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Pietro Scoppola, scomparso oggi...

2007-10-25 12:43

E' MORTO LO STORICO PIETRO SCOPPOLA


 ROMA - Pietro Scoppola, scomparso oggi a Roma prima di compiere gli 81 anni, era professore ordinario di Storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell'Università di Roma La Sapienza, dopo aver insegnato Storia del Risorgimento, Storia dei partiti e Storia dei rapporti tra Stato e Chiesa, diventando ordinario nel 1967 come docente di Storia della Chiesa.

Ma accanto al suo lavoro scientifico, lo studioso, nato a Roma il 14 dicembre del 1926, ha sempre svolto un ruolo impegnato civilmente nella società, non solo, per esempio, come direttore della rivista Il Mulino negli anni '70, ma anche arrivando a essere eletto senatore nella IX legislatura (1983-1987, quando ha fatto parte della Commissione Bozzi per le riforme istituzionali), come indipendente nelle liste della Dc e aver fatto parte della commissione di 12 saggi che hanno redatto il Manifesto del Partito Democratico.

Cattolico, ma libero nel pensiero e nelle elaborazioni dalle indicazioni della Chiesa (sino dalla campagna per il divorzio), ha fatto parte dell'Unione dei Progressisti 18 Ottobre e si è poi avvicinato alla Margherita. Membro della Commissione nazionale dell'Unesco e della Giunta centrale per gli studi storici. La sua ricerca si concentra così, in una prima fase, sul rapporto fra coscienza religiosa e coscienza civile, fra Chiesa e Stato nei secoli XIX e XX; sulla base di questa premessa affronta poi il tema della democrazia in Italia, delle sue origini, dei suoi sviluppi e della sua crisi, per approdare alla dibattuta questione della identità nazionale e della formazione e degli sviluppi del senso di cittadinanza. Scoppola, prima di avere una cattedra universitaria, aveva lavorato come funzionario parlamentare presso il Senato.

Fra i suoi maestri, alla facoltà di Giurisprudenza di Roma, c'era stato anche Arturo Carlo Jemolo, la cui lezione contribuisce a orientarlo verso gli studi di storia politico-religiosa. Ancora a Palazzo Madama, approfondisce gli studi interessandosi, in particolare, alla storia del movimento cattolico e della Democrazia cristiana. Fra le sue opere si ricordano 'Chiesa e Stato nella storia d'Italià (Laterza, 1967); 'La Chiesa e il fascismo' (Laterza, 1971); 'La Repubblica dei partiti. Profilo storico della democrazia in Italia' (1945-1990) (il Mulino, 1997); 'La costituzione contesa' (Einaudi 1998); '25 aprile. La Liberazione' (Einaudi 1995). Per la Storia d'Italia Einaudi 'Annali 17 - Il parlamento' (2001) ha composto il saggio 'Parlamento e governo da De Gasperi a Moro' e la recentissima 'La coscienza e il potere' (Laterza 2007).

 "Nessun evento storico rilevante è un fatto in sé - spiegava sempre ai suoi studenti - neanche gli eventi singoli come la scoperta dell'America o, più recentemente, la caduta del Muro di Berlino: la loro rilevanza è frutto di una interpretazione successiva. Qual è il vero significato di un'affermazione del genere? Forse che la conoscenza storica dovrebbe essere condannata all'arbitrarietà e all'infondatezza? Uno dei maggiori filosofi del nostro tempo, Hans Georg Gadamer, ha, non solo smentito, ma ha addirittura rovesciato questa affermazione, insegnandoci che la non completa oggettività delle scienze storiche deve essere considerata non come un limite, bensì come una ricchezza del sapere umano. La conoscenza storica è la relazione di un uomo del presente con uomini del passato, è un rapporto fra uomini". 

da ansa.it


Pubblicato : 25/10/2007 da da ansa.it | 0 commenti
Categoria : POLITICA

Montezemolo: «Una vicepresidenza al Veneto»

IL NUOVO ASSETTO DI CONFINDUSTRIA

Montezemolo: «Una vicepresidenza al Veneto»
Matteo Marian


Il leader nazionale assicura un posto di primo piano agli industriali regionali
Mister Ferrari «Sul welfare è stato raggiunto un accordo condivisibile. Ma i continui compromessi bloccano il Paese»  ROVIGO. Luca Cordero di Montezemolo fa ammenda pubblica: «Ho sbagliato a non dare il giusto peso al Veneto nella composizione dei vertici di Confindustria, ma non sarà più così». Davanti agli imprenditori veneti che ieri si sono riuniti ad Adria per un consiglio regionale allargato dell’associazione, il leader di viale dell’Astronomia promette: il Veneto avrà un posto di rilievo nel prossimo riassetto dei vertici. A una regione che produce il 10% del Pil nazionale spetta «una vicepresidenza».
Al cospetto dei sette presidenti delle territoriali venete e del numero uno regionale Andrea Riello, Montezemolo, per la prima volta, parla della sua successione. Un processo da condurre sotto il segno della continuità e con un Veneto compatto e non lacerato da divisioni, come è accaduto in occasione dell’elezione del numero uno della Fiat. Il presidente di Confindustria ha elogiato il lavoro dei vertici delle territoriali e del regionale, in modo particolare sotto il profilo dell’unità evocata per il prossimo rinnovo del governo di viale dell’Astronomia. Aggiungendo: «Non iniziamo a fare dei nomi ora, ci farebbe solo del male».
Un messaggio che, insieme all’analisi sullo stato di salute dell’economia italiana e sull’azione di governo (Finanziaria e protocollo sul welfare in particolare), ha raccolto la standing ovation in sala. Il Paese corre poco a parte le imprese e chi lavora, «che hanno il grande merito e l’orgoglio di essere le vere protagoniste della crescita» ha detto Montezemolo. «L’Italia, per il resto è ferma, ha una grande difficoltà ad affrontare e risolvere i veri problemi perdendosi nella ricerca di continui compromessi. Quindi dobbiamo guardare come priorità per avere fiducia nel futuro a una grande riforma dello Stato, bisogna fare una riforma della legge elettorale, dare potere di governo a chi vince le elezioni, tagliare troppi vantaggi inutili e sburocratizzare». Riguardo al protocollo sul welfare, il leader di Confindustria ha aggiunto: «Non ho capito perché siano stati necessari tutti questi incontri di tre giorni per tornare a dove si era. L’accordo è, comunque, condivisibile».
Scroscio di applausi in sala. «La seconda standing ovation dopo quella di gennaio a Padova» sottolinea Andrea Riello, che descrive l’incontro come «un confronto sereno sui temi d’attualità. Il presidente ha sottolineato il senso di responsabilità del sistema confindustriale veneto e di come questo rappresenti un patrimonio per il Paese». Riello, come da direttiva presidenziale, non si sbilancia sui nomi dei candidati leader: «L’auspicio è che la competizione sfoci in un’ampia convergenza e che la successione avvenga nella maggiore continuità possibile». Nessuna convergenza esplicita sul nome di Emma Marcegaglia (presente in sala). La partita, a sentire i commenti del gotha imprenditoriale nel paddock dell’International Raceway di Adria, è ancora tutta da giocare. Contorni più definiti, nonostante la scadenza non sia così prossima, ha, invece, il riassetto in chiave veneta.
Antonio Favrin si aggira all’interno dell’autodromo polesano con il pass per il Cda del «Sole-24 Ore» post quotazione; Andrea Tomat è in pole per raccogliere il testimone da Riello; Luciano Miotto alla guida di Treviso è una garanzia. «Lo conosco personalmente: è un imprenditore serio e preparato - commenta Massimo Calearo, presidente degli industriali vicentini e di Federmeccanica -. Resta il fatto che la decisione sul dopo Tomat spetta ai colleghi di Treviso». La casella della vicepresidenza veneta per viale dell’Astronomia chiuderà il cerchio. «Montezemolo ha riconosciuto come legittima l’aspirazione del Veneto» si limita a sottolineare Riello. Ovvero uno dei due big veneti che guardano a Roma. L’altro è Calearo, che finito il vertice, si concede un giro in Ferrari sulla pista di Adria al fianco di Montezemolo. «Un ottimo pilota, sia di bolidi come questo sia di Confindustria» scherza Calearo. Un caso che il co-pilota scelto, per l’occasione, da mister Ferrari sia il leader degli industriali vicentini? La risposta, da decifrare, sta in un sorriso.

da espresso.repubblica.it


Pubblicato : 19/10/2007 da Matteo Marian (da espresso.repubblica.it) | 0 commenti
Categoria : POLITICA

VICENZA - Cellulari modificati, regalati e usati come occhi e orecchie...

CRONACA

Un giro enorme di cellulari modificati che registrano sms e chiamate

Oltre ai reati, centinaia di episodi paradossali ma anche di crisi familiari

Boccaccio? Lo trovi sul telefonino

400 indagati per i software-spia

Il programma scoperto indagando su Danilo Coppola.

Ci sono persino quattro coniugi che abitano nello stesso palazzo, avevano relazioni incorociate e si spiavano a vicenda


 VICENZA - Cellulari modificati, regalati e usati come occhi e orecchie per controllare in qualche caso l'onestà di dipendenti, le frequentazioni dei figli, ma soprattutto la fedeltà di centinaia di mogli, mariti e fidanzati.

E' quanto emerge dall'inchiesta "Spy Phones" della Guardia di Finanza di Vicenza, in cui sono coinvolte oltre 400 persone. Il sistema si chiama 'Polifemo', ed è capace, se inserito in un telefono cellulare detto 'schiavo', di monitorarne, registrandole su un analogo apparecchio 'pilota', sms e chiamate oltre a funzionare come cimice ambientale.

Sarebbe stata l'inchiesta sul crack dell'imprenditore romano Danilo Coppola a portare alla luce questo strumento.

Le Fiamme Gialle hanno denunciato per associazione a delinquere cinque persone ritenute 'menti dell'impresa, mentre sono state denunciate per vari reati tra cui intercettazioni abusive e accesso abusivo a sistemi informatici altre 420 persone; segnalati una ventina di rivenditori di telefoni che potrebbero essere stati in grado di applicare i sistemi spia.

Ma oltre agli aspetti penali, la massa di documenti dell'indagine mette a nudo "vizietti" di mezza Italia, elaborando una casistica nella quale avrebbero attinto volentieri Boccaccio e Flaubert, ma anche rivelando episodi di crisi familiari e tragedie sfiorate. In quest'ultimo caso, sono stati proprio gli uomini delle Fiamme Gialle di Palermo a evitare che una giovane moglie passasse alle vie di fatto contro il marito dopo aver scoperto che l'uomo le aveva regalato un cellulare "taroccato" grazie al quale spiava parole e movimenti.

L'episodio più incredibile tra quelli descritti dalla Gdf è tuttavia targato Napoli. In un condominio i coniugi di due coppie avevano intrecciato tra loro delle relazioni a insaputa dei rispettivi partners. Tutti e quattro erano però dotati di telefoni spia che hanno evidenziato la tresca. I quattro protagonisti si trovano ora nel duplice ruolo di parti offese e di indagati.

A Genova, poi, una signora si è accorta che qualcosa non andava nel suo portatile perchè ha visto improvvisamente raddoppiarsi i costi, risultato inevitabile considerato che ogni sms ricevuto o inviato veniva "rimbalzato" con uguali spese, sul telefono di chi la stava controllando.

da repubblica.it


Pubblicato : 19/10/2007 da da www.repubblica.it | 0 commenti
Categoria : In VENETO

Vicenza «Qui polveri superiori rispetto a città più grandi»

É il risultato choc di un’indagine effettuata a Vicenza tra il 2002 e il 2005 sugli effetti sulla salute umana del cosiddetto particolato, cioè pm10 e pm2.5 

«Qui polveri superiori rispetto a città più grandi» 


La ricerca è stata condotta da due docenti del dipartimento di Scienze Chimiche di Padova. Unico rimedio: ridurre le fonti inquinanti
 
«A Vicenza, gli effetti attribuibili all'esposizione a breve termine alle polveri sottili sono quantificabili in circa venti decessi all'anno». E' uno dei risultati-choc dell'indagine effettuata a Vicenza tra il 2002 e il 2005 sulle conseguenze sulla salute umana del cosiddetto particolato atmosferico, come le polveri sottili (pm10) o quelle ultrasottili (pm2.5). L'autore è Andrea Tapparo, professore al Dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Padova nonché consigliere in circoscrizione 6 di Vicenza, il quale, assieme alla collega Francesca Dalla Montà, ha portato a termine un'importante ricerca sull'impatto sanitario attribuibile all'esposizione a breve e a lungo termine al pm10 della popolazione che risiede nel comune di Vicenza. Quelli emersi sono dati allarmanti, anche perché le concentrazioni delle polveri rilevate a Vicenza, nel periodo 2002-2005, risultano «significativamente superiori a quelle mediamente riscontrate nelle maggiori città italiane».

A poche settimane dal via delle nuove limitazioni del traffico per vecchi diesel e auto non catalizzate, che dovrebbero interessare non solo la zona racchiusa dalla circonvallazione esterna ma anche tre quartieri - San Lazzaro, Laghetto e San Pio X - ecco dunque una nuova indagine sulla pericolosità del particolato atmosferico. Particolato che di solito si impenna con l'arrivo della stagione invernale, complici le caldaie accese, le attività industriali e il traffico veicolare. L'aria di Vicenza sempre più inquinata quindi? Pare di sì, almeno per quanto riguarda pm10 e pm2.5. A confermarlo, ora, non c'è solo il Rapporto sulla qualità dell'aria redatto dal Comune di Vicenza (quello del 2006 aveva registrato polveri da record), ma anche l'indagine eseguita dal professor Tapparo e dalla professoressa Dalla Montà.

In base ai loro dati, anche i ricoveri ospedalieri attribuibili all'esposizione al pm10 hanno un'incidenza elevata: quelli per patologie cardiovascolari sarebbero 20-25 all'anno, mentre i ricoveri legati a cause respiratorie acute sarebbero dai 20 ai 26 all'anno. Più consistenti appaiono gli effetti a lungo termine: «Tra il 2002 e il 2005 viene stimata un'incidenza del 17,3 \% della mortalità cronica (per adulti con più di 30 anni) che corrisponde a 178 decessi all'anno attribuibili al particolato atmosferico, di cui 14 per cancro al polmone e 29 per infarto». Si tratta di stime che, spiegano i due professori, riferendosi a una realtà urbana di 115 mila abitanti, «mettono in luce le pesanti conseguenze che gli elevati livelli di inquinamento da pm10, misurati a Vicenza negli ultimi anni, producono sulla salute». Senza contare, aggiungono, i «costi sociali ed economici a carico della collettività, evidenziabili con la perdita di giornate lavorative e il carico per il Servizio sanitario nazionale». Rimedi? Secondo l'indagine, è necessario che a livello europeo e locale vengano predisposte urgenti azioni contro l'inquinamento atmosferico urbano, pianificando la riduzione delle fonti.

Roberto Cervellin
 
da gazzettino.quinordest.it


Pubblicato : 05/10/2007 da Roberto Cervellin (da gazzettino.quinordest.it) | 0 commenti
Categoria : In VENETO

E' accaduto e ancora accadrà... non solo in Veneto.

Una truffa ben congegnata ha carpito la buona fede di Chisciotte che ha dovuto pagare quanto la giustizia gli ha imposto... senza neppure ascoltare le sue ragioni!

Chisciotte si sfoga con Arlecchino e racconta l'accaduto, indicando ciò che vorrebbe scrivere per togliersi almeno la soddisfazione di chiamare i furbacchioni come si meritano.

Ma... non potrà farlo.

  Scrive al suo legale:


Gentile Avvocato XXXXXoo,

mentre sto ancora riflettendo se concludere o meno la vergognosa questione, sono a chiederle se cortesemente mi autorizza la sottostante lettera che voglio inviare allo XXXXX avvocato di XXXXX, unitamente all'assegno e alla lettera di accompagnamento da lei suggerita.

Lei conosce i tempi che ci restano, se il suo riscontro mi arriva con urgenza con altrettanta rapidità spedirò il tutto. Ob torto collo.

Cordiali saluti
 
Chisciotte
 

...........................
...........................

 


Avvocato xxxxx.

in allegato e in questa stessa raccomandata invio l'assegno che chiude la mia triste esperienza con la ditta xxxxx

Mi sono deciso a chiudere in questo modo, consigliato dal mio Avvocato xxxxxoo, sentendomi costretto dalla presa d'atto di quanto sia difficile e costoso portare le proprie ragioni sotto il capestro dell'attuale modo di fare giustizia, che di fatto favorisce chi ha comportamenti amorali, scorretti, arroganti e incentiva chi opera sul mercato dimostrando mancanza di scrupoli.

Ma la cosa che mi ha fatto rassegnare e sottostare a questa costosa forca caudina, è stata l'impossibilità di ottenere una perizia tecnica da parte di altri vivaisti che a parole mi danno del cretino che si è fatto "fregare", ma non mettono per iscritto in cosa consiste la "fregatura" datami dalla ditta xxxxx.

La ditta xxxxx, carpendo la mia buona fede, ha venduto a prezzi carissimi alberi sofferenti, li ha trapiantati senza perizia, non ha dato seguito alle richieste di darmi assistenza nella postvendita per cercare di recuperarli e ha rifiutato una composizione bonaria promessa alle mie prime contestazioni.

Il risultato di questa azione truffaldina è che, dopo costi aggiuntivi, altri giardinieri stanno tentando di salvare l'Ulivo e la Quercia da sughero mentre il Corbezzolo andrà tagliato perchè sta morendo.

Per quello che può servire alla sua presa di conoscenza allego fotografie di quanto dichiaro più sopra.

In tal modo, vergognoso, si risolve e conclude la disputa tra le due parti.

Ovviamente mi riservo come privato cittadino di far conoscere in ogni occasione, associazione consumatori o ente preposti alla tutela dei cittadini, in ogni sede opportuna ed anche a mezzo stampa o internet, il trattamento in cui la mia persona si è trovata  raggirata e le mie ragioni compromesse.

Chiederò chiarimenti anche sul perchè mi fu applicata l'IVA in fattura su prezzi al dettaglio.

Saluti

Chisciotte


PS: Avevo intenzione di saldare di persona al signor xxxxx, invitandolo a vedere con i suoi occhi i risultati del suo modo di agire. Ma sono in cura per il cuore malandato e non vorrei ricevere atri danni dal triste episodio accaduto in Veneto. 

..........................

Chisciotte mi fa sapere che il suo legale gli ha "proibito" di inviare la lettera (qui/su trascritta) perchè gli avrebbe procurato complicazioni costose e pericolose reazioni da parte dei truffatori.

Chisciotte ha seppellito il tutto vicino ad un mulino a vento e mentre ricopriva di sterco (costosissimo tra l'altro) le proprie ragioni e la propria dignità, alzò gli occhi al cielo, imprecando contro avvocati e furbacchioni, sperando nella divina giustizia.

ciaoooooooooo

segue

               


Pubblicato : 02/10/2007 da Chisciotte racconta... ad Arlecchino | 1 commenti
Categoria : In VENETO

«Sto per morire, ma non sono depresso»

IL DOCENTE STA AFFRONTANDO LE SUE ULTIME SETTIMANE DI VITA

«Sto per morire, ma non sono depresso»

In Rete l'ultima lezione del prof Randy Pausch all'università di Pittsbourgh. «Così ho realizzato i miei sogni»


PITTSBOURGH (Stati Uniti) - In molte università statunitensi è diventata una tradizione quella delle cosidette «last lectures»: professori preparano una lezione, come se fosse l'ultima della loro vita. Quella di Randy Pausch è particolarmente autentica visto che l'informatico morirà presto di cancro. Il video della sua conferenza è diventato un hit in Rete.
 
LEZIONE - E' prassi oramai in molte facoltà ospitare grandi luminari che discutono filosoficamente e danno suggerimenti e consigli ai propri studenti. Quando la Carnegie Mellon University di Pittsbourgh, una delle più prestigiose università americane, ha invitato il suo professore Randy Pausch alla «last lecture», non l'ha fatto solo per caso. Il quarantaseienne Pausch ha però dovuto prendere questo invito alla lettera. Il discorso, a fine settembre davanti a 400 studenti, per lui è stato davvero l'ultimo. «Really Achieving Your Childhood Dreams» (Come avverare veramente i tuoi sogni d'infanzia) per molti è stato un capolavoro, al tempo stesso divertente, commovente e illuminante.

CANCRO - Da oltre un anno Randy Pausch lotta contro dieci tumori maligni, nidificati nel suo fegato. Già direttore dell'Entertainment Technology Center presso la stessa università, nonchè esponente particolarmente noto della comunità statunitense di Interazione Uomo-Macchina per le sue ricerche nell'ambito della realtà virtuale e dei videogiochi, al professor Pausch restano solo più alcuni mesi di vita. Anche se le molte operazioni e la chemioterapia lo hanno disabilitato, il suo senso dell'umorismo non è sparito. Tanto che le radiografie dei suoi tumori sono state le prime ad essere proiettate sulla parete a inizio della lezione. Un reporter della Cbs ha chiesto se sarà ancora vivo a Natale. «Le probabilità - è stata la sua risposta - sono 50 su 50». E per il giorno della Festa del papà (negli Usa il 15 giugno)? «Per quello non mi dovrete più comprare regali», è stato il suo commento.

SOGNI REALIZZATI - Nella sua ultima lezione, aperta al pubblico e trasmessa via webcast, il professore parla dei suoi sogni e della loro realizzazione. Ed è stato talmente coinvolgente e toccante, che il video è stato scaricato già oltre un milione di volte. Le grandi emittenti americane hanno raccontato la sua storia. Il Wall Street Journal ha definito la sua ultima lezione «The lecture of a lifetime». Nei forum americani le sue riflessioni vengono paragonate, da chi ha visto il video, ai più commoventi versi di poeti di fama mondiale quali Dylan Thomas. Alcune delle sue massime possono sembrare leziose, vengono però presentate con tale lucidità e saggezza, che non disturbano affatto. Nella sua relazione di quasi un'ora e mezza, Pausch mostra - sarcasticamente - le tante risposte negative ricevute negli anni alle sue domande di lavoro. Ricorda poi i tanti litigi e le frustrazioni avute con le persone, che, in qualche modo ha sempre risolto. Ne deduce: «Sii paziente con gli altri, prima o poi ti sorprenderanno e impressioneranno». E infine, la lezione per la vita: «Se conduci una vita onesta, i tuoi sogni si realizzeranno».

STAR TREK - Dell'infanzia, dice Pausch, ricorda i tanti desideri: «Trascorrere qualche minuto nell'assenza di gravità; giocare a football nella Nfl; realizzare parchi di divertimento; essere Captain Kirk di "Star Trek"». Tranne quello di giocare nella League, i suoi sogni si sono in parte tutti avverati: ha realizzato le attrazioni virtuali del parco della Disney, come le montagne russe ispirate ai "Pirati dei Caribi"; suo è il popolare Curriculum elettronico, che aiuta gli studenti a divertirsi mentre sgobbano sull'informatica - e come ricompensa, la "US Air Force" lo ha invitato a bordo di un aereo che simula l'assenza di gravità. Inoltre, quando Pausch già era un professore affermato, persino William Shatner, l'interprete del capitano Kirk, è venuto a trovarlo in laboratorio.

«NON SONO DEPRESSO» - Ciò nonostante, più delle sue storie di successo, lo spettatore si commuove davanti all'atteggiamento fiducioso del malato terminale. Non ha parlato di religione, spiritualità o di cancro. «Mi spiace se probabilmente non sono così depresso, come invece dovrei essere», scherza Pausch. E per dimostrare che è in forma fà addirittura delle flessioni sul palco: «La mia condizione fisica è migliore di quella di molti spettatori tra il pubblico», sogghigna. Racconta poi, scherzando, della sua conversione sul letto di morte: «Ho comprato un computer della Apple». E infine sfida tutti i genitori: «Se i vostri figli colorano la parete della loro cameretta - lasciateli fare. Rilassatevi semplicemente».

MEMORIA - Una lezione di vita, quella trasmessa in Rete, seguita da milioni di americani in tutto il paese. Tuttavia era pensata per un pubblico molto più ristretto: la moglie di Pausch e i suoi tre figli, dei quali il più grande ha appena cinque anni. «Loro vedranno il video quando saranno adulti», dice. Un portavoce della Electronic Arts, alla fine dell'intervento, annuncia la costituzione di una borsa di studio alla memoria di Randy Pausch, un rappresentante dell'Università comunica successivamente che il ponte del campus, che collega il dipartimento d'informatica a quello delle arti, sarà dedicato alla memoria di Randy. Obbligatoria infine - anche se non richiesta - la standing ovation, al termine della lezione.


Elmar Burchia
02 ottobre 2007

da corriere.it


Pubblicato : 02/10/2007 da Elmar Burchia (da corriere.it) | 1 commenti
Categoria : PERSONAGGI

"The War": la televisione Usa fa parlare i reduci del 1941-’45

2/10/2007 (8:24)

"Quando MacArthur ci abbandonò ai giap"

"The War": la televisione Usa fa parlare i reduci del 1941-’45

MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK


Adolf Hitler pianificò l’occupazione degli Stati Uniti, contea per contea, il generale Douglas MacArthur tradì i suoi 78 mila soldati fuggendo nella notte e il sergente nippoamericano dell’Us Army che ebbe il battesimo del fuoco a nord di Roma era uscito da un campo di internamento nelle Hawaii. Queste tre storie inedite non sono che un tassello di The War, il monumentale documentario realizzato dal regista Ken Burns applicando la stessa tecnica con cui il francese Claude Lanzmann, nell’85, confezionò Shoah: raccontare la Storia dal basso, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti che descrivono le emozioni di ieri come se avvenissero oggi, consentendo a chi non le ha vissute di farle proprie.

Nelle 15 ore di The War, in onda sul canale tv Pbs, oltre cinquanta testimoni ripercorrono la partecipazone degli Stati Uniti alla Seconda guerra mondiale, partendo dalla domenica dell’attacco a sorpresa dei giapponesi contro Pearl Harbour. Quello stesso 7 dicembre 1941 le armate del Sol Levante assaltarono le Filippine, caposaldo della presenza americana nel Pacifico, costringendo le truppe Usa e filippine a una drammatica ritirata verso la penisola di Bataan e la roccaforte di Corregidor. «Eravamo assediati - ricorda Glenn Frazier di Fort Deposit, Alabama, allora giovane soldato arruolatosi nel settembre 1941 per lasciarsi alle spalle una storia d’amore fallita - e credevamo nel generale MacArthur, che ogni giorno ci faceva ripetere che delle navi erano in arrivo con i rinforzi».

Americani e filippini combatterono fino allo stremo contro le soverchianti forze nipponiche, convinti che guadagnando tempo «ci saremmo salvati. Ma una notte MacArthur fuggì su una barca veloce assieme alla famiglia e ai suoi attendenti. Lo sapemmo il giorno dopo, quando pronunciò dall’Australia il discorso in cui disse che sarebbe tornato», dice Frazier, riferendosi all’annuncio che la storiografia ha registrato come la promessa di riscatto - che avvenne nell’ottobre ‘44 - ma che lui ricorda come un bruciante sentimento di tradimento, condiviso dai 78 mila militari che vennero catturati dai giapponesi andando incontro a lunghi anni di terribile detenzione nei campi di internamento del Sud-est asiatico.

Ray Leopold, di Waterbury in Connecticut, è invece il soldato di fanteria mandato a combattere sulle Ardenne nel ‘44 con stampata sulla piastrina di identità la lettera «H» (per «Hebrew», ebreo) e dunque con il timore che essere catturato dai tedeschi avrebbe significato una morte certa. Anziché cadere nelle mani nemiche fu però lui, durante quella che per gli americani è «la battaglia del Bulge», a catturare un soldato del Terzo Reich, trovadosi sorprendentemente di fronte a un tedesco che parlava un ottimo inglese «senza accento» e conosceva a menadito la geografia di Waterbury, «fino a ricordare il nome del piccolo fiume che la attraversa». Quando Leopold chiese al prigionero come facesse a sapere tanti dettagli del proprio luogo natale si sentì rispondere: «Sono stato addestrato per l’amministrazione dei territori americani», che Hitler aveva pianificato in vista dell’occupazione dell’intero Nord America, dopo la vittoria finale contro le democrazie.

Per raccontare il conflitto e i suoi protagonisti rimasti per oltre mezzo secolo sconosciuti al grande pubblico Burns parte da quattro città che descrivono le diversità di una nazione-continente: il centro industriale di Waterbury, in Connecticut, sulla costa dell’Atlantico, Sacramento, capitale della California e della corsa all’oro, Mobile, nel profondo sud dell’Alabama, e Luverne, piccolo centro che contava all’epoca poco più di tremila abitanti, nelle praterie del Minnesota.

Il mosaico di vite, che sovrappone vicende personali ed eventi epocali, descrive non solo il conflitto ma anche il fronte interno, come nel caso di Emma Belle Petcher che, finito il liceo nel ‘42, decise di andare a Mobile per lavorare in una fabbrica di aeroplani, affermandosi come una delle dipendenti migliori e riuscendo a mettere da parte quanto necessario per continuare gli studi all’Università dell’Alabama.

I volti di The War descrivono le molte identità - etniche e religiose - degli Stati Uniti e dunque anche quella degli americani con gli occhi a mandorla, nati alle Hawaii, che scoprirono di essere «diversi dagli altri» all’indomani dell’attacco giapponese. «Enemy alien», nemico straniero, era anche Daniel Inouye che chiese invano a più riprese di essere arruolato ma finì in un campo d’internamento fino a quando, nel ‘42, la sua domanda venne accettata e lui andò a combatte a nord di Roma, risalendo poi la Penisola con l’Us Army con un desiderio di riscatto e un amore per l’America che lo hanno portato a diventare senatore dello Stato delle Hawaii, carica alla quale è stato rieletto per sei volte di seguito.

E John Gray, afroamericano dell’Alabama, non riusciva a credere che per difendere la libertà di altri popoli avrebbe potuto servire solo in unità composte da chi aveva la pelle nera, ma un ufficiale glielo spiegò così: «Sei nato con il colore sbagliato».

da lastampa.it


Pubblicato : 02/10/2007 da MAURIZIO MOLINARI (da lastampa) | 0 commenti
Categoria : STORIE: BELLE & BRUTTE

Ha fotografato la morte.

L’ultimo scoop di Kenji Nagai

di Antonio V. Gelormini


Ha fotografato la morte.

Il suo slancio eroico è tutto racchiuso in quell’ultimo scatto, nella più
scomoda delle posizioni, vittima inerme della violenza dei generali birmani.

L’ha incontrata in una strada di Rangoon, aveva una divisa verde militare,
il gelido bruciore di una scarica di mitra e, scoop nello scoop, calzava
un paio di infradito.

Nessun flash per cercare di abbagliare lo sguardo freddo dell’esecutore, ma
la sua raffica di scatti è stato l’ultimo e moderno grido di un patriottismo
senza confini.

Il gesto impavido di un autentico samurai del reportage diguerra.

Kenji Nagai, insieme alla schiera di monaci dal “sanghati” color
zafferano, diventerà l’icona indelebile di questa drammatica pagina di
storia orientale e il simbolo devastante di una caparbia vocazione, a quella
che Alessandro Piperno ha definito: “la religione della libertà”.

Quello scatto fatale, al tempo stesso, diventa un appello al mondo intero,
per sostenere l’impari guerra di chi si ostina a combattere, con le armi
della non violenza e della dignità, gli abusi della dittatura di una giunta
militare, come quella birmana, o le ipocrisie di vicini asiatici in affari
come India, Cina e Russia.

Un appello soprattutto a quell’Occidente, fortemente smarrito e armato solo
della retina di una reflex e di uno zoom non sufficientemente potente.

(gelormini@katamail.com)


da gargonza.it


Pubblicato : 01/10/2007 da da gargonza mailing list | 0 commenti
Categoria : STORIE: BELLE & BRUTTE

Giuseppe Di Vittorio

Siamo a Cerignola, la vigilia di Natale del 1920, e a casa di Giuseppe Di Vittorio arriva un cesto-dono offerto dal conte Giuseppe Pavoncelli, proprietario terriero e signorotto del paese, nonché spesso controparte delle locali battaglie sociali del sindacalista pugliese. E per questo, da lui chiamato “il Principale”.

La missiva motiva il rifiuto sofferto di quel dono, in un’epoca di povertà assoluta per la sua famiglia. Finora inedita, è stata ritrovata durante un sopralluogo dagli sceneggiatori che stanno preparando un film sul leader sindacale, morto cinquant’anni fa. E sarà custodita a Cerignola (Foggia) da “Casa Di Vittorio”, il progetto-contenitore diretto da Giovanni Rinaldi.

La lettera parla da sé. Trasuda etica, dignità e reciproco rispetto tra “signori” d’altri tempi. Si direbbe lontana anni luce dalla realtà raccontata recentemente da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.

E rivela il raffinato senso politico-diplomatico di Giuseppe Di Vittorio, che con la richiesta finale della “stessa persona”, per il ritiro del dono, in un ideale scorrere al contrario dell’immagine, cerca di cancellare ogni traccia del fatto e di considerarlo come mai accaduto.

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Egregio Sig. Preziuso,

 In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po' di ben di Dio che mi ha mandato. Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato.

Ma io sono un uomo politico attivo, un militante. E si sa che la politica ha delle esigenze crudeli, talvolta brutali anche perché - in gran parte - è fatta di esagerazioni e di insinuazioni, specialmente in un ambiente - come il nostro - ghiotto di pettegolezzi più o meno piccanti.

Io, Lei ed il Principale, siamo convinti della nostra personale onestà ma per la mia situazione politica non basta l'intima coscienza della propria onestà. E' necessaria - e Lei lo intende - anche l'onestà esteriore.

Se sul nulla si sono ricamati pettegolezzi ripugnanti ad ogni coscienza di galantuomo, su d'una cortesia - sia pure nobilissima come quella in parola - si ricamerebbe chi sa che cosa. Sì che, io, a preventiva tutela della mia dignità politica e del buon nome di Giuseppe Pavoncelli, che stimo moltissimo come galantuomo, come studioso e come laborioso, sono costretto a non accettare il regalo, il cui solo pensiero mi è di pieno gradimento.

Vorrei spiegarmi più lungamente per dimostrarle e convincerla che la mia non è, non vuol essere superbia, ma credo di essere stato già chiaro. Il resto s'intuisce.

Perciò La prego di mandare qualcuno, possibilmente la stessa persona, a ritirare gli oggetti portati.

Ringrazio di cuore Lei ed il Principale e distintamente per gli auguri alla mia Signora.

Dev.mo
Giuseppe Di Vittorio

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da gargonza mailing list (portato da A. V. Gilormini)


Pubblicato : 01/10/2007 da da gargonza mailing list | 0 commenti
Categoria : PERSONAGGI


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