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| cogito ergo sum |
ore 7,50
Nella mia vita non ho avuto grandi maestri, ma da ognuno ho imparato qualcosa.
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| Voghè, che il nostro onor se comincià dal remo |
15/11/2009
Il mio Dna di veneziano SANDRO CAPPELLETTO
«Voghè, che il nostro onor se comincià dal remo»: così dice il comandamento di una società remiera di Cannaregio. In vetrina, un remo e una forcola. Venezia è nata così: tanta acqua e tanti remi, prima per spingersi all’interno della Laguna e salvarsi dai nemici invasori, poi per uscire in mare e creare la Serenissima Maestosa.
Ogni anno, mentre partecipano alla Vogalonga o una delle tante regate in programma, moltissimi degli ormai pochi veneziani rimasti in Centro Storico, si sentono i nuovi attori di una storia antichissima. Il nostro dna è fatto di varie cose. Non sei veneziano se, la notte del Redentore, a luglio, non vai proprio sotto la «machina» a vedere partire i fuochi d’artificio più luminosi del mondo. Se, in quei giorni, non attraversi i ponti di barche che collegano la Giudecca e le Zattere, se, quando la nebbia cala fissa, non senti il desiderio di uscire e perderti lì dentro.
Se non sai elencare subito, a memoria, almeno sei bacari dove andare a ombre e cicheti lungo la Strada Nova. Se non sei mai entrato alla Chiesa della Pietà dove Vivaldi faceva musica, se non vai a cercare cappe nella secca vicino al Forte di Sant’Andrea, se non hai pianto mentre la Fenice bruciava, se, quando qualcuno ti dice che la tua città sta morendo, non gli rispondi che lui sta facendo soltanto la solita letteratura, mentre tu vai a sentire l’aria salata che si ingolfa in Calle del Vento, e ti sbatte in faccia.
Proprio mentre una gigantesca nave da crociera piena di turisti felici ti passa davanti e ti manda di traverso il folpetto che hai appena mangiato.
da lastampa.it |
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| Teniamolo solo per noi... |
Da giovane pensavo che le puttane sono anche mamme... a volte
Adesso da vecchio penso che le mamme sono anche puttane... spesso.
... chiedete a "lui". |
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| CARO PRIMO MAGGIO (Vasco). |
Caro 1° maggio.
Sono felice di partecipare anch’io quest’anno alla festa. Per me è un “ritorno”. Sono passati 10 anni da quando mi accogliesti tra le tue braccia rock. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Per me è andata sempre bene e torno con riconoscenza. Peccato che per il nostro paese non si possa dire altrettanto. Non vedo un bel clima in giro. La crisi economica e, soprattutto, la difficoltà per molti di arrivare a fine mese. Ma anche le conquiste di libertà e convivenza civili, faticosamente raggiunte negli ultimi decenni, rimesse in discussione, addirittura a rischio di annullamento. Non tira una bella aria e non è certo il mondo che vorrei. Non mi occupo di politica e “governare” tra l’altro è un termine che non ho mai gradito. Tu sai quanta importanza hanno per me le parole. Si dovrebbe dire “amministrare”. Sarebbe più corretto. Dalle mie parti “governare” s’intende accudire gli animali.
Ma “noi” siamo qui per portarti un po’ di gioia. Questo, per me, è il momento della solidarietà. Vorrei restituire un po’ di quello che ho ricevuto.
Sarà una splendida giornata.
Vasco Rossi
da sinistraelibertà. |
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| UN GIOVANE DA VERO RECLUSO CI INVITA A RIFLETTERE |
CARCERI: GIOVANE DETENUTO SCRIVE A CONCORRENTI GRANDE FRATELLO, NOI I VERI RECLUSI
Come pseudonimo ha scelto '38', un numero - spiega - che gli porta fortuna. Ha 20 anni, da quattro é detenuto nel carcere minorile Malaspina di Palermo. Insieme ad altri tre ragazzi dell'istituto di pena, fa parte di una sorta di redazione nata nell'ambito del progetto In&out, finalizzato, tra l'altro, al reinserimento nella società dei minori in carcere. Trentotto e i suoi compagni, con l'aiuto dei giornalisti della redazione ANSA di Palermo, sono gli autori di una newsletter dal titolo "Il nostro giornale", un trimestrale telematico attraverso il quale i detenuti del Malaspina provano a raccontarsi.
L'idea della lettera aperta ai protagonisti de 'Il Grande Fratello' nasce da un incontro tra Trentotto, gli altri tre "cronisti" della redazione, e i giornalisti dell'ANSA.Le riflessioni del giovane detenuto, che ha voluto rivolgersi ai ragazzi del noto reality, segnano il suo "debutto" in un'iniziativa con cui si tenta di dar voce a chi, per forza di cose, non ha voce all'esterno.
Ecco il testo integrale della lettera
''Direte, giustamente, perche' non si e' mai contenti? Oppure perche' dici che non si e' mai contenti? Mi spiego meglio: oggi 26/03/09 e' iniziata una nuova attivita' e a mia vista e' apparsa molto interessante, cioe' penso di avere la possibilita' di dire pubblicamente tutto quello che penso e che ci dico sempre a quelli della televisione.Ad esempio quelli del Grande Fratello: tutto inizia perche' lo si vuole, tutti voi del G.F. che prima fate i provini e pregate il Signore che vi prendano e vi fanno entrare e poi come venite presi ed entrate dentro la casa dopo una settimana cominciate a piangere a lamentarvi che vi sentite chiusi,vi manca la famiglia ecc.ecc. pur sapendo che nel momento in cui volete aprite la porta e ve ne andate a casa vostra.Quando poi venite eliminati piangete per chi se ne va anche se sapete benissimo che e' una possibilita' in piu' per voi per vincere un sacco di soldi.Io dico ma veramente non si e' mai contenti allora nella vita.
Dico vi capita l'occasione di andarvi a divertire dentro la casa piu' desiderata d'Italia, diventate famosi, certe volte trovate pure qualche ragazza che in ogni edizione e 'e' sempre di che divertirsi ma nonostante tutto piangete e vi fate SCHIFIARE (disprezzare n.d.r.).Io sono un ragazzo che sfortunatamente si trova pure in una specie di G.F. solo che anziche' di G.F. si chiama IPMMalaspina di Palermo.Vi dico subito che non ho fatto nessun provino per entrare, sono stato scelto per caso mentre facevo una rapina comunque sono entrato perche' giustamente ho sbagliato con la legge pero' in fin dei conti guardo a voi che avete la bella vita giorno per giorno davanti agli occhi e non ve ne accorgete ad essere sincero neanche io me ne accorgevo quando ero fuori, certo non avevo tutto quello che avete voi li dentro pero' avevo la mia liberta', e per sentirmi togo (all'altezza n.d.r.) e per avere vestiti alla moda e soldi in tasca facevo lo scemo, ora che sono qua mi accorgo che se volevo potevo benissimo accontentarmi di tutto quello che avevo e non mi sono accontentato e ora sono qua.
Comunque vi faccio sapere che qua ragazze non ce ne e', non piango quando esce qualcuno, anzi sono piu' che contento e non vedo l'ora di essere eliminato anch 'io. Quando voglio non me ne posso andare a casa e la mia famiglia la vedo 1 ora a settimana, non si diventa famosi e non si vince niente, e' tutta una corsa verso la liberta'. Quello e' il vero montepremi.Con tutto cio' io non mi lamento perche' si dice piangere al morto sono lacrime perse (espressione dialettale che indica l'inutilita' di un'azione n.d.r.), devo solo aspettare e basta e anche se non ho fatto i provini per entrare dovevo pensarci prima, ma questa e' un 'altra cosa. Ora voi avete di che spassarvela e vi lamentate e poi se non volete stare chiusi perche' non ve ne andate? Forse perche' qualcuno di voi e' falso. Comunque ma chi ve lo fa fare e e soprattutto non lamentatevi che siete messi molto molto meglio di me e di tutti gli altri rinchiusi per forza, quindi non mi lamento io perche' dovete lamentarvi voi e se dovete stare in televisione non state tristi perche' di cose tristi gia' se ne vedono tante''.
da ansa.it |
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| Aquila, traditi dalla casa del loro amore... |
Vittime romane: Paola e Guido traditi dalla casa del loro amore/ di Veronica Cursi
ROMA (9 aprile) -In quel letto d’ospedale dove Paola Coira lotta tra la vita e la morte, non è il dolore al bacino, al braccio, non sono le ferite che le hanno massacrato il viso a farle più male. Ma la consapevolezza che suo marito non c’è più. Rimasto schiacciato tra le macerie della loro casa di montagna, a Tempera, la casa dei ricordi più belli. Un dolore troppo grande per lei, ricoverata nel reparto di Nefrologia dell’ospedale di Chieti, bendata e immobile, che adesso piange e urla tutto il suo dolore, ripete «ditemi che non è vero».
Chissà, forse avrà provato a salvarlo Guido mentre le mura venivano giù e la terra tremava. Non c’è stato niente da fare: suo marito è stato estratto dalle macerie di quel terremoto. Senza vita.
Erano sette mesi che Paola e Guido Zingari, 60 anni, docente di filosofia del linguaggio all’università di Tor Vergata, non mettevano piede in quel paesino vicino l’Aquila. Venerdì con il bel tempo si erano detti «andiamo ad aprire un po’ casa, dopo tanti mesi...». Lo facevano ogni fine settimana, d’estate. Lunedì mattina il professor Zingari aveva una lezione all’università. «Insegnare era la sua passione - ricorda il preside della facoltà di Lettere, Rino Caputo, che con lui aveva condiviso la nascita di quell’Ateneo - Amava stare a contatto con gli studenti. Era un uomo buono, oltre che uno studioso dal valore scientifico, culturale e didattico inestimabile». Forse avevano deciso di rimanere lì anche domenica notte per godersi la serata e ripartire lunedì mattina presto. Il terremoto li ha colpiti nel sonno. Solo Paola è riuscita a salvarsi. «E’ in condizioni difficili - dice un medico dell’ospedale - ma non rischia la vita. In questi giorni verrà sottoposta a diversi esami medici. Ma oltre che fisicamente e distrutta psicologicamente, non riesce a farsi una ragione di quello che è successo».
Paola e Guido erano inseparabili. All’università, dove il professor Zingari ricopriva dal 1994 la cattedra di filosofia del linguaggio, li ricordano ancora, «sempre insieme». Insieme avevano superato tutto. «La malattia che aveva colpito Zingari e che gli aveva lasciato conseguenze dal punto di vista motorio. Nonostante le difficoltà - ricorda ancora il preside di Lettere di Tor Vergata - Guido aveva sempre portato avanti il suo lavoro con immensa dedizione».
Zingari era uno dei massimi conoscitori italiani di filosofia tedesca. Sin dal 1974 le sue ricerche si erano orientate su temi teorici, problemi di logica, linguaggio e interpretazione, da Leibniz a Hegel e Haidegger. Membro della G.W. Leibniz-Geselleschaft di Hannover ha condotto i propri studi in Germania, Monaco e Hannover. Ed era conosciuto nel mondo universitario, e non solo, per la pubblicazione di numerosi saggi. Il 22 aprile nel consiglio di facoltà dell’Ateneo, proprio per ricordare la sua attività, verrà proposta un giornata di commemorazione in suo onore. Oggi, alle 15.30, si svolgeranno invece i funerali nella chiesa di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e dei Santi Martiri Canadesi in via Giovanni Battista de Rossi, al Nomentano.
Tra gli amici e i colleghi di Zingari rimane solo il dolore per la perdita «di un collega, di un amico straordinario». «Un uomo buono - ripete chi lo conosceva - Classe, cultura, sensibilità, ironia, discrezione. In tutte le cose che faceva, ci metteva una passione indescrivibile. Amava il suo lavoro, confrontarsi con gli studenti. Per tutti è una perdita incolmabile».
da ilmessaggero.it
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| Quand'ero bambino, mille anni fa, ... |
Quand'ero bambino, mille anni fa, ... Quand'ero bambino, mille anni fa, e vivevo spesso in campagna con i nonni materni, se mi avessero detto che dopo molti decenni quello delle spazzature sarebbe diventato un problema di difficile soluzione, avrei riso di gusto. In campagna la questione non esisteva proprio. I rifiuti organici decomponibili venivano portati da ogni famiglia in fondo all'orto e gettati dentro una fossa quadrata, spesso delimitata da un muretto di cemento. Era il letamaio. Col tempo il materiale diventava una poltiglia azotata, usata per coltivare i campi e gli orti.
La tragicommedia
Gli oggetti che non servivano più in casa venivano dati ai robivecchi, che battevano le strade dei paesi con i loro tricicli pittoreschi. Erano oggetti di ferro, ossi, stracci, bottiglie, ottone, carta stagnola. La plastica non era ancora nemmeno stata inventata. Lo straccivendolo non solo liberava le case di una quantità di cose diventate inutili, ma spesso dava alle casalinghe qualche moneta di rame o di nichel, che esse tenevano nella tasca del grembiale per le loro piccole spese segrete.
Così di realizzava una raccolta differenziata spontanea: metalli, stracci, vetro, carta venivano riciclati, così come anche oggi dovrebbe avvenire, visto che i bisogni dell'umanità vanno aumentando, e v'è penuria di materie prime. Era un'ottima soluzione del problema, naturale e razionale insieme.
Nelle campagne non manca chi torna a pensare a sistemi di questo genere per il problema delle spazzature. Questo ovviamente sarebbe ancora possibile nei villaggi. Basterebbe un po' di fatica, di iniziativa e di buona volontà.
E nelle città? Nei grossi centri dove sorgono i condomini, e non ci sono né giardini, né cortili, né terreno adatto a queste soluzioni? Dove le spazzature vengono raccolte in sacchi di plastica e, bruciati, sviluppano diossina, e dunque costituiscono un problema in più? Qui bisogna per forza ricorrere alle discariche in attesa che le spazzature vengano distrutte nei grandi bruciatori inventati proprio per risolvere il problema.
Essi tra l'altro producono calore, e quindi energia elettrica.
Ma qui nascono problemi e conflitti con le popolazioni locali. Esse non vogliono le discariche perché puzzano, inquinano le falde d'acqua, richiamano fitti stormi di gabbiani e di corvi, eserciti pericolosi di topi. E non vogliono neppure i bruciatori perché sono convinte che sprigionino gas dannosi per la salute. Che fare allora? Non ho seguìto tutte le fasi minute della vicenda di tanti centri dove le spazzature si sono pericolosamente accumulate per le strade. Ma la mia impressione è che molte popolazioni abbiano scartato, con manifestazioni pesanti, a volte anche violente, tutte le soluzioni, tranne una, costosissima per l'erario italiano: quella cioè di caricare le spazzature sui treni e sulle navi, e di portarle in territori semideserti del Terzo Mondo, oppure in Germania, per seppellirle nelle miniere ormai inutilizzate, o eliminarle nei bruciatori efficientissimi del Nord-europa.
I tedeschi si fanno pagare, ovviamente, ed utilizzano il materiale di scarto per incenerirlo e produrre calore e quindi energia. Ma se questo è avvenuto nel passato, non può continuare ad avvenire. Di fronte al problema delle spazzature siamo tutti uguali, come di fronte alla legge. Ogni regione e ogni provincia dovrà risolvere il problema da sè. In fondo è una questione di giustizia, se non su base individuale, che non sarebbe possibile, almeno su base collettiva.
Non volere le discariche di qualunque tipo sul proprio territorio, perché creano incovenienti, non è che una forma di mentalità infantile, perché esse sono una necessità assoluta, e non si può fingere che non esista. Ovviamente vanno scelti per le discariche i luoghi più adatti, e dalla vicenda delle spazzature bisogna ad ogni costo tener lontane le organizzazioni malavitose, che cercano di trarre guadagni sporchi da ogni possibile affare. Del resto la tecnologia moderna ha ridotto al minimo gli inconvenienti prodotti dai bruciatori. Si può anzi dire che essi sono inesistenti. Infatti nel Nord dell'Europa ce ne sono perfino nel centro delle città.
Ed è veramente ora di finirla che minoranze di violenti nevrotici continuino a dire di no ad ogni pubblica iniziativa indispensabile per la comunità: no alla Tav, no ai rigassificatori, no alle linee aeree di alta tensione, no alle centrali atomiche, no ai bruciatori, no alle nuove autostrade o alle nuove ferrovie. Qui purtroppo bisogna dire che sono gli Stati troppo permissivi che hanno prodotto questa mentalità. Certe cose si debbono fare anche se comportano qualche inconveniente o qualche rischio. Se vogliamo i servizi, dobbiamo anche accettare i disagi che essi comportano. E poi ci sono rischi e rischi, la cui gravità non può essere giudicata dalle folle, ma soltanto dagli esperti,
C'è un rischio per le città che potrebbe essere subito e facilmente eliminato. È quello di permettere alle auto di accedere ai centri storici, per rendere un po' più inquinante le strade e ostacolare il trasporto pubblico. Purtroppo non ho mai visto un corteo di protesta per questo motivo. A tutti fa comodo andare in città con la propria automobile, anche se si tratta di una delle cose più dannose e inquinanti della modernità.
Riguardo alle discariche, ci sarebbe un'altra importante osservazione da fare. Esse potrebbero ridursi alla metà, se i prodotti venissero venduti in confezioni più semplici e più facili da aprire. Meno carta, meno cartone, meno sigilli, meno plastica, meno nastri, meno di tutto. Io ho spesso difficoltà ad aprire certe confezioni di prodotti qualsiasi, specialmente alimentari, senza usare le forbici o il coltello. Pare che tra i produttori e i gestori di discariche ci sia una sorta di patto diabolico, perché il materiale protettivo, che costa molto e serve a poco, sia il più complicato possibile. À quoi bon?
Carlo Sgorlon
da gazzettino.quinordest.it |
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| TITOLO: HAI 2 MUCCHE... |
LEZIONE DI POLITICA ECONOMICA
Ricevo questo testo e lo posto ringraziando l'anonimo autore.
TITOLO: HAI 2 MUCCHE
SOCIALISMO: Hai 2 mucche. Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.
COMUNISMO: Hai 2 mucche. Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi bisogni.
FASCISMO: Hai 2 mucche Il governo te le prende e ti vende il latte.
NAZISMO: Hai 2 mucche. Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.
DITTATURA: Hai 2 mucche. La polizia te le confisca e ti fucila.
FEUDALESIMO: Hai 2 mucche. Il feudatario prende metà del latte e si tromba tua moglie.
DEMOCRAZIA: Hai 2 mucche. Si vota per decidere a chi spetta il latte.
DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA: Hai 2 mucche. Si vota per chi eleggerà la persona che deciderà a chi spetta il latte.
ANARCHIA: Hai 2 mucche. Lasci che si organizzino in autogestione.
CAPITALISMO: Hai 2 mucche Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui iniziare un allevamento.
CAPITALISMO SELVAGGIO: Hai 2 mucche. Fai macellare la prima ed obblighi la seconda a produrre tanto latte come 4 mucche. Alla fine licenzi l´operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento.
BERLUSCONISMO: Hai 2 mucche. Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società soggetta ad offerta pubblica e nell´operazione guadagni 4 mucche beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con sede alle Isole Cayman, posseduta clan destinamente da un azionista che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche. Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con l´opzione d´acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto le 2 mucche perchè sporcano e puzzano. Quando stanno per beccarti, diventi Presidente del Consiglio.
PRODISMO: Hai 2 mucche. Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa su: la stalla, la mangiatoia, la produzione. A te rimane lo sterco. Intanto è in approvazione un disegno di Legge sulla tassazione dei rifiuti organici animali.
MASTELLISMO Hai due mucche. Vai in giro promettendo di regalare il latte a tutti e ti fai regalare altre 10 mucche. Con il latte ci riempi la piscina della moglie a forma di conchiglia. E contemporaneamente la fai nominare presidentessa del consorzio per i sussidi ai bovini. Ad un giudice che vuole indagare sulla questione lo trasferisci a Ponza. E dopo di ciò, quando ti vogliono carcerare, inizi a piangere dicendo che tutti sono contro di te e che non fai parte della casta
da enricocerquiglini.splinder.com
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| Le maledizioni. |
I buoni e i semplici non debbono maledire chi fa loro del male anche perchè le maledizioni, dopo avere colpito, ritornerebbero moltiplicate a chi le ha lanciate.
Solo i cattivi e i perfidi (oppure gli stupidi) lo fanno senza temere in quanto, loro, la punizione che spetta a chi maledice l'hanno già nella cattiveria che li possiede.
ciaoooooooo
Attinto da un pensiero popolare... |
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| Gesuitismo |
Gesuitismo, s. m.
Il termine viene coniato nella seconda metà del XVI secolo per indicare alcune caratteristiche negative attribuite ai padri gesuiti: brama di potere, netta scelta di campo a favore del papa, attitudine tutta mondana nel rapportarsi con la religione, disponibilità ad “accomodarsi a tutti” – secondo le parole del primo segretario della Compagnia Juan de Polanco, codificate nel 1558 dalle Costituzioni. Inizialmente, dunque, il termine esprime una critica politica più che morale, come si ricava dal Catechisme des jésuites (1602) di Etienne Pasquier e dai Monita secreta Societatis Jesu (1614), nonché dal ricco epistolario di Paolo Sarpi, convinto detrattore di quell’ordine religioso.
In un’Europa divisa confessionalmente e segnata dalla Controriforma il termine ottiene una grande fortuna e, traslato, diviene sinonimo di persona spregevole, ipocrita, falsa, disposta a utilizzare ogni mezzo per conquistare il potere. È però a partire dalla metà del Seicento che il “gesuitismo” viene identificato con una morale lassa, un devozionismo formale disponibile ad annacquare l’osservanza dei propri dogmi pur di mantenere l’egemonia sul popolo dei fedeli. È in quest’accezione che il “gesuitismo” viene reso letterariamente immortale dalle Provinciali (1656) di Blaise Pascal, laddove il gesuita diviene simbolo della perversione e della corruzione morale della chiesa cattolica. Sarà poi Diderot, nella voce Jésuite, redatta per l’Encyclopedie, a riassumere queste diverse accezioni, utilizzando oltretutto per definire la Compagnia di Gesù un altro termine assai abusato, quello di “machiavellismo”.
Nell’Ottocento slitta ancora una volta il significato e con “gesuitismo” si intende indicare l’atteggiamento comune a tutti coloro che si oppongono alla laicizzazione dello stato e della società italiana. “La Civiltà Cattolica”, rivista ufficiale della Compagnia di Gesù, sposa infatti la causa intransigente per tramite di redattori agguerriti quali il padre Curci e il padre Bresciani; ma se Gramsci individua proprio nel “brescianesimo” (come gli accade di chiamarlo nei Quaderni) l’essenza dell’“individualismo antistatale e antinazionale”, Croce – considerandone la storia secolare – ne dà, paradossalmente, un giudizio positivo dal momento che i gesuiti “impedirono che agli altri contrasti e dissensi si aggiungessero tra gli italiani anche quelli di religione (…) e consegnarono l’Italia ai nuovi tempi, tutta cattolica e disposta a convertirsi tutta, reagendo al clericume, in illuministica, razionalistica e liberale: di un sol colore prima, di un sol colore dopo” (Storia dell’età barocca).
D’altronde, in termini assai più rozzi, il “gesuitismo” – inteso come attitudine alla menzogna, cioè libertà di mentire ogni qualvolta si dia per intesa la bontà dell’intenzione, è stato spesso assunto come caratteristica identitaria della vita politica italiana: la pervicacia di un simile lessico è riscontrabile tanto a destra quanto a sinistra: “gesuitismo in tonaca” e “gesuitismo rosso”, ma anche – ultimamente – “gesuitismo in doppiopetto di ordinanza”.
Il carattere polisemico del termine supera d’altro canto i confini nazionali. Se Dostoevskij lo identifica con il peggior aspetto del cattolicesimo (I fratelli Karamazov, L’Idiota), si giunge al paradosso di un “gesuitismo giudaico” (Bauer e Marx, La questione ebraica, 1843) e di un “gesuitismo delle logge massoniche” (“La Voce”, 1912), per finire, in un sito internet dedicato a L’essenza della lotta guerrigliera, con l’apprezzamento di un aforisma assai curioso: “Il guerrigliero è il gesuita della guerra”, in quanto “un certo elemento di perfidia, di sorpresa, di predilezione per la notte, (…) sono elementi essenziali della lotta guerrigliera”.
SABINA PAVONE
da lindice.com/babeleg |
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| Settecentonovantadue mesi e 6 giorni. |
Il ricordo più lontano:
la piazza di Finale Emilia con mitragliatrici e cannoni piazzati dai tedeschi in ritirata.
I bombardamenti e noi rifugiati nell'archivio della Posta.
Una grande chiazza rossa giù dal marciapiedi, dove di solito si fermava l'acqua piovana.
Il calesse di un tedesco in fuga rovesciato nel mezzo del Panaro.
e poi...
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... una vita di ricordi che non voglio imporvi (lo considererei assurdo) ma che a volte appariranno inseriti in un mio intervento qui.
Pensieri appunto... o Pensierini modesti e presuntuosi.
ciaoooooooo
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