contemporanea a «La Sapienza », gran polemista: «L'attacco ai geometri? Un luogo comune che si legge da cinquant'anni a questa parte. Ora bisogna vedere quanto c'è di buono nel lavoro dei geometri e quanto c'è di cattivo nella cultura degli architetti ». Le colpe maggiore di chi sono? «Della politica. La "ciccia" è lì... E nel plusvalore che si ricava dagli immobili. Ormai l'Italia è il festival dell'abusivismo. Ma la pessima architettura spesso "firmata" corrisponde a scelte politiche e non tiene mai conto della qualità intrinseca del prodotto».

Paolo Conti
11 novembre 2007

da corriere.it


Pubblicato : 11/11/2007 da Paolo Conti (da corriere.it) | 0 commenti
Categoria : AMBIENTE & NATURA


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