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| Berlusconismo tra i conciatori vicentini... |
Vicenza. Conciatori: spuntano i filmati delle tangenti e dei festini con le escort
Belle ragazze: ai party invitata Barbara Montereale, una delle donne dello "scandalo" Berlusconi - D'Addario di Giuseppe Pietrobelli
VICENZA (3 luglio) - Hanno filmato le tangenti. Hanno registrato i colloqui dei commercialisti con i clienti e con i funzionari del Fisco accusati di corruzione. Hanno immortalato perfino le cene con prologo piccante, contorno di belle ragazze e forme generose, con politici, imprenditori e 007 delle Entrate quali invitati. È davvero sorprendente l’inchiesta vicentina che prepara già la "Fase 4", dopo aver portato allo scoperto un sistema di collusioni, favori, soldi e affari.
Tangenti filmate. La novità del giorno è che hanno filmato le tangenti. Non i finanzieri solerti che pure erano da mesi sulle piste dei commercialisti ora accusati di corruzione e associazione per delinquere. Ma alcuni degli stessi professionisti, forse per acquisire prove da utilizzare in futuro a propria tutela, avrebbero registrato colloqui e incontri con funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Arzignano e Vicenza. Ma anche con gli stessi clienti, titolari di aziende che si sarebbero piegati a pagare gli investigatori del Fisco, per evitare guai peggiori. Nella montagna di materiale sequestrato alcune settimane fa dalle Fiamme Gialle impegnate nell’"Operazione Reset" spuntano alcuni dischi e filmati rinvenuti in supporti informatici degli indagati. Sui contenuti di quelle riprese vige il massimo top-secret, anche perchè l’inchiesta sembra giunta a una fase cruciale, in cui si stanno valutanto le prove acquisite a carico dei fiscalisti (molti dei quali hanno cominciato a cantare) e si prepara il salto di qualità, al terzo livello, l’Ufficio Entrate del Veneto, con sede a Venezia, responsabile delle verifiche nelle imprese di maggiori proporzioni.
I finanzieri sono al lavoro da giorni su filmati, computer e registrazioni. C’è solo l’imbarazzo della scelta in quello che devono analizzare. Documenti contabili, appunti, mail e telefonate. Ma anche riprese che per gli investigatori sono di massimo interesse. Perchè un commercialista filma i propri colloqui? Probabilmente per prefigurare una prova a proprio favore, ma anche per fissare i rapporti con clienti e funzionari delle Entrate.
Registrati anche i festini piccanti. Questa inchiesta che viene da lontano, e che è condotta in prima persona dal procuratore Ivano Nelson Salvarani, oltre che dal sostituto Peraro, si è già imbattuta in filmati, forse non probanti come quelli dei commercialisti, ma sicuramente più imbarazzanti. Si tratta dei video che l’imprenditore Andrea Ghiotto avrebbe girato in una suite dell’Hotel Principe di Trieste dove invitava per festini piccanti qualche finanziere o uomo delle Entrate, amici imprenditori, politici e tante belle ragazze. Ghiotto è personaggio cruciale della prima parte di questa lunga inchiesta sulla concia, che dopo le sue rivelazioni si è arricchita delle ammissioni di alcuni ispettori delle Entrate che hanno ora inguaiato i commercialisti.
Spunta anche la escort Barbara Montereale. Secondo quei filmati, alle feste di Ghiotto presero parte, almeno in un’occasione, anche Barbara Montereale, la ragazza-immagine che rivelò pubblicamente di aver passato una serata a palazzo Grazioli con il premier Silvio Berlusconi, e una velina di "Paperissima", Rajaà Afroud, di origini marocchine, volto noto della televisione. Nella suite Ghiotto aveva fatto installare tre telecamere, per riprendere le cene e i dopo-cena. La partecipazione di Rajaà sarebbe stata pagata mille euro per una sera, probabilmente una semplice apparizione, senza implicazioni osè. Ma tanto basta per far capire quale allegro giro facesse da cornice al mondo della concia vicentino, beneficiario di verifiche compiacenti. Pagate a suon di bustarelle. © RIPRODUZIONE RISERVATA http://ilgazzettino.it/articolo.php?id=109183&sez=NORDEST |
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| Vicenza che provincia è? |
Vicenza.
Evasione, tangenti per 2 milioni: arrestati 7 commercialisti e un funzionario
Accertati oltre 70 episodi di corruzione: l'obiettivo di 55 imprenditori sarebbe stato quello di evitare i controlli fiscali VICENZA (16 giugno) - Un giro di tangenti per due milioni di euro per evitare controlli fiscali o farsi ridurre le multe e le tasse da versare allo Stato: sette commercialisti e un funzionario del Fisco sono stati arrestati dalla Guardia di finanza di Vicenza, che ha anche perquisito 23 abitazioni, studi e uffici. Altri due commercialisti e un altro funzionario hanno ricevuto provvedimenti interdittivi dall'attività. Oltre agli arrestati, nel complesso, risultano indagati per associazione a delinquere altri 6 commercialisti e 9 tra direttori e funzionari degli Uffici Finanziari; circa 70 circa sarebbero gli episodi di corruzione accertati. Sono stati anche effettuati sequestri per un milione e 700mila euro.
Nell'inchiesta cominciata mesi fa, coordinata dal procuratore di Vicenza Nelson Salvarani e dal sostituto Marco Peraro, sono coinvolte per corruzione ed associazione per delinquere nove dipendenti dell'amministrazione finanziaria di Verona e Arzignano (Vicenza), 13 commercialisti, 55 imprenditori, in rappresentanza di 53 società. Le 23 perquisizioni di oggi seguono le altre 38 fatte a gennaio (8 dipendenti dell'Agenzia delle Entrate di Vicenza e 2 di Arzignano, 30 imprenditori) hanno interessato le provincie di Vicenza, Verona e Treviso. Le indagini dei finanzieri hanno fatto emergere un diffuso sistema di frode all'Iva realizzato da numerose imprese della concia delle pelli della Valle del Chiampo - coinvolte oltre 200 imprese - responsabili di avere emesso fatture per operazioni inesistenti per 1 miliardo e 400 milioni di euro.
È stato così scoperta - come hanno spiegato gli investigatori - l'esistenza di uno strutturato sistema criminoso, costituito da dipendenti dell'amministrazione finanziaria, oltre che da numerosi professionisti e consulenti tributari, che di fatto ha alimentato e reso possibile, attraverso una settantina di episodi corruttivi, di attuare degli illeciti tributari rilevanti. In sostanza, i commercialisti ottenevano, in favore dei propri assistiti, di evitare contestazioni.
Uno degli episodi più rilevanti dell'indagine ha come protagonista un noto gruppo conciario di Arzignano che, nel 2008, è riuscito a definire un accertamento con adesione ad Arzignano in termini molto vantaggiosi ma di fatto ritenuti illeciti. Infatti, in condizioni normali, l'impresa avrebbe dovuto versare all'erario maggiori imposte evase e relative sanzioni per oltre 6 milioni di euro, ma la contestazione è stata di soli 700 mila euro grazie al pagamento di una tangente di 300 mila euro divisa tra il direttore dell'ufficio di Arzignano, un funzionario tributario che è stato arrestato oggi e il commercialista.
I compensi elargiti per dirigenti, funzionari e dipendenti dell'amministrazione finanziaria sono stati per 2.100.000 euro. I finanzieri hanno sequestrato beni a 6 dipendenti delle Entrate per 1,7 milioni di euro.
I nomi degli arrestati. Arresti domociliari per i sette commercialisti e carcere per il funzionario dell'Agenzia delle Entrate coinvolti nell'inchiesta su un giro di mazzette nel vicentino scoperto dalla Guardia di Fianzza. Il funzionario tratto in arresto è Angelo Fiaccabrino, 58 anni, attualmente in servizio a Verona. È stato invece solo sospeso A.L. anch'egli dell'Agenzia delle Entrate. I commercialisti ai domiciliari sono: Vittorio Bonadeo, 76anni, Giandomenico Brando, 56, Claudio Consolaro, 54, Graziano Dal Lago, 53, Felice Floris, 79, Mario Pietrangelo, 73, e Alessandro Salvadori, 49. Solo provvedimenti interdittivi dalla professione per R.L. e I.P., entrambi commercialisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA http://ilgazzettino.it/articolo.php?id=106761&sez=NORDEST |
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| Belluno = lo scandalo della vagina "artistica"... |
Belluno.
Lo scandalo della vagina "artistica": Comune contro Provincia
Opera d'arte censurata dall'ente provinciale.
Il sindaco Prade: «Non sono loro a decidere cosa il cittadino può vedere»
di Beatrice Mani
BELLUNO (11 marzo) - "Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?". L'ironica domanda di Nanni Moretti in "Ecce Bombo" ha finalmente trovato risposta nello "Scandalo della vagina" che sta scombussolando Comune e Provincia di Belluno: Ti si nota di più se proprio non vieni. Pomo della discordia un'opera d'arte che non è stata esposta da GaBls in occasione dell’8 marzo perché considerata eccessiva, di troppo impatto: si tratta di "Piatto, posate, vagina in cera d’api", dell'artista Mario Padovani.
L'arte ha mille forme espressive, una miriade infinita di soggetti, il gusto e la sensibilità del pubblico si comporta parimenti, muta con il passare del tempo, con lo sviluppo della società. E, arrivati al giorno d'oggi, parlare di scandalo intorno alle forme, anche quelle più intime, di un corpo femminile riesce a strappare quasi un sorriso. Insomma, su tv, giornali e web se ne vedono di tutti i colori. E invece, nonostante l'assuefazione all'eros dei nostri tempi, un'opera d'arte ha creato un vero putiferio, spaccando in due il mondo politico bellunese: Comune contro Provincia.
Occorre fare un passo indietro, per meglio capire l'inizio dei dissapori. "Piatto, posate, vagina in cera d’api", questo il nome della famigerata opera, era stata inserita fra i pezzi in esposizione nella collettiva organizzata in città da GaBls, l'8 marzo scorso per la Festa della donna. Si tratta, come ha spiegato lo stesso autore Mario Padovani, di «un'opera contro la retorica che sulla donna si fa in occasione della festa della donna; e non solo. Perché sul corpo femminile, ogni giorno, tutti ci mangiano: basta guardare la televisione ed aprire i giornali».
Peccato che il prodotto dell'estro di Padovani non l'abbia mai visto nessuno cittadino, o almeno l'abbiano visto in pochi: nella mostra non è mai stato esposto. Perché? Troppo d'impatto. La critica è arrivata dai piani alti della politica, non si è ancora ben capito da chi in particolare, tuttavia ha creato una frattura che sembra insanabile fra la Provincia, sostenitrice del diniego verso il "Piatto, posate" e quant'altro, e Comune, paladino della libera espressione.
Don Chisciotte in questo senso è stato proprio il sindaco Antonio Prade che ha tuonato contro la censura: «Certa politica pensa ancora di poter stabilire cosa un cittadino possa vedere o meno e che cosa deve pensare. Ed ecco la giunta Reolon che, coerente con questa vecchia impostazione, stabilisce cosa vada esposto in mostra, decidendo se un’opera è corretta o meno, se urta il pudore o altro. Ma quarda: le posizioni si sono rovesciate: una volta non erano loro, i progressisti, a stracciarsi le vesti nei confronti della censura? Oggi avviene il contrario». Il sindaco ha poi invitato l'artista ad esporre la sua opera a mostra conclusa "ovunque" negli spazi comunali.
Una dichiarazione che non è passata inosservata, anzi, la replica non ha tardato ad arrivare: «Collochi quell’opera dove vuole - ha sentenziato Claudia Bettiol, vicepresidente e assessore alla cultura della Provincia -, magari anche all’entrata della mostra del Brustolon!». Infuriata, la vice di Reolon non ha risparmiato parole verso il sindaco: «Prade si diverte a invocare una caccia alle streghe come un nuovo gioco cui invita i cittadini. In realtà noi non siamo entrati nel merito della qualità dell’opera in questione. Il curatore di GaBls ci ha interpellati sull’opportunità di esporre o meno quel lavoro e noi abbiamo concluso che nell’occasione dell’8 marzo, con tutti i casi di stupro che si verificano, quell’immagine era assolutamente improponibile». Insomma, si tratterebbe di un caso di "opportunità", con tutte le violenze che si sono in giro, un'opera del genere avrebbe, nella peggiore delle ipotesi, potuto perfino istigare qualcuno a commettere atti condannabili contro le donne, o semplicemente trasmettere un messaggio negativo ai visitatori.
Tinto Brass. E chi, meglio del famoso regista erotico, poteva dire la sua in merito a questa dilaniante querelle? Nessuno, ovviamente. Tinto Brass ha espresso le sue critiche ai censori senza mezzi termini: «Fanno la figura dei retrogradi». Di tabù Brass ne sa qualcosa e ha commentato, facendo un parallelismo con l’"Origine du monde" di Gustave Courbet, del 1866: «Anche quella grande vaginaè stata oggetto di strali».
Ma Brass ha fatto di più, ha liquidato la questione citando Picasso: «L’arte non è mai casta. Se lo è non è arte».
Ora bisognerà capire se e quando verrà esposta la tanto contestata e censurata "vagina" in cera, anche perché, nel frattempo, la curiosità degli appassionati è montata a dismisura. E chissà che questo scandalo tutto provinciale non determini la fortuna del giovane artista che, in futuro, potrebbe trovarsi a ricordare con nostalgia quell'episodio tanto discusso, senza il quale nessuno lo avrebbe notato.
da ilgazzettino.it |
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| FURBACCHIONI STUPIDI IN CRISI... |
Crisi del turismo a Venezia, le responsabilità degli albergatori Lavoro dal '79 nel turismo e da anni negli alberghi; ho visto e vissuto situazioni varie e crisi più o meno gravi nel trasporto aereo, nei tour operator e nelle agenzie di viaggi, ma rimango "basito" nel leggere le quotidiane lamentele degli albergatori veneziani sulla crisi del turismo a Venezia.
Ci sono alcune cose che con tutta la mia buona volontà mi rimangono oscure, per esempio: Com'è possibile che bastino 3 mesi di incassi diminuiti (perché non mi vengano a raccontare la storia dell'orso, fino a settembre il turismo a Venezia è stato pressoché uguale all'anno precedente) per mandare in crisi aziende grandi e piccole che venivano da decenni di lauti guadagni? Contratti in scadenza non rinnovati, riduzione di orari, diminuzione di personale... una Caporetto.
In tutto questo lamentarsi però non ho sentito neppure una voce dai vari dirigenti dei vari organi preposti al controllo del turismo veneziano che ammettesse una qualche responsabilità per una situazione che chiunque dotato di un minimo di buon senso avrebbe potuto prevedere... Allora provo io, semplice addetto ai lavori, a metter lì qualche considerazione buona per riflettere: 20 anni fa esisteva la classificazione degli alberghi: serviva a garantire un minimo di standard qualitativo per il cliente, che sapeva che se prenotava un hotel 3 stelle aveva un servizio da 3 stelle, se prenotava un quattro stelle pagava di più ma aveva un servizio migliore.
Ogni anno venivano fatti controlli accurati e se l'albergo non rispettava gli standard o si adeguava alla svelta o veniva declassato... quando si apriva un albergo si dovevano rispettare delle regolamentazioni ferree a seconda delle quali veniva data la classificazione in stelle. Però questo evidentemente non andava bene, perché obbligava i proprietari degli alberghi ad investire soldini sulle strutture, per mantenerle in linea con gli standard richiesti, sul personale che doveva avere certe qualifiche (i quattro stelle dovevano avere obbligatoriamente un direttore, una governante ed un concierge).
Allora hanno (ribadisco hanno) deciso di abolire i controlli e la classificazione. Risultato? Proliferazione di alberghi sopravvalutati, 4 stelle con servizio da 2 stelle, personale non qualificato mandato allo sbaraglio per risparmiare, qualità inesistente. Oggi chiunque può classificare il suo albergo come gli pare, rispettando solo i vincoli di metratura, infischiandosene di standard di qualità e professionalità (andate a fare un giro per le portinerie degli alberghi di Venezia dopo le 21, il 95% del personale non parla non dico le lingue ma nemmeno l'italiano!!). Vent'anni fa esistevano le tabelle con i prezzi minimi e massimi divisi per categoria: significava che un albergo a 4 stelle aveva un prezzo minimo e uno massimo per la bassa e l'alta stagione così come i 3, i 2 stelle. Era obbligatorio applicare quei prezzi, se si sgarrava erano multe salate. E così chi prenotava un 4 stelle sapeva che pagava di più e se voleva risparmiare prenotava un 3 stelle. Però nemmeno questo andava bene: via la differenziazione dei prezzi. Risultato? una babele di tariffe... hotel 4 stelle che vendono a prezzi di 3 stelle, 3 stelle che vendono al prezzo dei B&B sia in bassa che in alta stagione (che ormai non esiste più, si vende un tanto al chilo a seconda della disponibilità, tanto nessuno dice niente), forbici di prezzi fra minimo e massimo che possono arrivare anche al 300%!!
I clienti non ci capiscono più niente, non esiste più la differenziazione di prezzo e qualità che faceva scegliere al cliente un 4 stelle piuttosto che un 3 stelle... Vogliamo parlare poi della qualità del servizio negli alberghi, anche quelli di lusso? personale ridotto all'osso, senza formazione, molto spesso nemmeno in grado di esprimersi in italiano figuriamoci altre lingue, investimenti per la qualificazione professionale zero, salvo quella obbligatoria per legge ( 626, HCCP, antincendio, ecc...)
In conclusione: la deregulation selvaggia voluta dagli albergatori veneziani che negli anni di vacche grasse guadagnavano bei soldini si è loro ritorta contro. Il problema è che come sempre l'hanno scaricata sull'anello debole della catena, i lavoratori, quelli che hanno bisogno dello stipendio di fine mese per pagarsi il mutuo e ai quali anche una riduzione di orari causa gravi problemi.
Lettera firmata da gazzettino.it |
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| PELLE «Reggeremo l’urto, la qualità paga» (MA IN VENETO??) |
Pelle
«Reggeremo l’urto, la qualità paga»
150 milioni di euro è il giro d’affari fatto registrare dal consorzio nel 2008
Un calendario provocatorio, una mostra fotografica che farà il giro del mondo, un nuovo marchio, un cartellino di garanzia a prova di falsari e un rinnovato sito web. È questo il biglietto da visita internazionale presentato a New York dal Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale(26 aziende conciarie del distretto toscano) in collaborazione con Oliviero Toscani e «La Sterpaia».
D'altronde, la posta in gioco è grossa: proteggere i prodotti italiani lavorati con materie prime di alta qualità e presentati sul mercato globale da alcune delle più prestigiose griffe della moda: da Calvin Klein a Dolce e Gabbana, Gucci e Prada. Ma cosa spinge i clienti del lusso ad acquistare una borsa, un portafogli, una cintura nata da pelli depurate e biodegradabili? «Il segreto - confessa dagli Stati Uniti Andrea Ghizzani, presidente del Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale - è nella nostra acqua toscana, benedetta dalla natura.
Sì, perché è un elemento indispensabile per la depurazione delle materie prime. Ci aiuta a rendere le pelli lucenti, dai colori caldi. Inoltre, punta a salvaguardare l'ambiente. Certo, altri distretti italiani delle pelli hanno provato a riprodurre gli stessi risultati, ma poi hanno desistito: l'acqua ci ha aiutato nella concorrenza e ha fatto la differenza».
Il pericolo delle imitazioni, però, è sempre dietro l'angolo. E arriva spesso dall'estero. «Beh, i paesi poveri del mondo che sfruttano manodopera minorile e non si preoccupano troppo dell'etica ambientale, sono una realtà. - continua Ghizzani - Proprio per questo abbiamo appena realizzato un cartellino di garanzia che ha le sofisticate caratteristiche tecniche di una banconota. Così, grazie a una filigrana speciale nascosta e a un numero progressivo, si può verificare subito l'originalità della pelle usata per quel prodotto e da quale conceria nasce.
La verità è che per proteggere il made in Italy bisogna investire e noi non ci siamo sottratti». Intanto la complicata congiuntura economica incombe e resta da capire quale evoluzione prenderà il mercato delle pelli di lusso. «È difficile fare previsioni globali - conclude il presidente Ghizzani- ma il nostro è un mercato di nicchia, reggerà. Chi compra oggi una borsa in vera pelle biodegradabile a 1300 euro non si preoccuperà di acquistarla domani a 1350. L'importante è non deludere mai il cliente sul fronte della qualità. E continuare a regalargli grandi emozioni. È difficile rinunciare a una cartella in vera pelle se lei nel tempo racconta la tua storia, i tuoi viaggi della vita».
MICHELE AVITABILE
da corriere.it |
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| Il Veneto tra razzismo e integrazione |
Il Veneto tra razzismo e integrazione
Gigi Marcucci
«La prima volta ho pensato a un errore. La seconda a una coincidenza. La terza ho capito, stava succedendo proprio a me».
Silvia Elena Ayon è nata 44 anni fa in Nicaragua, ha una laurea in economia urbana, un marito e un figlio italiani, due grandi occhi scuri che parlano della sua origine. Coordina progetti di sviluppo in due continenti, di fatto amministra circa 41 milioni di euro per conto dell’ Unione europea e di altri finanziatori pubblici.
Lavora nel volontariato ma è a tutti gli effetti una manager. Il 14 maggio è su un autobus della linea 12, diretto in zona stadio, periferia di Verona. Un signore anziano la avvicina e le dice: «Spostati, quel posto è mio». Lei crede di aver capito male, gli indica altri sedili liberi. Lui si mette a urlare: «Voi stranieri ve ne dovete andare, dovete smetterla di portare via il lavoro a noi italiani». Elena urla a sua volta, quasi si vergogna di provare rancore verso un anziano. Ma davanti al silenzio degli altri passeggeri le si accappona la pelle, il gelo le si infila tra le scapole, come il gomito di quella signora che, qualche giorno prima, su un autobus molto più affollato, le ha detto di andarsene. Era proprio così, quella gomitata non era «un errore».
È lo stesso freddo nelle ossa che ha avvertito in treno, quando alcuni viaggiatori hanno indicato lei e suo figlio al controllore, chiamandoli "stranieri". Accade a Verona, dove Nicola Tommasoli, disegnatore non ancora trentenne, è stato ucciso a calci e pugni per aver rifiutato una sigaretta a una ronda di diciottenni con un debole per l’estrema destra. Nicola aveva i capelli lunghi, raccolti in una crocchia. Prima di picchiarlo, lo hanno chiamato "codino".
Accade, paradossalmente, nella stessa città che ospita il quartier generale dei padri comboniani e ha visto missionari partire verso i luoghi più poveri e disperati del pianeta. Nella città dove ogni giorno almeno un imprenditore bussa allo sportello "stranieri" della Cisl lamentando di non poter assumere lavoratori immigrati, causa intoppi burocratici e legislativi; dove i nuovi assunti di nazionalità straniera sono il 31%, la quota più elevata del Veneto (fonte: dossier Caritas 2007). Sempre a Verona, ogni anno, mille persone bussano alla porta di ProgettoMondo, l’Ong per cui lavora la signora Ayon, chiedendo di partecipare a questo o quel progetto di cooperazione oltre frontiera. Ma il sindaco di questa città è il leghista Flavio Tosi, eletto col 66% dei suffragi, e ha tagliato i finanziamenti al Festival del cinema africano, una manifestazione che ogni anno attira a Verona alcune migliaia di persone. «No, non vogliamo sentirci un corpo estraneo, ma di sicuro siamo una minoranza».
Il comboniano padre Aurelio Boscaini è passato attraverso Ruanda, Burundi e Togo prima di approdare a Nigrizia, nella stessa stanza appartenuta ad Alex Zanotelli. In quegli uffici è in funzione da qualche mese Afriradio, la prima emittente web a occuparsi a tempo pieno di Africa con notiziari e spazi di approfondimento. Nasce da una costola di Nigrizia - nata sul finire dell’800 e traformata in rotocalco nel ’58, dal genio di Enrico Bartolucci -, che ora si sta lanciando nel multimediale. «Noi qui remiamo contro, la maggioranza della città è col sindaco Flavio Tosi, ma i veronesi non li definirei razzisti. Sono certamente di destra, rispondono sicuramente a un riflesso d’ordine, ma non sono razzisti».
Certi episodi rimangono di difficile classificazione, ammette Boscaini. «L’altro giorno, un fratello degli stimmatini (congregazione che prende il nome dalle stimmate di Gesù ndr), raccontava l’avventuroso approdo veronese di un frate della Costa d’Avorio. Ha chiesto a quattro passanti la strada per il convento, i primi tre non gli hanno nemmeno rivolto la parola». Strano a vedersi in una città che vanta 50 congregazioni religiose femminili e 30 maschili, dove quasi ogni famiglia a un parente che fa il sacerdote, è entrato in convento oppure fa il missionario. L’anima di Verona è profondamente divisa, spiega Boscaini. Tutte le famiglie, religiose e non, sono attraversate da una profonda lacerazione: «La morte di Tommasoli ci ha mostrato una società a cui appartengono sia l’assassino che la vittima», dice il padre comboniano.
San Zeno, vescovo e patrono della città, era nero. Il suo successore, Giuseppe Zenti, dedica molta attenzione ai clandestini, sostenendo che il racket va sconfitto. Parole che ha visto e toccato con mano la povertà e l’ingiustizia del continente africano non commenta volentieri. «Credo che la Chiesa, anche a Verona, dovrebbe diffondere la voce del Profeta», dice padre Boscaini, e cita il Vangelo (Matteo,25): «Perché ero affamato e mi hai dato da mangiare...».
Ivana (il nome è di fantasia) è arrivata un anno fa dall’Albania. E’ stata assunta grazie al decreto flussi, ma il primo datore di lavoro, a Udine, voleva metterla sul marciapiede. Lei non voleva tornare a Scutari, sua città natale, ed è scappata a Verona. Qui un imprenditore della plastica voleva assumerla, ma il vecchio padrone non aveva comunicato il licenziamento di Ivana all’Ufficio unico del lavoro. E il pacchetto sicurezza promette il carcere a chi dà lavoro in nero agli stranieri. Così il nuovo datore di lavoro si è messo in auto con Ivana e, dopo alcuni viaggi inutile, tra Udine e Verona, ha trovato con Jean Pierre Piessou, coordinatore dell’ufficio stranieri della Cisl ,una soluzione semplice: rivolgersi a un altro commercialista e firmare la lettera di assunzione. Sono tempi duri anche per chi dà lavoro a circa 2.500 immigrati dall’America latina che vantano parentele italiane.
Hanno un permesso di soggiorno che non permette loro di lavorare, eppure li trovi nei cantieri. Regolari ma clandestini. Verona che maltratta gli stranieri sugli autobus è la stessa che si sbatte per trovare forza lavoro, senza preoccuparsi del passaporto dei dipendenti. Sono anime diverse della stessa città ma non comunicano tra loro. Lo dicono i bigliettini che tutt’ora ricoprono il luogo dove Nicola Tommasoli è stato assassinato, vicino a Porta Leoni. Lì qualcuno ha lasciato un verso di Nazim Hikmet: «Ho vissuto molto o poco?... Scrivo quel che mi attraversa, ma nessuno legge, nessuno ascolta»
Pubblicato il: 19.09.08 Modificato il: 19.09.08 alle ore 8.09 © l'Unità. |
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| Raffaele e le anime nere di Verona educazione di un neonazista |
CRONACA
Nella antica scuola della città, dove studiavano la vittima e il carnefice
Viaggio in una comunità che si specchia nei suoi giovani alla ricerca delle radici dell'odio
Raffaele e le anime nere di Verona educazione di un neonazista
dal nostro inviato GIUSEPPE D'AVANZO
VERONA - Nicola e Raffaele - Nicola dieci anni prima di Raffaele, dieci anni prima di essere ucciso da Raffaele - hanno studiato nello stesso liceo, lo "Scipione Maffei", fiero di essere il più antico liceo d'Italia. Nato nel 1804, promosso da Bonaparte, il "Maffei" è orgoglioso della sua storia bicentenaria, ma anche delle virtù custodite, generazione dopo generazione, in una carta dei valori che onora "lo spirito critico; la laboriosità; la legalità; l'assunzione di responsabilità; la coscienza dei diritti e dei doveri".
È un impegno che si respira nelle aule dell'antico convento domenicano annesso alla Chiesa di Santa Anastasia, a due passi da Piazza Erbe, da Piazza dei Signori, dal cuore storico di Verona. Il liceo non è un luogo abitato da svuotati, sprecati. Né è attraversato dall'"analfabetismo emotivo", dalla "follia morale", dall'"ospite inquietante" del nichilismo, o come più vi piace definire l'infelice condizione giovanile del nostro Paese. Al "Maffei" si discute molto. Si lavora molto. Si impara a dare forma di parola alle emozioni, nutrimento e argomenti per le passioni e le idee.
Qui è radicata la consapevolezza che la democrazia sia "ars dubiae". Si ha fiducia "nella tolleranza, nel rispetto, in una solidarietà generosamente disponibile, in un reale e radicale rispetto di se stessi e degli altri". Sono pratiche quotidiane e non predicazione (gli studenti, per dire, si tassano ogni anno di 250 euro e quest'anno hanno deciso spontaneamente di aumentare l'obolo di solidarietà). E allora bisogna chiedersi dove nasce la muffa aggressiva che ha rovinato i giorni di Raffaele e spezzato la vita di Nicola?
"Ce lo siamo chiesti - dice con "doloroso stupore" il preside Francesco Butturini - e ancora ci interrogheremo con i docenti, gli studenti, i genitori. Ci siamo chiesti se abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per educare gli studenti alla buona cittadinanza. Noi crediamo di aver sempre cercato attraverso l'insegnamento quotidiano e le attività educative complementari, che qui non sono poche, di inculcare negli allievi i principi della civile convivenza. Non è stato sufficiente per insegnare a Raffaele ciò che è lecito, ciò che non lo è, ciò che non è nemmeno pensabile o ipotizzabile. Mi sento sconfitto, come ho detto ai ragazzi, ma non complice. Non siamo stati né indifferenti né distratti. Quando Raffaele si rifiutò di entrare in sinagoga durante un viaggio di studio; quando affrontò il presidente dell'associazione vittime della strage di Bologna rivendicando l'innocenza di Luigi Ciavardini, segnalammo quell'atteggiamento alla famiglia. Al contrario, la questura non ci informò che Raffaele era indagato da un anno. Avremmo potuto fare di più e continueremo a farlo nel dialogo e nel confronto con i ragazzi. Senza dimenticare Raffaele. Non intendiamo abbandonarlo in questo momento e speriamo che Raffaele accolga il nostro invito; comprenda il suo tragico errore; accetti di incamminarsi su una strada radicalmente differente da quella finora seguita".
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Il preside non vuole e forse non può dire di più. Il deficit del circuito istituzionale e mediatico (perché la Digos non allertò la scuola? perché i giornali cittadini non diedero conto, come d'abitudine, dei nomi degli indagati?) descrive un'occasione perduta di "recupero", di disvelamento, ma non spiega le ragioni della "caduta" di Raffaele in un "rito della crudeltà", per nulla occasionale o impulsivo, che nel tempo si è esercitato nel cuore di Verona contro "i negri"; i capelluti "comunisti" dei centri sociali; tre paracadutisti delle Folgore nati al Sud; un povero cristo con la maglia del Lecce; un tipo che mangiava un kebab; un ragazzino maldestro nell'usare lo skateboard. Pedina, "soldatino" - Raffaele - di una cerchia che, visitata dai poliziotti, disponeva di manganelli, pugnali, coltelli, un'accetta e di libri che negavano l'Olocausto, di bandiere con la croce uncinata, di foto di Hitler e Mussolini. L'aula della II E, che Raffaele frequenta (o frequentava), è al di là dell'antico chiostro in fondo al corridoio. I compagni e le compagne di Raffaele hanno come il muso. In questi giorni i giornalisti, protestano, hanno manipolato le loro opinioni, le hanno rimaneggiate per creare uno sciocco sensazionalismo. Non vogliamo difendere Raffaele, dicono, perché quel che ha fatto è gravissimo e se ne deve assumere tutto il peso, ma se ci chiedete se fosse un mostro, allora no, noi dobbiamo rispondere che non lo era, che non si è mai comportato da mostro. Era in modo radicale di destra e discuteva con chi non lo era, o era di sinistra, senza aggressività. Si è rifiutato di entrare in sinagoga, ma siamo abbastanza certi che, se avesse avuto un compagno di banco ebreo, non lo avrebbe maltrattato o deriso a scuola, dove il suo comportamento è stato sempre corretto. Questo vuol dire, chiedono, assolvere Raffaele? Vuol dire raccontare, dicono, quel che sappiamo di lui. Che non era tutto. Purtroppo.
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Accanto alla fontana senz'acqua del chiostro, Giulia Tombari e Simone D'Ascola provano a ragionare - ancora una volta, in questi giorni - su quei perché. Come è potuto accadere a un loro compagno di scuola? Giulia è minuta, nervosa, stanca. Dice parole secche e sincere. Le accompagna con un gesto. Indica il grande arco che dà sulla strada. "Qui non c'è spazio per l'ignoranza che produce l'ottusa violenza senza scopo di Raffaele. Raffaele è stato travolto da quel che c'è là fuori, oltre quel cancello. Se un responsabile e una responsabilità si deve cercare, va trovata non in questo liceo, ma nella città. In quella Verona dove può capitare - e capita spesso - che si senta dire in autobus "non siedo qui, accanto a questo negro" e nessuno che, intorno, disapprovi o censuri quelle parole... Magari chi le ascolta, non oserebbe mai pronunciarle, ma le giustifica". Simone è alto, allampanato, meno disinvolto di Giulia. Come Giulia, ha idee lucide e asciutte. "In questa storia, si usano le parole per nascondere quel che è accaduto e ancora può accadere. Si dice: Raffaele era un bullo. Non lo era. Si dice: è un delinquente. Non lo era. Si dice: è solo una mela marcia, è un caso isolato. È falso che sia la sola mela marcia del cesto, il caso non è isolato ma addirittura, nella sua assurdità, ordinario. Si dice: la politica non c'entra. E invece, c'entra, eccome, se politica è l'odio per il diverso, se politica è un'ideologia diffusa là fuori - anche Simone indica l'arco, il cancello, la strada - che legittima chi vuole liberarsi di chi non è uguale a te, per colore della pelle, per convinzioni, per religione, per la lunghezza dei capelli. Tutto questo ha un nome: razzismo, xenofobia. Se si usano le parole appropriate, le ragioni della morte di Nicola - e di quel ha combinato Raffaele con i suoi amici - saranno evidenti. È quel che dovreste fare: chiamare le cose con il proprio nome".
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Chiamare le cose con il loro nome. È naturale pensare che sia un buon consiglio mentre si risale via Massalongo e poi corso Santa Anastasia verso Piazza Erbe. Come appare necessario rimettere insieme la realtà di un corpo sociale che solitamente si offre frammentata, sconnessa, quasi in penombra, occultata da parole accortamente ambigue. Chiamare le cose con il loro nome, dunque. Le violenze e i pestaggi nel cuore di Verona sono comuni e ritualizzati. Piazza Viviani, via Mazzini, Veronetta, Volto San Luca, Corso Cavour, piazza Erbe ne sono state le scene negli ultimi mesi.
Puoi essere picchiato per un nonnulla. Puoi prendere una bottigliata in testa per un amen. Non importa la ragione occasionale. Non è quello che conta. Non è per lo spino rifiutato che muore Nicola. Nicola muore, dicono, "perché ha il codino", perché dunque è diverso, perché "non è conforme" e gli (improvvisati o professionali) addetti al futuro della città e alla custodia del suo passato e delle sue risorse escludono i diversi: "diverso - dice il procuratore Guido Papalia - è non solo il diverso per razza, ma diverso perché si comporta il mondo diverso; pensa diversamente; ha un atteggiamento diverso; si veste in modo diverso e quindi non può convivere nel centro della città che i razzisti vogliono chiusa ai diversi". In uno stato di smarrimento sociale, si radunano per difendersi le persone spaventate - la paura è coltivata con sapienza a Verona che molto ha faticato per raggiungere il benessere di oggi. Passano all'azione in nome di "un'identità minacciata". Identità, insegna Zygmunt Bauman, è un concetto agonistico. È come un grido di battaglia. Fragile e perversamente "coraggioso", Raffaele sente quel grido, lasciata l'aula del "Maffei" e le fatiche democratiche di "maffeiano".
Lo sente allo stadio dove impiccano il fantoccio di un calciatore "negro". Lo ascolta forte nella propaganda dei "nazistoni" del "Blocco studentesco". Lo intende nello stile di vita dei suoi compagni di bevute e di scorribande notturne tra le stradine della città. Afferra quel sentimento nella pianificazione del prossimo pestaggio, nelle risate, nella soddisfazione che segue. Raffaele avverte soprattutto che quel che fa, quel che pensa è condiviso perché in città c'è un sentimento che non lo biasima e non lo biasimerà. Hanno ragione Giulia e Simone.
È "politico" tutto questo? Quale ipocrita può negarlo: certo che lo è. E non vuol dire che ci sia un partito politico, una fazione di un partito politico, un gruppuscolo che organizza o programma quelle violenze. Vuol dire che c'è a Verona una "cultura" dell'esclusione che irrigidisce e sorveglia il confine tra "noi" e "loro" e "loro" diventano anche quei veronesi - moltissimi, e tra i moltissimi Nicola - che rifiutano o non avvertono il "potere seduttivo" di quell'"appartenenza".
Chiamare le cose con il loro nome. È difficile contestare che il sindaco di Verona, Flavio Tosi, alimenti la "naturalezza" di quel grido di battaglia "identitario". Che diffonda il presupposto che "si appartiene per effetto della nascita". Non per altro, qualsiasi cosa tu sia e faccia. Flavio Tosi non è un fascista. È un leghista che ama i fascisti, li coccola, li asseconda, forse cinicamente se ne serve. Oggi che la tragedia si è consumata, è evasivo, a volte frivolo, a volte ringhioso quando gli si ricorda che appena in dicembre ha sfilato accanto a nazisti del Veneto Fronte Skinheads; che appena qualche anno fa (11 settembre 2005) offrì le sue parole solidali - con una visita in carcere - a cinque giovani fascisti che avevano massacrato e accoltellato due ragazzi di sinistra, frequentatori di un centro sociale.
Tosi ha grandi ambizioni politiche (sarà il nuovo governatore del Veneto nel 2010?) e questa storia tragica, da cui non riesce a uscire senza danno pubblico o con un alleato in meno, può azzopparlo. L'opposizione gli ha chiesto che si scusi di quelle spensieratezze. Tosi non ha trovato ancora la forza di farlo. Chiamare le cose con il proprio nome. Verona - città straordinariamente generosa nella solidarietà e nel volontariato - assiste al suo incrudelimento distratta, indifferente, senza rimorso o colpa. Guarda da un'altra parte per non vedere, per non vedersi, per non interrogarsi. Come il vescovo, monsignor Giuseppe Zenti. Scrive ai giovani della città. Immagina di inviare sms per conto di Nicola. Scrive: "Abbiate fiducia nelle grandi vette. Valorizzate i giorni della giovinezza. Fatevi onore. Fateci vedere quanto valete. Realizzate una vita di grande qualità, degna dell'essere giovani".
Come se esistessero soltanto le scelte personali e non anche le responsabilità collettive, i modelli culturali, i quadri pubblici, l'assenza della benché minima opera di manutenzione sociale (senso civico, legalità). Come se Nicola e Raffaele non fossero caduti su quella "trincea profonda e invalicabile scavata in città tra il "fuori" e il "dentro" di un territorio e di una comunità". Al portone del Bra, ricorda Francesco Butturini, è scolpita una frase dell'Amleto: "Non c'è mondo, fuori di questa città". C'è a Verona chi sembra crederlo per davvero. Raffaele lo ha creduto. Troppo facile ora dirlo solo un delinquente. Troppo ingiusto dire, la morte di Nicola, "un caso isolato".
(8 maggio 2008)
da repubblica.it |
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| Diossine, pesce di laguna più pericoloso del Petrolchimico |
I risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori di Marghera sul sangue dei veneziani.
I consumatori di prodotti ittici risultano contaminati in modo maggiore rispetto ai lavoratori della chimica
Diossine, pesce di laguna più pericoloso del Petrolchimico Venezia NOSTRA REDAZIONE
Hanno il sangue contaminato da diossine e policlorobifenili in misura ben superiore alla norma. Sono persone che hanno lavorato per anni nelle industrie chimiche di Porto Marghera; ma anche veneziani che semplicemente mangiano tanto pesce e molluschi di laguna. Anzi, in questi ultimi, sono stati trovati tassi di tossicità anche maggiori a quelli del primo gruppo! Sono dati in parte sorprendenti, comunque preoccupanti, quelli che emergono da una nuova indagine promossa da un gruppo di ricercatori guidati da Stefano Raccanelli, responsabile del laboratorio microinquinati dell'Inca, il consorzio interuniversitario di chimica per ambiente che ha sede proprio a Marghera. Il lavoro sarà presentato il prossimo 27 marzo, a Venezia, al tradizionale convegno organizzato come ogni anno da questo consorzio che riunisce una trentina di università di tutta Italia. Intanto, però, lo stesso Raccanelli ha già scritto alla Regione Veneto per sollecitare un'indagine più ampia sui livelli ematici dei veneziani: questi primi dati, infatti, gettano una luce inquietante sulla contaminazione della laguna e impongono un approfondimento. «I valori massimi riscontrati - si legge nelle conclusioni della ricerca - confermano che alcuni soggetti sono particolarmente esposti a queste sostanze (le diossine e i contaminati organici persistenti, pop, in genere, ndr.) da cui l'esigenza di comprenderne le vie di assunzione. Il risultato dello studio potrebbe diventare importante anche per programmare interventi di riqualificazione e protezione ambientale, come le bonifiche, di prevenzione della contaminazione della catena alimentare, e di prevenzione di malattie».
Ma vediamo, allora, in anteprima questi dati. A firmare l'indagine, insieme a Raccanelli, ci sono Simone Libralato, Gretel Frangipane e Maurizio Favotto. Il gruppo ha rispolverato una vecchia ricerca del '99 condotta proprio dalla Frangipane, all'epoca laureanda di chimica a Ca' Foscari, sui livelli ematici della popolazione veneziana in rapporto alle rispettive abitudini alimentari. Il risultato fu un tesi di laurea da cui emergeva che il sangue dei grandi consumatori di prodotti ittici di laguna era più contaminato di quello di chi aveva una dieta povera di pesce e molluschi. «Quella tesi, però, fu tenuta nascosta - accusa, ora, Raccanelli - dalla stessa Ca' Foscari e dall'Ulss 12, che pure avevano speso tanti soldi per le analisi, all'epoca fatte eseguire negli Stati Uniti. I risultati non furono comunicati nemmeno ai volontari che si erano sottoposti all'esame del sangue. Ma quel che è peggio non fu fatto alcun approfondimento successivo, nonostante arrivassero altri dati preoccupanti, come quelli sul latte materno che da una ricerca del 2002 dell'Istituto superiore di sanità risulta più contaminato a Venezia che altrove».
É per questo che l'Inca, che nel frattempo si è dotato di un proprio laboratorio per analizzare i livelli ematici di pop, ha deciso di approfondire l'argomento. I vecchi dati sui grandi e bassi consumatori di pesce sono stati messi a confronto con nuove analisi sul sangue degli ex lavoratori del Petrolchimico e di veneziani con abitudini di vita senza rischi particolari di esposizione. Ebbene, un po' per tutti gli inquinanti, il sangue più contaminato è risultato essere quello dei grandi consumatori di pesce e degli ex lavoratori del Petrolchimico. Emblematico il caso delle diossine, per cui i ricercatori hanno usato come termine di confronto anche le analisi sul sangue di un gruppo di lavoratori dell'inceneritore di Bolzano. Un campione, dunque, potenzialmente a rischio. Eppure, se per questi bolzanini la tossicità equivalente si ferma a 9 picogrammi per grammo di grasso, quello dei veneziani è sempre superiore: 9,94 in quelli con abitudini senza rischi; 13,91 nei bassi consumatori di pesce; 16,08 nei soggetti esposizione occupazionale; addirittura 19,33 nei grandi consumatori si pesce. Proporzioni che ritornano anche per il policlorobifenile: nei veneziani con abitudini non a rischio la tossicità equivalente si attesta attorno ai 6,7 picogrammi per grammo di grasso; sale a 9,30 nei bassi consumatori di pesce; raggiunge i 22 nei soggetti con esposizione occupazionale; e addirittura i 30,68 nei grandi consumatori di pesce. Quel che salta all'occhio è che i «livelli riferiti agli alti consumatori di pesce sono confrontabili - si legge - con quelli riferiti agli individui impiegati per molti anni nell'industria chimica di Porto Marghera». I ricercatori ricordano, a più riprese, come l'analisi si fondi su piccoli numeri. Ma «pur sottolineando l'esigua numerosità campionaria dei soggetti sottoposti a studio, questi risultati preliminari rafforzano la preoccupazione relativa all'esposizione umana ai pop - concludono - ed inducono a considerare la necessità di uno studio epidemiologico esteso al fine di accertare i livelli nella popolazione veneziana e italiana». Aggiunge Raccanelli: «Non vogliamo fare allarmismo, ma non vogliamo nemmeno che si continui a fare il gioco dello struzzo. I problemi ci sono e vanno affrontati».
Roberta Brunetti da gazzettino.quinordest.it |
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| PALLADIO E I COLORI, SFATATO IL MITO NEOCLASSICO |
2008-03-15 13:13
PALLADIO E I COLORI, SFATATO IL MITO NEOCLASSICO
di Nicoletta Castagni
ROMA - Si sgretola il mito di Palladio neoclassico, dalle immacolate armonie prospettiche che invece si inondano di colore, come dimostrano le recenti ricerche condotte per il quinto centenario della nascita, le cui celebrazioni culmineranno con la grande mostra di Vicenza dal 20 settembre.
Tracce di vernice rossa sono state rinvenute in alcune dimore storiche progettate dal grande architetto rinascimentale e nella chiesa di San Giorgio a Venezia. "Per me è stata una cosa davvero sorprendente", dice il direttore scientifico del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza, Guido Beltramini, che con Howard Burns sta curando l'esposizione vicentina (che poi andrà a Londra e forse negli Usa).
"Quando in San Giorgio abbiamo trovato quelle ampie tracce di vernice colorata non ci potevamo credere, pensavamo a interventi successivi - spiega lo studioso - poi, proprio nell'Archivio di Stato di Venezia, abbiamo rinvenuto un documento risalente al 1652 in cui si ordinava la ripulitura delle colonne, consigliando di dare mani di bianco finché il rosso non fosse sparito".
Quindi quei forti contrasti cromatici, i fusti delle colonne rosso acceso e i capitelli e le basi di un bianco abbagliante, erano propri dell'ideazione palladiana, presente non solo negli interni, ma anche nelle ville, dove la pittura veniva stesa sui mattoni delle colonne, levigata fino a farne uno stucco vermiglio.
Un'immagine violentissima, che rimanda a un Palladio diverso da quello tramandato dalla tradizione ottocentesca, più libero e creativo, come fanno pensare gli ultimi studi su Villa Foscari la Malcontenta, sul Convento della Carità (alle Gallerie dell'Accademia), sulla vicentina Loggia del Capitanato.
"Questi risultati - prosegue Beltramini - sono un importante passo in avanti. Li vedremo nella mostra internazionale di Vicenza, che vuol essere un tentativo radicale di rilettura complessiva dell'opera palladiana". Architetto sommo delle armonie classiche, "Palladio fu vittima del proprio mito, che lui stesso ha costruito".
E' dunque difficile ritrovare l'uomo e l'artista, anche perché, aggiunge Beltramini, in genere ci si accosta a lui come a una monade e lo si guarda con occhi educati dall"800. "Nei sei mesi che separano dalla mostra - dice il curatore - ci saranno altre novità sorprendenti per noi storici, capaci di demolire anche i luoghi comuni di vecchia data".
A partire dalla leggenda che vedeva il celebre architetto figlio di un povero mugnaio, mentre in realtà, precisa Beltramini, il padre era un imprenditore operoso della piccola borghesia, con un tenore di vita capace di sostenere gli studi del figlio.
La mostra, prodotta dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, dalla Royal Academy of Arts e dal Royal Institute of British Architects di Londra, sarà così l'attesa occasione per presentare gli straordinari risultati di queste nuove ricerche. Anche perché faranno ritorno in Italia, dopo secoli, i magnifici disegni di Palladio, che furono venduti nel 1614 a un inglese di passaggio e saranno accostati a modelli tridimensionali, tra cui figura quello di grandi dimensioni e colorato della chiesa di San Giorgio.
Nella rassegna ci sarà anche la storia dei progetti non realizzati dall'architetto veneto. Quindi un Palladio mai visto e non solo architetto, dal momento che sarà presentata una documentazione storica che ne illustra l'attività come regista teatrale, che selezione gli attori e dirige le prove nella rappresentazione dell'Amor Costante del 1561. E anche un Palladio editore che pubblica nel 1554 due guide turistiche di Roma e realizza due edizioni illustrate delle battaglie di Cesare e di Annibale.
da ansa.it |
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| «Abbiamo consegnato le nostre piazze agli immigrati». |
«Ci hanno espropriato le piazze»
Marco Bucciantini
«Abbiamo consegnato le nostre piazze agli immigrati». Si fanno capire, da quelle parti.
Antonio Costato, presidente di Confindustria Rovigo, condivide il fermento del nord est ma rovescia il discorso.
Lei comanda Grandi Molini Italiani, il maggior gruppo molitorio del Paese... «...due secoli di farina. Lavoriamo il grano. Siamo sotto l’occhio del ciclone, per via degli aumenti dei prezzi».
Quanti immigrati lavorano per lei? «Meno di 30, su trecento dipendenti. Ma dieci anni fa non ce n’era nemmeno uno».
Qual è il problema? «La crescita demografica zero. Qua in Veneto non si fanno figli, da 25 anni. Le piazze si sono svuotate, il “presidio” primario sulle strade era la nostra gioventù, eravamo noi. Non ci siamo più»
E chi c’è? «Loro, gli immigrati. È una legge della fisica: se c’è un vuoto, lo occupo. È una situazione importante e inquietante. Hai voglia a dire: ci pensano le forze dell’ordine. È facile adesso annunciare l’arrivo dei poliziotti da Roma...macché: il presidio è perduto».
“Presidio” non le pare un termine di guerra, la difesa di un fortino assediato? «No. È uno stato di fatto: abbiamo consegnato le nostre belle piazze a chi ha la vivacità per occuparle. Quando avevo vent’anni correvo dietro una ragazza e così “presidiavo” la strada. Adesso corrono loro. E fanno bene: qui si sta bene, sono piazze accoglienti».
Ma vi sentite assediati? «È più pericoloso camminare per le strade delle città lombarde e venete che in quelle di Palermo o Bari o Catania. Perché sono strade espropriate da bande criminali di ogni etnia. Non lo dico io: è cronaca».
E la migrazione è storia... «Si può invertire con politiche della famiglia adeguate. Incentivando le nascite, creando negli anni una popolazione “nostra” e antagonista agli immigrati. Per riappropriarsi del territorio».
Lei parla di piazze espropriate, ma lo sono anche le fabbriche... e da manodopera assai conveniente. «Certo, è una conseguenza. L’immigrato occupa tutti gli strati sociali medio-bassi, e se è vero che delinque è anche vero che lavora. Ma infatti non pongo l’accento sugli immigrati: io parlo di politiche demografiche a favore delle nascite italiane».
Il consigliere leghista Bettio invece propone un altra ricetta demografica: la rappresaglia stile Ss. «Se non si governano questi fenomeni si lascia che a rispondere a domande reali siano reazioni emotive. E collezioniamo solo battute, slogan, o peggio ancora, come le dichiarazioni del consigliere leghista».
Come si governa questo malumore a nord est? «Con politiche che aiutino i nostri giovani, che sostengano chi vuole comprarsi una casa e fare figli. Perché in questi ultimi anni abbiamo spogliato i proletari della prole».
Pubblicato il: 05.12.07 Modificato il: 05.12.07 alle ore 8.09 © l'Unità.
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| VICENZA - Cellulari modificati, regalati e usati come occhi e orecchie... |
CRONACA
Un giro enorme di cellulari modificati che registrano sms e chiamate
Oltre ai reati, centinaia di episodi paradossali ma anche di crisi familiari
Boccaccio? Lo trovi sul telefonino
400 indagati per i software-spia
Il programma scoperto indagando su Danilo Coppola.
Ci sono persino quattro coniugi che abitano nello stesso palazzo, avevano relazioni incorociate e si spiavano a vicenda
VICENZA - Cellulari modificati, regalati e usati come occhi e orecchie per controllare in qualche caso l'onestà di dipendenti, le frequentazioni dei figli, ma soprattutto la fedeltà di centinaia di mogli, mariti e fidanzati.
E' quanto emerge dall'inchiesta "Spy Phones" della Guardia di Finanza di Vicenza, in cui sono coinvolte oltre 400 persone. Il sistema si chiama 'Polifemo', ed è capace, se inserito in un telefono cellulare detto 'schiavo', di monitorarne, registrandole su un analogo apparecchio 'pilota', sms e chiamate oltre a funzionare come cimice ambientale.
Sarebbe stata l'inchiesta sul crack dell'imprenditore romano Danilo Coppola a portare alla luce questo strumento.
Le Fiamme Gialle hanno denunciato per associazione a delinquere cinque persone ritenute 'menti dell'impresa, mentre sono state denunciate per vari reati tra cui intercettazioni abusive e accesso abusivo a sistemi informatici altre 420 persone; segnalati una ventina di rivenditori di telefoni che potrebbero essere stati in grado di applicare i sistemi spia.
Ma oltre agli aspetti penali, la massa di documenti dell'indagine mette a nudo "vizietti" di mezza Italia, elaborando una casistica nella quale avrebbero attinto volentieri Boccaccio e Flaubert, ma anche rivelando episodi di crisi familiari e tragedie sfiorate. In quest'ultimo caso, sono stati proprio gli uomini delle Fiamme Gialle di Palermo a evitare che una giovane moglie passasse alle vie di fatto contro il marito dopo aver scoperto che l'uomo le aveva regalato un cellulare "taroccato" grazie al quale spiava parole e movimenti.
L'episodio più incredibile tra quelli descritti dalla Gdf è tuttavia targato Napoli. In un condominio i coniugi di due coppie avevano intrecciato tra loro delle relazioni a insaputa dei rispettivi partners. Tutti e quattro erano però dotati di telefoni spia che hanno evidenziato la tresca. I quattro protagonisti si trovano ora nel duplice ruolo di parti offese e di indagati.
A Genova, poi, una signora si è accorta che qualcosa non andava nel suo portatile perchè ha visto improvvisamente raddoppiarsi i costi, risultato inevitabile considerato che ogni sms ricevuto o inviato veniva "rimbalzato" con uguali spese, sul telefono di chi la stava controllando.
da repubblica.it |
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| Vicenza «Qui polveri superiori rispetto a città più grandi» |
É il risultato choc di un’indagine effettuata a Vicenza tra il 2002 e il 2005 sugli effetti sulla salute umana del cosiddetto particolato, cioè pm10 e pm2.5
«Qui polveri superiori rispetto a città più grandi»
La ricerca è stata condotta da due docenti del dipartimento di Scienze Chimiche di Padova. Unico rimedio: ridurre le fonti inquinanti «A Vicenza, gli effetti attribuibili all'esposizione a breve termine alle polveri sottili sono quantificabili in circa venti decessi all'anno». E' uno dei risultati-choc dell'indagine effettuata a Vicenza tra il 2002 e il 2005 sulle conseguenze sulla salute umana del cosiddetto particolato atmosferico, come le polveri sottili (pm10) o quelle ultrasottili (pm2.5). L'autore è Andrea Tapparo, professore al Dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Padova nonché consigliere in circoscrizione 6 di Vicenza, il quale, assieme alla collega Francesca Dalla Montà, ha portato a termine un'importante ricerca sull'impatto sanitario attribuibile all'esposizione a breve e a lungo termine al pm10 della popolazione che risiede nel comune di Vicenza. Quelli emersi sono dati allarmanti, anche perché le concentrazioni delle polveri rilevate a Vicenza, nel periodo 2002-2005, risultano «significativamente superiori a quelle mediamente riscontrate nelle maggiori città italiane».
A poche settimane dal via delle nuove limitazioni del traffico per vecchi diesel e auto non catalizzate, che dovrebbero interessare non solo la zona racchiusa dalla circonvallazione esterna ma anche tre quartieri - San Lazzaro, Laghetto e San Pio X - ecco dunque una nuova indagine sulla pericolosità del particolato atmosferico. Particolato che di solito si impenna con l'arrivo della stagione invernale, complici le caldaie accese, le attività industriali e il traffico veicolare. L'aria di Vicenza sempre più inquinata quindi? Pare di sì, almeno per quanto riguarda pm10 e pm2.5. A confermarlo, ora, non c'è solo il Rapporto sulla qualità dell'aria redatto dal Comune di Vicenza (quello del 2006 aveva registrato polveri da record), ma anche l'indagine eseguita dal professor Tapparo e dalla professoressa Dalla Montà.
In base ai loro dati, anche i ricoveri ospedalieri attribuibili all'esposizione al pm10 hanno un'incidenza elevata: quelli per patologie cardiovascolari sarebbero 20-25 all'anno, mentre i ricoveri legati a cause respiratorie acute sarebbero dai 20 ai 26 all'anno. Più consistenti appaiono gli effetti a lungo termine: «Tra il 2002 e il 2005 viene stimata un'incidenza del 17,3 \% della mortalità cronica (per adulti con più di 30 anni) che corrisponde a 178 decessi all'anno attribuibili al particolato atmosferico, di cui 14 per cancro al polmone e 29 per infarto». Si tratta di stime che, spiegano i due professori, riferendosi a una realtà urbana di 115 mila abitanti, «mettono in luce le pesanti conseguenze che gli elevati livelli di inquinamento da pm10, misurati a Vicenza negli ultimi anni, producono sulla salute». Senza contare, aggiungono, i «costi sociali ed economici a carico della collettività, evidenziabili con la perdita di giornate lavorative e il carico per il Servizio sanitario nazionale». Rimedi? Secondo l'indagine, è necessario che a livello europeo e locale vengano predisposte urgenti azioni contro l'inquinamento atmosferico urbano, pianificando la riduzione delle fonti.
Roberto Cervellin da gazzettino.quinordest.it |
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| E' accaduto e ancora accadrà... non solo in Veneto. |
Una truffa ben congegnata ha carpito la buona fede di Chisciotte che ha dovuto pagare quanto la giustizia gli ha imposto... senza neppure ascoltare le sue ragioni!
Chisciotte si sfoga con Arlecchino e racconta l'accaduto, indicando ciò che vorrebbe scrivere per togliersi almeno la soddisfazione di chiamare i furbacchioni come si meritano.
Ma... non potrà farlo.
Scrive al suo legale:
Gentile Avvocato XXXXXoo,
mentre sto ancora riflettendo se concludere o meno la vergognosa questione, sono a chiederle se cortesemente mi autorizza la sottostante lettera che voglio inviare allo XXXXX avvocato di XXXXX, unitamente all'assegno e alla lettera di accompagnamento da lei suggerita.
Lei conosce i tempi che ci restano, se il suo riscontro mi arriva con urgenza con altrettanta rapidità spedirò il tutto. Ob torto collo.
Cordiali saluti Chisciotte
........................... ...........................
Avvocato xxxxx.
in allegato e in questa stessa raccomandata invio l'assegno che chiude la mia triste esperienza con la ditta xxxxx
Mi sono deciso a chiudere in questo modo, consigliato dal mio Avvocato xxxxxoo, sentendomi costretto dalla presa d'atto di quanto sia difficile e costoso portare le proprie ragioni sotto il capestro dell'attuale modo di fare giustizia, che di fatto favorisce chi ha comportamenti amorali, scorretti, arroganti e incentiva chi opera sul mercato dimostrando mancanza di scrupoli.
Ma la cosa che mi ha fatto rassegnare e sottostare a questa costosa forca caudina, è stata l'impossibilità di ottenere una perizia tecnica da parte di altri vivaisti che a parole mi danno del cretino che si è fatto "fregare", ma non mettono per iscritto in cosa consiste la "fregatura" datami dalla ditta xxxxx.
La ditta xxxxx, carpendo la mia buona fede, ha venduto a prezzi carissimi alberi sofferenti, li ha trapiantati senza perizia, non ha dato seguito alle richieste di darmi assistenza nella postvendita per cercare di recuperarli e ha rifiutato una composizione bonaria promessa alle mie prime contestazioni.
Il risultato di questa azione truffaldina è che, dopo costi aggiuntivi, altri giardinieri stanno tentando di salvare l'Ulivo e la Quercia da sughero mentre il Corbezzolo andrà tagliato perchè sta morendo.
Per quello che può servire alla sua presa di conoscenza allego fotografie di quanto dichiaro più sopra.
In tal modo, vergognoso, si risolve e conclude la disputa tra le due parti.
Ovviamente mi riservo come privato cittadino di far conoscere in ogni occasione, associazione consumatori o ente preposti alla tutela dei cittadini, in ogni sede opportuna ed anche a mezzo stampa o internet, il trattamento in cui la mia persona si è trovata raggirata e le mie ragioni compromesse.
Chiederò chiarimenti anche sul perchè mi fu applicata l'IVA in fattura su prezzi al dettaglio.
Saluti
Chisciotte
PS: Avevo intenzione di saldare di persona al signor xxxxx, invitandolo a vedere con i suoi occhi i risultati del suo modo di agire. Ma sono in cura per il cuore malandato e non vorrei ricevere atri danni dal triste episodio accaduto in Veneto.
..........................
Chisciotte mi fa sapere che il suo legale gli ha "proibito" di inviare la lettera (qui/su trascritta) perchè gli avrebbe procurato complicazioni costose e pericolose reazioni da parte dei truffatori.
Chisciotte ha seppellito il tutto vicino ad un mulino a vento e mentre ricopriva di sterco (costosissimo tra l'altro) le proprie ragioni e la propria dignità, alzò gli occhi al cielo, imprecando contro avvocati e furbacchioni, sperando nella divina giustizia.
ciaoooooooooo
segue
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| Lega, sparisce il cuoco islamico |
Il musulmano esperto in piatti veneti ha rinunciato all’incarico di lavorare alla festa regionale del Carroccio
Lega, sparisce il cuoco islamico
Un consigliere di Monselice: «La questione ha causato disdette da tanti nostri iscritti» Padova NOSTRO SERVIZIO
Una cucina asettica. All'interno si muovono ragazze poco più che ventenni. Sono le volontarie della Lega Nord accorse alla chiamata dell'onorevole leghista Paola Goisis e del consigliere comunale di Monselice, Santino Bozza, per garantire il servizio pasti alla Festa regionale del Carroccio.
A Monselice c'è un'attesa mista a curiosità. Si vorrebbe vedere all'opera Naser Abdel Ghazal, musulmano esperto di piatti della cucina veneta. Ma si resta delusi: Ghazal ha rinunciato all'incarico poche ore prima dell'inizio dell'iniziativa leghista, cominciata puntualmente l'altra sera, in Campo della Fiera. Cos'è successo? Ghazal non parla. Tocca agli organizzatori della festa spiegare le ragioni della sua scelta. «Non voleva essere strumentalizzato - afferma Goisis - dopo il polverone provocato dall'assegnazione dell'incarico di organizzare la cucina. Il suo scopo non era certo quello di diventare un caso nazionale. Voleva solamente lavorare. Invece ha dovuto rinunciare. Troppi problemi».
«La serata non è davvero di quelle speciali - continua l'onorevole - Il tempo e gli attacchi di qualche teppista alla nostra festa, qualche scritta ingiuriosa, hanno indotto qualcuno a restare a casa. Comunque è importante che la festa sia partita senza altri incidenti. Certamente decollerà nei prossimi giorni, ne sono certa».
Goisis non dice di più, impegnatissima a risolvere i troppi problemi degli ultimi minuti. Primo tra tutti, proprio la rinuncia di Ghazal, che ha creato non poche difficoltà per la sua sostituzione. In tutta fretta è stato affidato all'incarico di coordinare la cucina a Giuseppe Busolin. «È una brava persona - afferma la Goisis - con ottime referenze. Quindi gli abbiamo affidato l'incarico con molta fiducia».
Busolin si fa fotografare mentre è intento alla frittura del pesce. È specialista nei "secondi". Porta un vistoso cerotto sul naso a causa di un piccolo incidente occorsogli qualche ora prima. Almeno lui saprà dire cos'è capitato a Ghazal... Macchè, non risponde, affaccendato alla preparazione dei piatti. Anzi, chiede agli organizzatori di estromettere gli intrusi, per poter continuare a lavorare. Accontentato. Abbandoniamo l'area-cucina, incrociando un giovane inserviente dalla pelle nera. «È la dimostrazione che la Lega Nord non è razzista» commenta Goisis.
La gente seduta ai tavoli dello stand mangia i piatti della tradizione veneta. Soddisfatti. «La questione di Ghazal ha provocato le rinunce di tanti nostri iscritti - commenta Bozza - perché in molti mi hanno detto che non vogliono mangiare i piatti che sono stati preparati da un musulmano. Il compito di Ghazal era limitato alla gestione, invece la questione è stata gonfiata e portata all'esasperazione. Una brutta storia».
Bozza si avvia ad accogliere Roberto "Bobo" Maroni. Un abbraccio. L'ex ministro del Carroccio poco dopo infiamma dal palco i cuori dei fedelissimi, le guardie padane nell'immancabile camicia verde e i simpatizzanti. Alla fine si siede a tavola vuole assaggiare le preparazioni della cucina. Mangia con gusto e apprezza l'ottimo vino rosso prodotto sui colli Euganei. Busolin si è fatto apprezzare anche da "Bobo", chissà se Ghazal sarebbe riuscito a fare altrettanto.
Orfeo Meneghetti da gazzettino.quinordest.it |
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Perchè, di qua dal muro, i tempi sono troppo lunghi.
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Che culo... ci hanno fatto la fattura.
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| Vicenza, se questo è un sindaco... |
Società
8 settembre: annullata la Cena in Corso.
Botta e risposta al veleno tra Sindaco e Comitati L'amministrazione comunale di Vicenza ha deciso di annullare la tradizionale "Cena dei Oto" in corso Palladio, per non esporre i cittadini ad azioni di aggressione, di offesa e di disturbo annunciate dal Comitato No Dal Molin Quanto prima saranno comunicate le modalità di restituzione della somma di iscrizione ai 350 cittadini che avevano già aderito alla manifestazione.
Di seguito, la dichiarazione con la quale il sindaco Enrico Hüllweck spiega le ragioni della decisione: "Il vergognoso atteggiamento arrogante e incivile con il quale il Comitato ha proclamato e ufficialmente annunciato di voler manifestare il proprio odio antiamericano e la propria insofferenza verso le istituzioni democratiche (compreso il Presidente della Repubblica) preparando azioni di aggressione, di offesa e di disturbo nei confronti dei vicentini partecipanti alla festa serale della "Cena dei Oto" in Corso Palladio (giunta ormai alla nona edizione) deve far riflettere l'Amministrazione Comunale sulla opportunità di non esporre gli autentici vicentini al rischio di subire aggressioni o angherie e di non poter godere in sicurezza e serenamente del diritto di partecipare a una loro tradizionale festa, per la quale, come è nella consuetudine, hanno tutti pagato il biglietto, senza favoritismi. Tale rischio deriva purtroppo - prosegue il Sindaco - dalla impossibilità, comunicataci da parte dei responsabili locali delle Forze di Polizia dello Stato di poter tutelare completamente in tal senso i diritti dei cittadini. Il ruolo della Polizia di Stato appare infatti determinante in tale contesto, essendo impensabile accollare ai Vigili Urbani il compito di affrontare i manifestanti provenienti da tutta Italia.
D'altro canto, sarebbe ingeneroso colpevolizzare i locali rappresentanti della Polizia di Stato degli effetti di una situazione che vede da tempo Vicenza alla mercé di estremisti e manifestanti di professione provenienti da tutta Italia, in virtù di una sovraesposizione certamente strumentale e propagandata ad arte di una situazione locale che sembra inspiegabilmente sottovalutata in taluni ambienti responsabili nazionali.
Nel sospendere, quindi, per quest'anno, la festa serale dell'8 settembre in Corso Palladio, crediamo di compiere un gesto non già di debolezza ma di responsabile tutela nei confronti dei cittadini di Vicenza, ai quali spetta giudicare l'operato del Comitato NO DAL MOLIN. Al prossimo sindaco lascio l'invito e l'augurio di riprendere una festosa tradizione popolare oggi così barbaramente interrotta."
E non si è fatta attendere la risposta dei Comitati No Dal Molin in una nota che trasmettiamo integralmente: "Quel che è giusto è giusto: chi ha svenduto Vicenza non poteva appropriarsi del centro cittadino per una cena tra intimi, com'era quella organizzata dalla Giunta comunale in occasione dell'otto settembre. Volevano celebrare gli sfarzi di un'Amministrazione che, ormai, non rappresenta da tempo la maggioranza dei vicentini; volevano cenare al cospetto dei gioielli architettonici di Andrea Palladio che loro stessi hanno messo a rischio favorendo il progetto di militarizzazione della nostra città.
Era una cena illegittima e, come è giusto che sia, non si farà. La calata dei "barbari" - termine che Hullweck usa per indicare i cittadini vicentini - ha infatti fatto temere al Sindaco l'arrivo di migliaia di pericolosi manifestanti di professione armati di fischietti, pentole e tamburi, pronti ad aggredirlo a colpi di baccalà e polenta. Hullweck farnetica parlando di aggressioni; dimentica la libertà di espressione che, fino a prova contraria, è garantita anche a Vicenza. Questo avevamo annunciato: la contestazione della giunta che ha svenduto la città berica per un pugno di dollari.
L'Altrocomune, invece, conferma i propri appuntamenti. A partire dalle 18.00 saremo in P.za dei Signori per festeggiare l'otto settembre di quanti continuano a battersi per difendere il futuro di Vicenza; sarà un'iniziativa a cui tutti i cittadini potranno partecipare, senza transenne, biglietti e posti riservati. Saremo nel centro cittadino perché noi siamo coloro che difendono i beni artistici e architettonici della nostra città, a differenza del Sindaco che non ha esitato a metterli in pericolo per favorire il progetto statunitense di costruzione della nuova installazione militare. E' giunto il momento che Hullweck se ne renda conto: la sua festa è finita da tempo; gran parte dei vicentini non lo riconoscono più come proprio rappresentante". Redazionale.
28/08/2007
da www.vicenza.com |
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| No Dal Molin «Se non c'è il sì, la base nasce sul nulla» |
Mercoledì, 5 Settembre 2007
Michele Boato (Ecoistituto veneto) è sorpreso dell’atteggiamento di Prodi e di Galan.
Il 10 ottobre nuova udienza «Se non c'è il sì, la base nasce sul nulla» (e.s.) «Suscita grande sorpresa il fatto che il nulla osta di Prodi agli Usa non solo non è stato reso pubblico, ma proprio non c'è mai stato. Se davvero fosse così, allora ci troveremmo di fronte ad un iter per la costruzione della base che è partito sul nulla». Michele Boato dell'Ecoistituto del Veneto, che assieme a Codacons partecipa al ricorso al Tar di Venezia, ha commentato così l'esito della prima udienza sul caso Dal Molin. «Galan evidentemente non se l'aspettava e così ha fatto una brutta figura invocando l'inammissibilità del nostro ricorso e addirittura chiedendo che fossero i cittadini a sostenere le spese processuali. L'avvocato Rienzi ha proposto ai cittadini di fare una colletta? Scherzava: al massimo chiederemo ai vicentini di partecipare con quattro o cinquemila euro alle spese per le trasferte e le carte. Per la seconda udienza, prevista per il 10 ottobre, abbiamo chiesto la convocazione dei responsabili».
«Forse si sarebbe dovuti partire prima con questo ricorso ma mi va benissimo che alla vicenda si sia interessata la Codacons», dice Filippo Magnaguagno di Rete Lilliput, uno dei movimenti contro la base che ha aderito al ricorso. «Alcune violazioni contestate erano note da tempo ma in più si è aggiunta la denuncia penale per omissione d'atti di ufficio e violazione della legge 241/90. Questo, come altri processi, potrebbe costringere la classe politica a riaprire tutta la discussione sulle servitù militari e i documenti secretati. Noi, come molti altri gruppi vicentini (ACLI Zugliano, Beati i Costruttori di Pace, Coordinamento Comitati, Famiglie per la Pace, Movimento Gocce di Giustizia - Movimento Nonviolento, Più Democrazia e Partecipazione e VicenzaAttiva) abbiamo sottoscritto il ricorso ma non l'abbiamo creato. Siamo venuti a conoscenza dell'azione di Codacons nell'ultima riunione del comitato degli esperti (appena prima delle vacanze estive, ndr), i quali avevano chiesto tutta la documentazione sul nulla osta di Prodi al Dal Molin.
È stata in quella occasione che il segretario del Comune Macchia ha fatto notare ai presenti che a Palazzo Trissino era pervenuto il ricorso di Codacons».
«Il fatto che manchi il nulla osta di Prodi è la conferma di quanto avevamo denunciato», dice Giancarlo Albera del Coordinamento dei comitati. «Noi comunque stiamo portando avanti anche un altro ricorso al Tar con l'avvocato Ceresoli». -----------------
Ieri mattina in laguna prima udienza al Tribunale amministrativo regionale per il ricorso del Codacons che punta a bloccare la nuova base americana
Galan: «Il Tar dica no e spese a carico dei vicentini»
Il Governatore del Veneto si è schierato decisamente a favore di Camp Ederle 2. L’avvocato Rienzi: «Faremo una colletta tra i cittadini» Il Presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, si schiera apertamente contro i vicentini che hanno fatto ricorso al Tar di Venezia per bloccare la costruzione della nuova base americana al Dal Molin. In occasione della prima udienza tenutasi ieri mattina in laguna, Galan ha chiesto che «il ricorso del Codacons e dei cittadini vicentini sia dichiarato irricevibile, inammissibile, improponibile, improcedibile e, in via subordinata, respinto perché infondato». Ma il governatore del Veneto non si è fermato lì e, così come il premier Prodi, ha richiesto che le spese processuali ricadessero sui residenti di Vicenza. «A questo punto faremo una colletta tra i cittadini», ha dichiarato disgustato Carlo Rienzi, presidente e legale della Codacons.
L'associazione per la difesa dei consumatori aveva depositato ricorso per l'annullamento, previa sospensiva, del provvedimento di nulla osta con cui lo scorso maggio Prodi apriva le porte del Dal Molin agli statunitensi. Ebbene, ieri l'avvocato dello Stato Daniela Salmini ha dichiarato che il Presidente del Consiglio dei Ministri non ha rilasciato alcun nulla osta a favore della costruzione del nuovo insediamento americano. A quel punto ai ricorrenti non è restato altro da fare che chiedere un rinvio della causa per acquisire i documenti richiesti.
Il ricorso si basa su cinque punti contestati: la violazione dell'art.11 della Costituzione, laddove l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali: tale violazione avviene anche attraverso la messa a disposizione di porzioni del territorio nazionale e relative infrastrutture per attuare una politica aggressiva nei confronti di altri paesi e popoli; la violazione degli artt. 80 e 87 della Costituzione laddove prevedono l'obbligo di ratifica con legge dei Trattati internazionali di natura politica; la violazione del Trattato Europeo di Maastricht del 1992, del Trattato di Amsterdam del 1997, del Trattato di Nizza del 2001, dei principi di politica estera e di sicurezza comune definiti PESC e la necessità del Parere favorevole del Consiglio Europeo; la violazione del Decr.legislativo n.39 del 1997 concernente la libertà di accesso alle informazioni in materia di ambiente; l'ultima, sul piano urbanistico contesta la violazione delle normative comunitarie Direttive 337/85 e 97/11/CE sulla Valutazione di Impatto Ambientale e la Valutazione di Impatto Strategico, non potendosi classificare il progetto "Dal Molin" come "opera di difesa nazionale", avendo sostanziale extraterritorialità e essendo quindi sottratto alla giurisdizione dello Stato italiano e non esistendo atti legislativi del Parlamento che esentano il progetto dalla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via).
Enrico Soli --------------------
Ultimati i lavori al camping di Rettorgole. Domenica ospite del festival il ministro dell’informazione dell’autorità nazionale palestinese Noi, da volontari del fronte del no a abili artigiani (e.s.) In meno di una settimana hanno trasformato un campo agricolo in una struttura da far invidia a tanti campeggi e festival. I volontari del fronte del "no" al Dal Molin hanno ormai ultimato i lavori al camping- area spettacoli di via Madre Teresa di Calcutta, a Rettorgole. Ieri mancava solo l'installazione delle cucine e la sistemazione dei banchi nella zona ristorazione ma il grosso è stato fatto: allacciamenti all'elettricità e alle fognature, servizi igienici, docce, tendone per dibattiti, grande palco per spettacoli e area riservata ai campeggiatori.
All'impresa hanno partecipato in molti, da chi conosce il mestiere a chi non ha molta dimestichezza con i lavori manuali e ingegneristici. Si va così dall'artigiano libero professionista Giacomo Pendin, trentenne di Isola Vicentina capace di dare un contributo tecnico su tutti i fronti, al bancario quarantottenne Emanuele Rivellino, che, abituato a condurre la battaglia del Presidio su altri campi (più politici e meno agricoli), ha fatto il suo soprattutto sollevando e trasportando pesi. "Siamo per lo più artigiani che si sono presi le ferie ma ci sono anche vari precari- spiega Pendin, che di mestiere fa il pittore- Io mi sono occupato di pavimentazione, di grondaie e di manutenzioni".
Attorno ad uno zoccolo duro formato da una ventina di giovani che da una settimana vivono al campo di Rettorgole e ci lavorano quotidianamente dieci-dodici ore, ogni giorno sono arrivate dall'esterno offerte di aiuto da parte di persone di ogni età. Domenica scorsa erano una novantina le persone al lavoro. Alla struttura mancano solo gli ultimi ritocchi, mentre il programma è in via di definizione in queste ore. Domenica 9 settembre sarà ospite del festival Mustafà Barghouti, già Ministro dell'Informazione dell'Autorità Nazionale Palestinese, che incontrerà i cittadini alle 18.30 all'interno del tendone dibattiti.
Ma già alle 10 avrà luogo l'assemblea nazionale delle realtà che aderiscono al Patto di Mutuo Soccorso. Il festival aprirà i battenti venerdì 7 settembre alle 18.30 con una discussione sull'impatto delle strutture militari. Ci sarà innanzitutto, Guglielmo Verneau, l'ingegnere che ha coordinato il gruppo di esperti che ha analizzato a fondo il progetto Dal Molin. Ma il clou sarà sabato 8 settembre in occasione della cena in corso Palladio, cena che si preannuncia particolarmente calda visto che tra i commensali vi saranno probabilmente anche vari rappresentanti del fronte del "no" alla base.
da gazzettino.quinordest.it |
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| ASIAGO LANCIA LA 'NOTTE NERA' |
2007-08-26 18:43
LAMPIONI SPENTI E SOLO CANDELE, ASIAGO LANCIA LA 'NOTTE NERA'
ASIAGO (VICENZA) - Una città di montagna al buio, illuminata solo da centinaia di candele, animata da trampolieri e balletti aerei: così si è presentata con successo ieri sera Asiago, capoluogo dell'Altopiano dei Sette Comuni, per la prima edizione della Notte Nera, manifestazione in controtendenza rispetto alle inflazionate 'notti bianche'. Il concetto di partenza è analogo: godere della notte e delle sue suggestioni; ma l'appeal in questo caso, per abitanti e turisti, é stata possibilità di vivere Asiago com'era un tempo, prima dell'illuminazione elettrica, con il buio rotto solo dalle luci fioche delle candele.
Una situazione ideale per gli astrofili, che ad Asiago, con l'osservatorio di Cima Ekar, hanno una delle loro capitali. La Notte Nera è stata infatti anche un messaggio contro l'inquinamento luminoso, che limita sempre più la possibilità di osservare la volta stellata. Asiago per una notte è tornata indietro nel tempo, spegnendo a partire dalle 20.30 tutta l'illuminazione pubblica del centro e delle vie adiacenti. Contemporaneamente sono state accese centinaia di candele lungo le strade e sui marciapiedi.
La gente si è riversata in piazza, dove si esibivano trampolieri, che eseguivano giochi pirotecnici, e ballerine che sulle pareti della torre civica del municipio, legate e sospese nel vuoto, si esibivano in numeri di 'danza verticale'. In piazza del Duomo, grazie ad un maxi schermo in collegamento con l'Osservatorio astronomico, il pubblico ha potuto godere invece delle immagini delle stelle e degli altri oggetti della volta celeste estiva.
da ansa.it |
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| EMOLUMENTI ALLA BRESCIA-PADOVA |
Sabato, 18 Agosto 2007 EMOLUMENTI ALLA BRESCIA-PADOVA
Compenso fisso: 810mila euro.
In più gettoni presenza, diarie giornaliere e rimborsi Hanno un fisso. Oltre al fisso hanno un gettone di presenza per ogni loro partecipazione alle sedute del consiglio. Ma, evidentemente, compenso fisso e gettone di presenza non erano sufficienti a coprire i costi di chi, per scelta politica, amministra una società autostradale. Va da sé che serve una diaria, variabile tra i 98 e i 198 euro. E, metti mai che la seduta si prolunghi e occorra fermarsi a dormire in albergo, ecco il rimborso del pernottamento a pie' di lista. Dopodiché, visto che a Verona - dove ha sede la Serenissima - bisogna andare e da Verona bisogna tornare, è previsto anche il rimborso chilometrico. Un dubbio: riusciranno i consiglieri a starci dentro con i conti del cibo visto che da nessuna parte è previsto un buono-pasto?
13 aprile 2007: dopo aver approvato il bilancio 2006 e dopo aver nominato il nuovo Cda portandolo da 13 a 15 componenti, l'assemblea dei soci della Brescia-Padova determina i compensi spettanti al componenti del consiglio di amministrazione per gli esercizi finanziari 2007-2008-2009 e all'unanimità, delibera: 1) di stabilire il compenso fisso complessivo per l'intero consiglio di amministrazione in lordi 810.000 euro annui; 2) di attribuire il gettone di 275 euro lordi per ogni presenza; 3) di corrispondere una diaria giornaliera così specificata: a) 99 euro lordi per ogni percorrenza fino a 50 km; b) 198 euro lordi per ogni percorrenza oltre 50 km; c) il rimborso del pernottamento a pie' di lista e il rimborso delle percorrenze chilometriche previste dalle tariffe Aci per l'utilizzo di un'autovettura fino a 17 cavalli fiscali se alimentata a benzina e 20 cavalli se alimentata a gasolio e con una percorrenza media annua di 10mila km.
"Lobby Serenissima", ha titolato al riguardo l'ultimo numero del settimanale L'Espresso: «L'autostrada Brescia-Padova, di proprietà pubblica, è tra le poche in Italia a non produrre utili. Ma regala ricchi stipendi e indennità d'oro a politici e boiardi locali». Ricordando anche che il bilancio 2006 si è chiuso in utile grazie solo alla cessione di Infracom: azioni vendute alla Infragruppo srl il cui socio di maggioranza è la stessa Serenissima.
Al.Va. da gazzettino.quinordest.it
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| Venezia: capitale della magia |
L’associazione «Telefono antiplagio» accredita a città e provincia ben 130 professionisti dell’illusione
Il record di Venezia: capitale della magia
Francesco Furlan
Affari per 4 milioni e mezzo di euro annui. Le altre province sono in coda I veneziani creduloni? Par proprio di sì a leggere il rapporto dell’associazione Telefono antiplagio che, in città e nei comuni della provincia, ha censito la bellezza di 130 tra maghi, fattucchieri, e presunti guaritori per un volume d’affari che supera i 4 milioni e mezzo di euro l’anno. Cifre da capogiro che fanno di Venezia la capitale della magia in Veneto, dove il volume d’affari complessivo è di circa 18 milioni di euro. Tutte le altre province si mettono in coda.
Al secondo posto c’è Verona (con 100 maghi) e a seguire Padova (70), Treviso (60), Vicenza (60) Rovigo (50) e Belluno (30). Veneziani più creduloni e più disperati, sopratutto in amore. E’ questo il motivo principale - nel 40% dei casi - per cui uomini e donne sono pronti a sottoporsi a riti propiziatori o a parlare con gli spiriti di elfi e folletti: «Troverò l’amore della mia vita?», «Abbiamo litigato, tornerà da me?». Del resto contattare maghi non è per nulla difficile: basta accendere la tv sui canali locali nelle ore notturne, acquistare una rivista patinata di gossip e sfogliare le ultime pagine, o collegardi al televideo.
C’è un libro - «L’amore contro» di Mauro Covacich, del 2001 - che è un viaggio dentro l’animo più turpe di un Nordest incollato davanti alla televisione accese per tutta la notte a riverberare i colori sgargianti di stralunati guru catodici pronti a risolvere i problemi della vita. Dall’amore, alla salute, alla mancanza di un posto di lavoro. Gli illeciti più frequenti - emerge dal rapporto - sono l’esercizio del mestiere di ciarlatano, evasione fiscale, circonvenzione d’incapace, e truffa aggravata, estorsione, esercizio abusivo della professione medica e psicologica.
Non è così strato che Venezia e il Veneto abbiano un così alto numero di maghi: qui si sta bene, ci sono i soldi, molto spesso fatti in fretta, e i maghi possono così chiedere parcelle più ricche, e arricchirsi più facilmente. Tre anni anche il mondo dell’arte veneziana si occupò di loro. alla Biennale un giovane artista, per accendere l’attenzione, chiamò una maga in diretta e si fece pronosticare l’esito della sua partecipazione alla mostra: quel filmato, registrato, è diventata poi la sua video-installazione: in quel caso a spingerlo ad alzare il telefono era stato un problema di lavoro.
(15 agosto 2007)
da espresso.repubblica.it |
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